La Fiera internazionale del Tartufo Bianco d’Alba è in corso fino al 6 dicembre 2026 , con un programma dedicato ai sapori, alle persone e alle tradizioni del territorio. La manifestazione, arrivata alla novantaseiesima edizione, porta nel cuore del Piemonte visitatori desiderosi di conoscere uno dei prodotti più celebri della cucina italiana. Il centro della fiera è il Cortile della Maddalena, dove il Mercato mondiale del Tartufo Bianco d’Alba apre il sabato e la domenica. Qui gli esemplari in vendita vengono controllati da giudici esperti. Intorno al mercato trovano spazio vini, formaggi, salumi e altre specialità che raccontano il lavoro dei produttori locali.
Ma che cos’è il tartufo? Non è una radice e nemmeno un tubero, anche se il suo aspetto può trarre in inganno. È un fungo che cresce sotto terra, in rapporto con le radici di alcune piante. Quello bianco d’Alba è conosciuto con il nome scientifico di Tuber magnatum . La sua ricerca richiede molto più della fortuna. Il tartufaio deve conoscere il terreno, la vegetazione, il clima e i luoghi in cui il fungo può svilupparsi. È un sapere costruito con l’esperienza, spesso trasmesso attraverso racconti e giornate trascorse insieme nei boschi. Il compagno fondamentale è il cane addestrato , che individua il tartufo grazie al suo olfatto. L’uomo interviene poi con un piccolo attrezzo, chiamato vanghetto o zappino, per estrarlo con cura. La raccolta deve rispettare il terreno e le condizioni che permettono ai tartufi di tornare a crescere.
Dietro un piccolo tartufo c’è quindi un rapporto fatto di fiducia e attenzione. Il cane cerca, il tartufaio osserva, entrambi procedono seguendo segnali che a un visitatore inesperto potrebbero sfuggire. Proprio questo insieme di conoscenze ha ottenuto un riconoscimento importante: nel 2021 la cerca e cavatura del tartufo in Italia è entrata nel patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO. Il riconoscimento riguarda il sapere e le pratiche delle comunità, diffuse in diverse regioni italiane.
Alla fiera di Alba si può anche imparare a conoscere il tartufo attraverso il naso. Le attività di analisi sensoriale, guidate dagli esperti del Centro nazionale Studi Tartufo, aiutano a riconoscerne le caratteristiche e a descriverne il profumo. Sono previsti esercizi olfattivi e spiegazioni sulla qualità e sulla conservazione. È una curiosità interessante: per avvicinarsi a questo prodotto, l’assaggio non è l’unico punto di partenza. Anche fermarsi ad annusare con attenzione diventa un modo per imparare, distinguere e scoprire dettagli nuovi. Il programma comprende inoltre incontri con gli chef, degustazioni di vini e laboratori dedicati alla pasta fresca. Sono occasioni per capire come prodotti diversi possano raccontare lo stesso territorio, ciascuno con la propria storia e il proprio lavoro.
Per chi visita le Langhe, la fiera può essere l’inizio di un viaggio più ampio. Dietro il prestigio del tartufo ci sono paesi, botteghe, cucine e persone che conoscono il valore dell’attesa. Una ricchezza italiana che nasce dalla terra e arriva lontano. E forse il ricordo più bello da portare a casa non sarà soltanto quello di un sapore. Sarà il pensiero di un cane che cerca tra le foglie, del suo compagno che lo segue e di un sapere antico che continua, una stagione dopo l’altra.
Fonte: italiani.it


Lascia un commento