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Dai boschi umbri al mercato globale

Il tartufo nero pregiato, noto anche come Tuber Melanosporum, è un’eccellenza dell’Umbria.. Sopra Giuliano Martinelli fondatore dell’azienda Giuliano Tartufi con una rassegna di prodotti

Tradurre la sapienza antica della cerca del tartufo in un’impresa moderna capace di dialogare con i mercati di tutto il mondo. Giuliano Tartufi, eccellenza nata a Pietralunga nel 1991 e oggi punto di riferimento internazionale nel settore della selezione e trasformazione, partecipa ad Agrofutura per indicare le nuove rotte della filiera.

“Una realtà leader nella selezione, trasformazione e commercializzazione del tartufo – spiega il fondatore dell’azienda perugina Giuliano Martinelli -. Siamo nati a Pietralunga nel 1991 con un obiettivo chiaro: tradurre l’antica tradizione della cerca in un modello d’impresa moderno, dinamico e orientato all’ innovazione . La mia storia parte da lontano, dalle camminate all’alba nei boschi dell’Umbria insieme ai cani: un’intesa autentica con la natura che da semplice passione si è trasformata nel lavoro della mia vita. Con determinazione e il supporto di un team straordinario, abbiamo creato un’azienda con decine di dipendenti e una rete capillare di cavatori partner. Oggi offriamo un ampio portfolio che spazia dal fresco alle salse, fino a linee dedicate al canale Ho.Re.Ca. e al retail”.

Quali sono stati i risultati dell’ultimo anno?

“I numeri del 2025 confermano la bontà del nostro modello: 26 milioni di fatturato (+20%), oltre 50 tonnellate di fresco lavorate e più di 6 milioni di confezioni. Ponendo la sostenibilità e la tutela della biodiversità al centro, esportiamo in oltre 90 Paesi (con una quota export del 70%) e contiamo 44 negozi. Per sostenere questa crescita globale coniugando standard certificati, servizio e responsabilità territoriale, stiamo portando lo stabilimento oltre i 10mila metri quadrati”.

Nell’alta cucina di oggi il tartufo mantiene ancora la sua aura di prodotto esclusivo?

“Certamente, perché conserva un valore legato all’autenticità e all’imprevedibilità della natura. Resta un vero gioiello della gastronomia Made in Italy, ma il suo ruolo si è evoluto: gli chef internazionali non lo considerano più soltanto un ingrediente decorativo per piatti di lusso, bensì il cuore di una ricerca culinaria orientata all’essenza e alla valorizzazione della materia prima. Inoltre, grazie a formulazioni innovative e pronte all’uso, il tartufo è entrato con forza nelle cucine domestiche di tutto il mondo, permettendo agli appassionati di replicare l’esperienza dell’alta ristorazione anche a casa con grande facilità”.

La vostra presenza ad Agrofutura pone al centro il tema dell’ innovazione : cosa significa per un prodotto così legato alla natura?

“Innovazione nell’agroindustria del tartufo non vuol dire alterare la materia prima, ma creare un ecosistema di tutela. Significa applicare tecnologie avanzate nei processi di selezione, lavorazione e conservazione per garantire la massima sicurezza alimentare e mantenere inalterate le qualità organolettiche. Al tempo stesso, vuol dire assumersi una responsabilità concreta verso l’ambiente: promuovere una filiera etica che salvaguardi il patrimonio boschivo, risorsa primaria e insostituibile”.

Quali progetti concreti porta Giuliano Tartufi come esempio di ricerca e sviluppo?

“La risposta più importante è l’investimento diretto nella tartuficoltura, avviato già dal 2006 per contrastare gli effetti del cambiamento climatico ed evitare la contrazione delle produzioni spontanee. Oggi gestiamo 100 ettari di tartufaie naturali e 10 coltivate. Siamo costantemente al lavoro insieme ad agronomi ed esperti del settore per studiare la composizione dei suoli e le migliori pratiche di cura delle piante simbiotiche. Unendo la conoscenza empirica del bosco alla sperimentazione scientifica e a mirati programmi di riforestazione, garantiamo la continuità della produzione nel rispetto dei cicli naturali”.

Fonte: quotidiano.net


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