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Tra tartufo e bellezza, i segreti di Alba, prossima capitale dell’arte contemporanea italiana

Ad Alba il tartufo incontra l’arte contemporanea. Anche quest’anno il capoluogo delle Langhe ospita la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco , dedicata alle “Autentiche Relazioni”: quelle tra la città, il prezioso tubero e il suo territorio, tra il trifolao e il suo cane, tra chi custodisce i saperi della tradizione e chi arriva per conoscere le Langhe . Ma anche tra l’arte di ieri e quella contemporanea. Perché la città, conosciuta nel mondo per il tartufo e i suoi vini, si prepara a una nuova stagione: nel 2027 sarà Capitale italiana dell’arte contemporanea , con un progetto che punta a trasformare il centro storico e il territorio circostante in un laboratorio diffuso di creatività. Due anime, quella gastronomica e quella culturale, che trovano proprio nelle relazioni il loro punto d’incontro.

Fino al 6 dicembre, il cuore della Fiera è il Mercato Mondiale del Tartufo Bianco, allestito nel Cortile della Maddalena, nel centro storico. Aperto il sabato e la domenica, è il luogo dove acquistare il Tuber magnatum Pico , selezionato e certificato dalla Commissione Qualità, incontrare i trifolao e conoscere i produttori delle specialità locali: formaggi, salumi, nocciole e vini. Accanto alle degustazioni, le sessioni di Analisi sensoriale del tartufo insegnano a riconoscerne profumi e caratteristiche. E per entrare davvero nella cultura di questo prodotto ci sono le uscite nei boschi con i trifolao e i loro cani: un’esperienza che permette di assistere a una ricerca fatta di conoscenza del territorio, pazienza e complicità tra uomo e animale.

Il titolo di Capitale italiana dell’arte contemporanea 2027 è stato assegnato grazie al progetto Le fabbriche del vento . Il nome è quello di due grandi tele realizzate nel 1963 da Pinot Gallizio, artista albese tra i protagonisti delle avanguardie europee del dopoguerra, conservate nel complesso della Maddalena.

Il programma si apre a gennaio 2027 con “Quasi un autoritratto”, mostra dedicata a Gallizio e curata da Maurizio Cattelan e Marta Papini . Fino a luglio le sue opere saranno messe in dialogo con quelle di artisti contemporanei in un percorso diffuso. In autunno sarà invece Francesco Vezzoli a confrontarsi con un’altra figura legata alla cultura albese, lo storico dell’arte Roberto Longhi , con La Discoteca di Roberto Longhi , mostra che proporrà una rilettura dell’intellettuale attraverso una costellazione di opere dal Trecento al Novecento.

Tra gli altri interventi annunciati, un’opera di Hilario Isola nel quartiere di viale Masera e la possibilità di visitare, su prenotazione, lo studio di Valerio Berruti . L’obiettivo è lasciare alla città nuove produzioni artistiche, competenze e spazi di partecipazione anche dopo la conclusione dell’anno da Capitale.

Ma il dialogo tra arte e città non comincia nel 2027. Passeggiando per Alba si incontra già la grande scultura Alba ”di Valerio Berruti, in piazza Michele Ferrero: una bambina alta dodici metri e mezzo, in acciaio inox bronzato, che si slancia al centro di una fontana circolare. L’opera ha ridisegnato uno spazio urbano, restituendogli una nuova centralità come luogo d’incontro e di sosta. La bambina guarda idealmente al futuro, ma il suo nome richiama anche la città che la ospita. Poco distante si trova la sede del Centro Studi Fenoglio , dedicato allo scrittore che ha raccontato le Langhe e la Resistenza. Qui si trova anche il monumento alla Resistenza di Umberto Mastroianni . Il percorso tra questi luoghi permette di leggere l’identità culturale albese attraverso tre figure emblematiche: la sperimentazione artistica di Gallizio, la letteratura e la memoria di Fenoglio, le forme contemporanee di Berruti. Tre modi diversi di guardare al territorio e di interpretarne il futuro.

Intanto, già durante la Fiera, l’arte contemporanea entra nei luoghi storici. Fino al 22 novembre la chiesa di San Giuseppe ospita L’Origine: il Sacro tra padre e figlia nell’Arte Contemporanea , mostra che riunisce diciassette artisti in dialogo con l’architettura barocca della chiesa. La visita offre anche l’occasione di scoprire il percorso archeologico romano sottostante e il campanile panoramico. Dal 7 novembre al 20 dicembre, invece, il Coro della chiesa di Santa Maria Maddalena accoglie Traiettorie d’ascesa , mostra dedicata allo scultore albese Riccardo Cordero . Quindici opere, molte delle quali realizzate in acciaio corten, dialogano con le linee sinuose dell’edificio settecentesco. La monumentalità barocca incontra così la ricerca plastica contemporanea, in un percorso che anticipa lo spirito del prossimo anno.

La Fiera è anche l’occasione per conoscere un’Alba meno immediata, che non si esaurisce nelle vetrine gastronomiche. Nel Cortile della Maddalena si trova anche il MUDET, Museo del Tartufo , che racconta il mondo del prezioso fungo ipogeo attraverso la storia, la scienza, la gastronomia e le tradizioni della cerca. Tra gli elementi più interessanti dell’allestimento, la galleria fotografica Truffle Hunters and Their Dogs di Steve McCurry : una serie di ritratti dei trifolao piemontesi e dei loro cani, che restituisce il legame tra uomo, animale e territorio. Con Alba Sotterranea si scende invece sotto il livello delle strade, accompagnati da un archeologo, per visitare alcune tappe del percorso archeologico cittadino: resti di edifici romani, tracce del foro e del teatro, mosaici e stratificazioni che raccontano oltre duemila anni di storia.

In superficie, l’Alba Walking Tour accompagna alla scoperta del centro storico. Nel Medioevo Alba era conosciuta come la città delle cento torri: oggi ne restano quattro particolarmente riconoscibili, mentre altre sono inglobate negli edifici o ridotte a tronconi. Da non perdere la Cattedrale di San Lorenzo, affacciata su piazza Risorgimento, le cui origini risalgono all’età paleocristiana e che conserva le tracce delle successive trasformazioni romaniche, gotiche e ottocentesche.

Per completare il soggiorno si può lasciare il centro e raggiungere alcuni borghi vicini. A pochi chilometri da Alba, il Castello di Roddi, fortezza medievale con torri, decorazioni e soffitti lignei a cassettoni, racconta anche il rapporto del territorio con il tartufo: ai suoi piedi, dal 1880, opera l’Università dei cani da tartufo. Proseguendo verso Barolo , il paesaggio dei vigneti accompagna alla scoperta del paese e del suo castello, sede del WiMu, il Museo del Vino . Qui si trova anche il Museo dei Cavatappi , con circa cinquecento esemplari provenienti da diversi Paesi e risalenti a epoche differenti.

Un’altra deviazione porta a Cherasco , a circa venti chilometri da Alba, borgo di impianto medievale noto per i portici, le chiese e i palazzi storici. Qui si trova il Museo della Magia , un percorso dedicato all’illusionismo con oggetti, scenografie e testimonianze della storia di quest’arte dello spettacolo.

Ad Alba il tartufo resta dunque il protagonista dell’autunno, ma non è l’unico motivo per fermarsi. Tra le torri medievali , le stratificazioni romane , le chiese barocche e le nuove sculture, la città sta costruendo un racconto nel quale la tradizione non è un patrimonio da conservare sotto vetro, ma una materia viva da mettere in relazione con il presente. Il 2027 sarà l’occasione per portare questo dialogo dalle piazze alle colline, facendo dell’arte un nuovo modo di conoscere le Langhe.

Fonte: repubblica.it


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