Tartufo bianco di San Miniato: la siccità fa temere per l’apertura della stagione
Il profumo inconfondibile del tartufo rischia di restare intrappolato sotto una crosta di terra arida. E anche il fiuto dei cani migliori potrebbe non riuscire a bucare il silenzio della siccità. Alla vigilia dell’apertura ufficiale della caccia al tartufo bianco pregiato, fissata in Toscana per giovedì primo ottobre, l’ottimismo tra i cavatori è una merce più rara del Magnatum Pico. Il caldo torrido di un’estate africana prolungata e senza tregua rischia di infliggere un colpo durissimo alla imminente stagione autunnale.
Purtroppo, le previsioni meteorologiche per i prossimi mesi non promettono nulla di buono e delineano un autunno avaro di precipitazioni, destinato a complicare ulteriormente una situazione già critica. Può darsi – almeno questa è la speranza – che la raccolta, con le piogge, decolli a novembre. “Sarà il mese che deciderà tutto”, ci dicono i trifolai, consapevoli che con i cambiamenti climatici danche il tartufo, ogni anno, rimette le lancette più avanti. Se lo scorzone (il tratufo estivo) ha dato soddisfazioni sia in termini di quantità che di qualità — permettendo di mantenere, almeno in Toscana, i prezzi particolarmente contenuti, attorno ai 40 euro all’etto —, la vera ed essenziale partita economica ed identitaria si gioca sul bianco pregiato. Nelle colline sanminiatesi, culla del Magnatum Pico, si raccolgono mediamente 30 quintali all’anno tra bianco, nero e marzolino: oltre la metà della produzione prende la strada dell’estero con le maggiori punte nel mercato Ue, ma con significative quote anche in Usa e Asia. “Ci vorranno almeno dieci giorni per avere un’idea chiara della situazione reale”, spiega Luca Fontanelli della storica azienda Gazzarrini Tartufi di San Miniato: “I boschi sono secchi e il nodo cruciale è capire se il caldo torrido abbia bruciato le spore nel sottosuolo”, precisa Fontanelli.
L’inizio, quindi, sarà inevitabilmente a macchia di leopardo, con qualche speranza più fondata nella zone dove ha piovuto un po’ di più.
Come in Umbria. Da Pietralunga, eccellenza umbra e terra di cavatori, l’imprenditore del settore Giuliano Martinelli traccia un primo bilancio all’indomani dell’apertura della stagione. “Al momento le quantità sono limitate, ma la qualità si preannuncia ottima: nonostante il terreno sia secco, i tartufi sprigionano un profumo intenso”. Per quanto riguarda il listino prezzi, le quotazioni attuali mostrano valori di rilievo: “Al momento – dice Martinelli – ci attestiamo attorno ai 2mila euro al chilo per le pezzature medio-piccole, fino a 50-60 grammi, mentre si registra ancora l’assenza di esemplari grandi”. Il trend dei prezzi resterà comunque legato all’andamento stagionale.
Nonostante le incognite, i territori non riununciano a celebrare il suo “Re”. La Toscana si prepara alla marcia delle sagre: il via sabato 3 e domenica 4 ottobre a Corazzano — a due passi dai boschi dove nel 1954 fu scovato il tartufo record da oltre due chili che andò in regalo all’allora presidente degli Usa —, per poi culminare nella rinomata Mostra Mercato della colline sanminiatesi durante gli ultimi tre fine settimana di novembre. La tavola è pronta, ma gli occhi restano puntati al cielo.
Fonte: lanazione.it


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