PIZZO CALABRO – C’è il nero. Intramontabile, inconfondibile. Ma poi ci sono pure le versioni più moderne, alla fragola, al Bergamotto calabrese con il cuore che è al limoncello, e ancora il bianco con cioccolato bianco, crema di caffè e sopra una granella di mandorla tostata, oppure al pistacchio, dal cuore, fino alla granella esterna e infine il Siciliano fatto con gelati al cioccolato modicano e alla mandorla, il cuore con crema di pistacchio e l’esterno che è biscotto all’arancia.
Il tartufo di Pizzo Calabro (Vibo Valentia) è unico ed inimitabile. La sua variante originale è quella nera, con gelato al cioccolato e alla nocciola, il cui cuore è cioccolato fondente fuso e l’esterno è cacao puro, ma negli anni le proposte si sono arricchite.
Tutto è iniziato 74 anni fa, nel 1952, quando un inconveniente durante la preparazione di una grossa partita di gelati in vista di un matrimonio nobiliare aguzza l’ingegno dell’artigiano Giuseppe De Maria , per tutti Don Pippo.
Il giovane che lavorava nella Gelateria Bar Dante, guidata dal pasticcere messinese Dante Veronelli , che rilevò nel 1946 il Bar Excelsior al centro di Pizzo (aperto nel 1940 dal pizzitano Iannarelli ) rinominandolo così come si chiama ancora oggi, trovandosi sprovvisto di stampi per il gelato durante quella grossa produzione, sovrappose nell’incavo della mano una porzione di gelato alla nocciola ad uno strato di gelato al cioccolato, inserì quindi all’interno del cioccolato fuso ed avvolse il tutto in un foglio di carta alimentare da zucchero dandole la forma tipica del tartufo.
Il tutto fu messo a raffreddare. Così, quasi per caso, nel laboratorio della gelateria Dante, nasceva uno dei gelati più famosi al mondo.
Oggi la gelateria è nelle mani della famiglia Di Iorgi, con papà Giovanni , sulla carta in pensione, ma sempre presente, la moglie Barbara Scuticchio e i loro figli Giorgio , 42 anni, Elisabetta 38 ed Eugenio di 33.
Nel 1950 Giorgio Di Iorgi (nonno degli attuali titolari) entrò nel bar Dante come cameriere, “di quelli con guanti bianchi e papillon”, racconta a Virtù Quotidiane il nipote Giorgio che dopo gli studi in Comunicazione e marketing, è tornato all’attività di famiglia, come la sorella Elisabetta, laureata in Storia e Conservazione dei Beni culturali.
“Di mattina consegnava la posta e nel pomeriggio-sera lavorava nel bar”. Di Iorgi iniziò ben presto ad affiancare Don Pippo, apprendendo giorno dopo giorno tutti i segreti di produzione. Quando nel 1965 il maestrò De Maria andò in pensione, rilevò l’attività. “Don Pippo e Dante Veronelli avevano avuto esperienze nei gran caffè milanesi”, ricorda ancora il nipote che porta il suo stesso nome.
“Nel bar di Pizzo producevano sorbetti con la neve, gli antesignani del gelato. Lavoravano anche come catering per i matrimoni, per tutta la parte dei dolci”.
Fu proprio per le nozze di due sposi che univano due grandi famiglie nobiliari, con tantissimi invitati, il momento in cui nacque il tartufo.
“Mentre preparava gli spumoni per il banchetto”, prosegue, “finirono gli stampini, ovvero dei tronchi conici in alluminio, e così lui mise quello stesso gelato nella mano, lo appallottolò. Dentro mise una crema di fondente che rimaneva fluida anche alle basse temperature”.
Da quel momento Don Pippo sviluppa il progetto e da quella casualità nasce un vero e proprio business. La ricetta si è diffusa rapidamente in paese. “In tanti hanno lavorato con Don Pippo, e poi hanno aperto le loro attività”, dice Di Iorgi.
Oggi il procedimento è quello di una volta, solo modernizzato, “ma l’assemblaggio resta manuale, con un monoporzionatore”, afferma il titolare di Bar Dante.
“Negli anni abbiamo cercato di andare incontro ai gusti della clientela. Facciamo tanta ricerca e sviluppo. Ad esempio per arrivare alla versione al Pistacchio, nata una ventina di anni fa e che per un periodo ha quasi eguagliato in termini di richieste quella al cioccolato, ci abbiamo messo dieci anni, per fare in modo che il cuore rimanesse fluido come nell’originale al fondente”.
Il nome Dante del bar ha portato la famiglia anche a giocare con proposte che hanno ripercorso il cammino nella Divina Commedia di Alighieri, tra Inferno (gelato alla zuppa inglese, cioccolato fondente, crema piccante e esterno di pan di Spagna all’Alchermes), Purgatorio (gelato alla nocciola, al caffè, croccante alla nutella dentro e ricoperto di Pan di Spagna al San Marzano) e Paradiso (gelato alla cioccolato bianco, gelato alle more, crema di mango e ricoperto di Pan di Spagna alla Vaniglia).
Fonte: virtuquotidiane.it


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