Il tartufo salentino questo sconosciuto? Non proprio. Anche se molti ancora non sanno che nei nostri boschetti e pinete, ce ne sono di due tipi: il “bianchetto” che si raccoglie fra gennaio ed aprile, ed il “nero” detto “scorsone”, che si raccoglie invece negli altri mesi, a Giurdignano, due passi da Otranto, da tre anni, si tiene una tre-giorni di festa in suo onore. Con convegni, talk, presentazione di libri, musica, degustazioni, mercatino in piazza e percorsi esperenziali, organizzati con passione dall’amministrazione comunale della sindaca Monica Gravante, che della Festa è l’ideatrice, e da Expo Puglia del presidente Michele Bruno, col sostegno di Provincia, Camera di Commercio, Confindustria e Gal Isola Salento.
In tema di esperienze, la più significativa e suggestiva, è quella di stamattina a prima ora con tre splendidi cani lagotto: Argo, Baldo ed Aura. Guidati da Aldo Borgia e dal figlio Giuliano, che a Giurdignano hanno creato una tartufaia e che il tartufo raccolgono, commercializzano e fanno degustare nella “Casa Borgia” insignita delle “Due forchette” del Gambero Rosso, hanno scandagliato il terreno di una campagna della zona, e puntuali, i tartufi sono venuti alla luce. Con meraviglia da parte di un gruppo di appassionati del settore e di semplici cittadini, turisti compresi, alcuni dei quali proprio non sospettavano che anche il Salento fosse terra di tartufi. E che tartufi, aggiungiamo, se è vero come è vero, che il loro profumo, specie appena colto come è avvenuto questa mattina, nulla ha da invidiare ai più conosciuti ed apprezzati del centro e nord Italia.
Non a caso, la qualità e la professionalità con cui il nostro prezioso prodotto gastronomico viene trattato, nel caso specifico dalla tartufaia Borgia, l’unica del genere in Puglia, è stato nel tempo appezzato dall’Associazione nazionale, ed in questa edizione della Festa, dagli esperti della cittadina emiliana di Calestano, con cui Giurdignano è gemellata. Giurdignano non solo “Giardino megalitico d’Europa” per la concentrazione di dolmen, menhir e specchie, dunque, ma anche “Città del tartufo”.
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Fonte: lagazzettadelmezzogiorno.it


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