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L’INTERVISTA Axel Iberti: «Già oggi la Fiera non è solo tartufo: per il futuro ci serve visione, non polemiche»

L’INTERVISTA – La Fiera del tartufo è una macchina complessa fatta di strategie e di visione. Il risultato sono i mesi in cui la manifestazione accoglie sul territorio visitatori da tutto il mondo , ma alle spalle c’è un lavoro che dura tutto l’anno. Per questo è fondamentale interpretare i cambiamenti. Nel dibattito sul futuro dell’evento, interviene Axel Iberti , dal gennaio 2025 presidente dell’ente Fiera di Alba, nominato dal sindaco Alberto Gatto.

Con sempre meno tartufo, non si rischia di avere una Fiera sempre meno legata al suo protagonista, Iberti?

«La Fiera è già altro. Siamo oltre. Sta già prendendo forma il palinsesto culturale a cui ambivo dal mio insediamento, che si traduce in una costante vetrina e narrazione, svincolata dalle forzature del calendario, di tutte le eccellenze del territorio, dalla cucina alle pagine di Pavese e Fenoglio, dal vino al paesaggio. Il prossimo anno, inoltre, avremo anche l’arte contemporanea. Così – grazie al folclore dei borghi, alla qualità dei servizi, all’ospitalità dei nostri esercenti, alle attività outdoor di Langhe e Roero – il periodo antecedente alla Fiera è già animato di turisti, come dimostrano i numeri. Quando capiremo che il tartufo bianco è il vettore, la summa, la rappresentazione dei nostri valori, accetteremo con più serenità che la natura possa avere delle criticità sulle quali dovremo fare una riflessione, così da adeguarci. Ma cosa c’è di male nel valorizzare, anche destagionalizzando, tutte le nostre altre autenticità di richiamo internazionale? Qualcuno è pregato di spiegarmelo».

E se le criticità dovessero diventare strutturali?

«Forse sarà opportuno approfondire il tema della “ truffle valley ” proposta da Mariano Rabino. Anche il tartufo nero, già sapientemente proposto dai nostri ristoratori, può rivelarsi un vettore altrettanto interessante».

L’INTERVISTA Marello: «La Fiera deve tornare ad avere come riferimento il Comune entro il termine di questa consiliatura»

Maurizio Marello sostiene che la Fiera oggi sia troppo lunga e che il format del Mercato nella Maddalena necessiti di un rinnovamento: che cosa ne pensa, Iberti?

«Non ritengo opportuno rispondere nello specifico a Marello, quanto in generale a quelli che, come lui, si sono persi gli ultimi due anni di Fiera. Desidero ricordare che l’ente Fiera organizza anche il Palio, che è tornato a essere un evento popolare, a prezzi di favore per i residenti albesi, a cui partecipano anche bambini e famiglie. Con il Baccanale e grazie alla sinergia con la Giostra delle cento torri, con il presidente Luca Sensibile, abbiamo ampliato alcune aree, così da permettere ai borghi di lavorare meglio. Tutto è migliorabile, ma se c’è un aspetto che mi impegno a preservare è proprio la doppia anima della Fiera, come aveva già intuito Giacomo Morra: quella nazionalpopolare e quella gourmet . La nostra convivialità va dallo street food di Langa durante i fine settimana di Vinum agli show cooking con gli chef stellati. L’apprezzamento dei format attuali, che sono in continua evoluzione, viene confermato dal numero crescente di visitatori e dalle fidelizzazioni di quanti tornano. Perché condannare, allora, formule che oggettivamente funzionano? Tendo quindi a guardare alla verità dei numeri piuttosto che a convinzioni personali… Se poi ci sono proposte migliorative, sono il primo ad abbracciarle».

E, se guardiamo alla governance, anche secondo lei c’è bisogno di una revisione e di più centralità per il pubblico?

«L’architettura societaria attuale dell’ente Fiera va riformata per necessità operative, normative, di responsabilità e di opportunità. Per soddisfare gli impegni organizzativi, tra Vinum e Fiera, all’attuale organico sono richiesti continui straordinari ai quali non si sottraggono mai: è impensabile chiedere ancora di più, come è impensabile ampliarlo sotto l’attuale forma. La stessa è ormai diventata obsoleta di fronte ai costi e alle assunzioni di responsabilità richiesti per organizzare eventi pubblici, che coinvolgono decine di migliaia di persone. Chiedere al presidente o ai consiglieri di rispondere in solido a titolo gratuito, per apporre delle firme su documenti di sicurezza così delicati, è una strada che non è più percorribile. La Fiera poi genera decine di milioni di euro – 43, come risulta da uno studio commissionato al professor Guido Guerzoni della Bocconi – di ricaduta diretta e indiretta sulla provincia di Cuneo: è giunto il momento che altri consorzi e associazioni di categoria siano coinvolti».

«Avrebbe senso come organo di controllo superiore. Può essere capofila di una fondazione dedicata, che dia vita a una compagine operativa a cui garantire l’attuale snellezza ed efficacia. Abbiamo già abbozzato delle proposte che stiamo discutendo con gli attuali soci e con il Comune stesso: l’interlocuzione con il sindaco Alberto Gatto è costante. Costruire richiede progettualità condivisa, non polemiche estemporanee. Stiamo già costruendo l’Ente del futuro, affinché chi avrà il privilegio di guidarlo dopo di me possa avere tutti gli strumenti adeguati per lavorare. A beneficio di tutti i portatori d’interesse, in sinergia con i soci e gli indirizzi nobili del la politica».

La Fiera dedica già molta attenzione alla sostenibilità. Quale ruolo può assumere l’Ente in tal senso, mettendo al centro la natura, Iberti?

«Colgo l’occasione per ringraziare l’associazione Tartufai albesi, che mi ha appena nominato socio onorario: sono il primo presidente della Fiera a essere stato insignito di questo titolo, di cui sono molto fiero e grato. È un riconoscimento maturato grazie alla recente e incisiva attività dell’Ente, che accanto al Centro nazionale studi tartufo e alla competenza del presidente Antonio Degiacomi, sta già giocando un ruolo primario nel valorizzare la cultura del bosco. Aver cambiato la formula del Capodanno del tartufo, rendendolo un evento di piazza con circa 200 trifolao , ha permesso loro di farsi sentire. La loro voce è arrivata sulle pagine del Times , con una copertura mondiale grazie ai canali dell’ Associated press. L’anno scorso, in sinergia con Dedalus Bra, con l’associazione Paesaggi vitivinicoli e l’Ordine degli architetti di Cuneo, abbiamo ospitato Rasmus Astrup, tra i più rilevanti paesaggisti contemporanei. Si tratta di azioni sinergiche di comunicazione e formazione per sottolineare anche l’impegno delle Amministrazioni locali, affinché diventino degli esempi virtuosi. Penso ai sindaci e all’Enoteca regionale del Roero, che hanno realizzato nuove tartufaie pubbliche. Devo anche ringraziare i dirigenti scolastici e gli insegnanti che hanno aderito all’offerta formativa che abbiamo ideato per le primarie. Consentiamo ai bambini di prendere coscienza della vera ricchezza del nostro ambiente: la biodiversità. Forse questi nuovi impegni e attività dell’ente – e nello specifico della mia presidenza – non generano rilevanza mediatica nel dibattito locale. Ma di certo hanno e avranno un impatto molto forte. In un mondo dove le notizie si consumano in pochi giorni, poter incidere sull’educazione e sul senso di appartenenza dovrebbe interessarci più di tutto il rest o».

Fonte: gazzettadalba.it


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