Giuseppe Cristini, da tempo fa una battaglia per la legge sul tartufo
Italia, terra di tartufo. Sì, ma ognuno quando vuole. All’alba del primo ottobre migliaia di cercatori entreranno nei boschi accompagnati dai loro cani. È uno dei riti più autentici del nostro Paese: silenzio, rispetto della natura e la speranza di trovare il Tuber Magnatum Pico, il tartufo bianco. Eppure non tutti i territori partiranno il 1° ottobre. Alcuni già sono partiti. “È una contraddizione che l’Italia continua a ignorare – dice un cultore del tartufo, il mercatellese Giuseppe Cristini –. Il tartufo è un patrimonio nazionale, ma viene raccolto e promosso in base a decine di calendari diversi. Ogni regione comunica le proprie date, ogni territorio promuove la propria fiera, ogni città difende il proprio primato. Il risultato è semplice: il turista si perde, mentre il tartufo perde forza come grande racconto italiano. Negli ultimi anni il cambiamento climatico ha cambiato anche il bosco. Settembre è spesso troppo caldo e troppo secco perché il tartufo raggiunga la piena maturazione. Non è un caso se anche il Piemonte ha scelto di spostare l’apertura del bianco al 1° ottobre e di mantenerla fino al 31 gennaio, proprio per favorire la maturazione naturale e tutelare la risorsa. Anche altre regioni stanno progressivamente adeguando i propri calendari alle nuove condizioni ambientali”. Per Cristini, è arrivato il momento di fare un passo in più: “La mia proposta è quella di un calendario unico del tartufo bianco italiano: dal 1° ottobre al 31 gennaio, con una comunicazione condivisa tra Marche, Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Abruzzo, Umbria e tutti gli altri territori vocati. Non significherebbe cancellare le identità locali, ma valorizzarle dentro un’unica grande stagione nazionale. La vera innovazione non è trovare un tartufo più grande, è trovare il coraggio di raccontarlo insieme. Quindi l’idea è semplice: non creare una nuova legge, né uniformare i regolamenti regionali, ma costruire un unico racconto nazionale del tartufo bianco. Un calendario condiviso nella comunicazione, capace di dare continuità a quattro mesi consecutivi di eventi coordinati, esperienze nei boschi, ristorazione e turismo lento. Il tartufo ci insegna una lezione antica: sotto terra gli alberi collaborano attraverso una rete invisibile di radici e funghi. In superficie, invece, continuiamo troppo spesso a dividerci”.
Fonte: ilrestodelcarlino.it


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