Il profumo del tartufo non si può fotografare. Non si può descrivere fino in fondo, non si può replicare in laboratorio. Per conoscerlo bisogna esserci, nel momento esatto in cui si rivela. E contrariamente a quello che molti credono, quel momento non è un privilegio per pochi: in Umbria il tartufo accompagna da sempre la cucina di casa, da un piatto di stringozzi al tartufo che profuma la domenica in famiglia fino al nero pregiato delle grandi occasioni.
A Campello sul Clitunno, nel cuore della Valle Umbra, c’è chi a questo “frutto della terra” ha dedicato più di mezzo secolo.
La storia comincia nell’estate del 1972, quando Alfonso Fortunati e la moglie Annunziata Stocchi fondano l’azienda che ancora oggi porta i loro due cognomi uniti. Ma il sapere che custodiscono viene da molto più lontano: la cerca del tartufo, in queste valli, si tramanda da generazioni. È la conoscenza dei boschi e delle stagioni, il legame tra l’uomo e il suo cane, i gesti imparati guardando chi li faceva prima di te. Un patrimonio così prezioso che nel 2021 l’UNESCO ha voluto proteggerlo, iscrivendo la cerca e cavatura del tartufo in Italia nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.
Oggi alla guida c’è la seconda generazione con Danilo Fortunati, che di quella tradizione si sente prima di tutto custode: il compito non è solo lavorare il tartufo, ma trasmettere intatto un sapere che appartiene a tutta la comunità.
Artigianale è una parola che oggi si legge ovunque. A Campello sul Clitunno ha un significato preciso, riconosciuto anche dalla Camera di Commercio, che ha attribuito all’azienda la qualifica di impresa artigiana: un riconoscimento che non si ottiene con le parole, ma con il modo in cui si lavora ogni giorno.
Significa che ogni tartufo che entra in laboratorio passa per le mani di una persona, che lo osserva, lo pulisce, lo valuta uno a uno. Significa che nessuna macchina decide al posto dell’occhio e dell’esperienza di chi fa questo mestiere da una vita. Significa che le creazioni che escono da qui, dai condimenti alle specialità a base di tartufo, nascono in quantità che permettono di controllare ogni singola fase: la selezione della materia prima, la lavorazione, la chiusura di ogni vasetto. Dove la grande industria misura in tonnellate, qui si misura in gesti. È più lento, è più faticoso. Ed è esattamente il motivo per cui il risultato è diverso.
Chi attraversa la Valle Umbra, tra le Fonti del Clitunno, Spoleto e la Valnerina, passa a pochi minuti dal punto vendita aziendale di Campello sul Clitunno. Non è un negozio come gli altri: è il luogo dove questa storia si tocca con mano, dove si può parlare con chi il tartufo lo lavora davvero e scoprire la differenza tra un prodotto qualsiasi e un prodotto che ha dietro cinquant’anni di cura. Perché alla fine è questo che la famiglia Fortunati dimostra ogni giorno: la qualità vera non è una questione di prezzo. È una questione di tempo, di mani e di rispetto.
Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito web: shop.fortunati.com/it
Fonte: ilmessaggero.it


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