Troppo caldo: si teme che la stagione del tartufo bianco parta in salita
San Miniato (Pisa), 12 agosto 2026 – Il tartufo estivo ha fatto festa, ma ora il cielo tiene tutti con il fiato sospeso. Sulle colline di San Miniato, terra d’elezione del pregiato Tuber Magnatum Pico, trifolai, commercianti e aziende guardano le nuvole aspettando l’acqua che non arriva. Il caldo africano e la siccità stanno mettendo a dura prova i boschi e il timore è che la stagione del bianco , al via il primo ottobre, possa partire con il freno tirato.
“Il caldo sta bruciando le spore e, di questo passo, sarà un dramma . In Toscana i boschi sono secchi, le pochissime piogge non sono state neanche avvertite: un pochino meglio nel Senese”, raccontano alcuni tartufai esperti . Il tartufo si riproduce attraverso le spore che germinano nel sottosuolo a una profondità che varia solitamente tra i 10 e i 20 centimetri, legandosi alle radici delle piante per formare una simbiosi (micorriza) da cui nascerà la pepita. Da metà luglio le temperature elevate hanno stretto i boschi nella morsa dell’afa. “Le prime piogge, quando arriveranno, dopo tanta siccità sappiamo benissimo che fanno poco”, spiega Luca Fontanelli di Gazzarrini Tartufi, una delle aziende storiche della commercializzazione. Il rischio, sottolinea, è che l’acqua arrivi troppo tardi o nel modo sbagliato. “Può lavare il terreno, invece serve tanta acqua, più che rovesci e temporali”.
Le prospettive non sono dunque delle migliori in vista dell’apertura della raccolta del bianco. A complicare il quadro c’è anche il calendario : in altri Paesi a vocazione tartufigena raccolta e commercializzazione possono iniziare già dal primo settembre . Un mese di vantaggio che, soprattutto sui mercati esteri, rischia di pesare sulle aziende italiane. Intanto, per tutto settembre, proseguiranno le ultime raccolte dello scorzone estivo . In Toscana la stagione ha regalato quantità e qualità, mantenendo le quotazioni su livelli particolarmente accessibili, intorno ai 40 euro l’etto .
“Il nero d’estate ha dato soddisfazioni”, conferma Fontanelli, indicando settembre come il mese delle ultime pepite. Ma per il territorio il vero banco di prova resta il bianco.
Lo conferma anche Monica Nacci di Nacci Tartufi: “Da quando è iniziata la raccolta dello Scorzone abbiamo registrato un’apprezzabile abbondanza, con un incremento significativo rispetto allo scorso anno e pezzature di ottimo livello”. Ora, però, il quadro è cambiato. “I boschi sono aridi , il caldo torrido sta seccando tutto, la terra è durissima e anche i cani faticano a scavare. Per questo stiamo assistendo a un calo della raccolta. Adesso serve acqua”.
Le piogge abbondanti dell’inverno e della primavera avevano creato condizioni favorevoli allo sviluppo del fungo ipogeo, garantendo un equilibrio tra umidità e temperature. La lunga assenza di precipitazioni rischia invece di compromettere la naturale riproduzione del tartufo proprio nella fase decisiva per il bianco. La Toscana, una delle regioni italiane più ricche di aree tartufigene (oltre 6000 i cercatori), può contare su territori vocati che dalle colline arrivano alle valli fluviali e alle zone appenniniche: San Miniato, le Crete Senesi e la Val d’Orcia, il Mugello, il Casentino, la Val Tiberina e le pinete della costa maremmana.
A San Miniato il tartufo non è soltanto una prelibatezza. È economia. Le colline sanminiatesi producono mediamente ogni anno circa 30 quintali di tartufo tra bianco, nero e marzolino, e oltre il 50% prende la strada dell’estero. Per questo, mentre i trifolai preparano cani e attrezzature, la speranza corre ancora una volta dietro alle nuvole.
Fonte: lanazione.it


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