«Quando ero ragazzo, in autunno andavamo con mio padre e i miei fratelli a raccogliere la legna per l’inverno. Qualche volta, scavando vicino alle radici degli alberi rinsecchiti, trovavamo delle strane patate puzzolenti. Non sapevamo cosa fossero e le prendevamo a calci. Poi siamo arrivati in Piemonte e ho scoperto che erano tartufi bianchi!».
Me lo ha raccontato Marino Morioni, mio amico da oltre cinquant’anni, con quel sorriso di chi sa guardare alla propria infanzia senza rimpianti, anche quando l’infanzia è stata dura.
Oggi, mentre il mondo della gastronomia celebra il tartufo bianco, “Tuber magnatum Picco” — dal cognome del botanico piemontese che lo descrisse nel 1788 —, mi torna in mente quell’immagine: tre ragazzini del Polesine che prendono a calci un piccolo tesoro nascosto nella terra.
Non cercavano tartufi. Cercavano legna per scaldarsi. E questa differenza racconta un’epoca meglio di molti libri di storia.
Marino nasce il 15 agosto 1941 a Villamarzana, in provincia di Rovigo. I genitori, Cecilia ed Evangelista, sono contadini, semplici braccianti. Con i fratelli Amos, detto Orlando, e Rino, cresce in un ambiente dove il lavoro non è una scelta, ma una necessità per sopravvivere.
A quattordici anni, dopo aver completato la scuola elementare, comincia a fare il garzone di barbiere, prima a Villamarzana e poi nella vicina Fratta Polesine. Impara osservando, ripetendo i gesti, sbagliando e correggendosi. Non ci sono scorciatoie.
Dopo gli anni difficili seguiti alla grande alluvione del Polesine del 1951, nel 1957 la famiglia Morioni arriva ad Alessandria. Marino prosegue il suo apprendistato da barbiere, prima in corso Acqui e poi in un negozio vicino alla stazione ferroviaria. Comincia a costruirsi un futuro, un’attività in proprio, senza un padrone.
Nel 1962 apre una bottega in via Machiavelli insieme al fratello Orlando. Nel 1965 si trasferisce da solo in via Pisacane, dove continua a lavorare ancora oggi. Il 18 ottobre 2026 ha festeggiato sessant’anni di Partita IVA. Ma i suoi anni con forbici o rasoio in mano sono settantuno.
Nel 2022 il negozio è stato inserito nel circuito delle Botteghe Storiche di Alessandria. Provate a immaginare quante teste, quanti capelli, quante conversazioni e quanti cambiamenti della società siano passati davanti al suo specchio.
Conosco Marino dai primi anni Settanta. Ricordo le nostre partite a boccette. Lui era decisamente più bravo di me, anche se ogni tanto cercavo di convincermi del contrario. Ma soprattutto Marino è un amico affidabile, leale, di parola. Uno di quelli ai quali si può chiedere un favore sapendo che, se promettono qualcosa, faranno il possibile per mantenerla.
La sua bottega non è mai stata soltanto un negozio dove si andava, e si va ancora oggi, solo per sistemare i capelli. Col tempo è diventata una tappa obbligata, un’oasi di serenità, dove si finisce per parlare dei figli, del lavoro, delle preoccupazioni, di qualche piccolo successo, di una delusione. Marino ascoltava. E ascolta ancora oggi. A questo punto mi permetto una proposta: dopo settantuno anni trascorsi a raccogliere confidenze, forse una laurea ad honorem in Psicologia se l’è meritata sul campo.
Marino è stato, ed è tuttora, il confessore laico di un quartiere. Senza camice, senza lettino e senza parcella per i consigli da buon padre di famiglia. Con le forbici o un rasoio in mano e il buon senso di chi ha conosciuto gli stenti e la fatica.
Nella carriera di Marino c’è anche una piccola storia delle acconciature italiane. Da ragazzo imparò a realizzare la chierica dei sacerdoti, un lavoro in punta di forbici che richiedeva precisione. Poi arrivarono le nuove mode e i ciuffi alla Little Tony.
Per ottenere il risultato desiderato si fece persino costruire un particolare beccuccio per il phon. Non aveva frequentato corsi di innovazione. Semplicemente, quando serviva uno strumento migliore, cercava il modo di procurarselo. O di costruirselo, come fece con l’arredamento. È una lezione che vale ancora oggi: il mestiere si conserva soltanto se si continua a imparare.
C’è un altro aspetto della vita di Marino che merita di essere raccontato. Sua moglie Mariangela, che aveva convissuto a lungo con seri problemi di salute e aveva bisogno di cure continue, è mancata nel 2022. Amava cucinare e aveva una libreria piena di libri di gastronomia e ricette.
Fonte: newsfood.com


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