A volte l’idea di partire nasce davanti a un monumento visto in fotografia. Altre volte basta qualcosa di molto più semplice: il profumo del tartufo, una forma di formaggio appena aperta, una bottiglia conservata per anni in cantina o un piatto assaggiato lontano dal luogo in cui è nato.
Un weekend gastronomico in Italia dovrebbe cominciare proprio da qui, non dalla ricerca del ristorante più famoso, ma dalla curiosità di capire perché una ricetta o un prodotto appartengano così profondamente a un territorio. Due giorni possono bastare, purché si scelga una zona circoscritta e si prenoti almeno un’esperienza tra caseifici, cantine, laboratori artigiani o aziende agricole.
Il vero ricordo di questi viaggi raramente coinciderà con il piatto più elaborato. Più spesso resterà il gesto di chi apre una cantina, racconta un raccolto o porta in tavola una ricetta che, in quel paesaggio, sembra finalmente avere trovato il proprio posto.
Questi cinque itinerari permettono di farlo senza trascorrere il fine settimana in automobile, lasciando tempo alla tavola ma anche ai borghi, ai paesaggi e agli incontri.
Alba è la base più comoda per esplorare le Langhe , soprattutto tra ottobre e novembre, quando il tartufo bianco diventa il filo conduttore del viaggio. Il sabato mattina può iniziare con una passeggiata nel centro storico o con un’esperienza nei boschi insieme a un trifolao e al suo cane, da prenotare in anticipo evitando proposte improvvisate.
Dopo tajarin, carne cruda all’albese o uovo con tartufo, il pomeriggio può proseguire verso La Morra e Barolo , scegliendo una sola cantina per avere il tempo di ascoltare chi il vino lo produce. La domenica, invece, si può salire al castello di Grinzane Cavour oppure raggiungere Bra , patria del formaggio e del movimento Slow Food . L’automobile è necessaria, ma le distanze tra una tappa e l’altra restano contenute.
Nella Food Valley parmense bisogna mettere in conto una sveglia anticipata. La lavorazione del Parmigiano Reggiano comincia al mattino e una visita in caseificio permette di osservare la trasformazione del latte, l’estrazione della forma e le sale di stagionatura. È un’esperienza molto più interessante della semplice degustazione finale e va prenotata prima della partenza.
Dopo il caseificio, il viaggio può continuare verso Langhirano , territorio del Prosciutto di Parma, oppure scendere nella Bassa fino a Busseto , Colorno e Zibello , dove entra in scena il culatello. Parma rimane la base più pratica per dormire e cenare, ma per raggiungere produttori e borghi serve l’auto. Il periodo migliore va dall’autunno alla primavera, quando salumi, paste ripiene e bolliti si accordano meglio al clima.
In Val d’Orcia conviene scegliere come base Pienza o San Quirico d’Orcia , così da trovarsi al centro di un itinerario che può essere percorso senza continue deviazioni. Il primo giorno si può visitare un caseificio, confrontare pecorini con stagionature differenti e fermarsi in una trattoria per i pici, conditi all’aglione o con ragù di carne.
La domenica la strada conduce verso Montalcino , dove prenotare una visita in cantina, oppure verso Bagno Vignoni , ideale per una passeggiata dopo pranzo.
Brunello, olio extravergine, salumi di cinta senese e miele completano un viaggio nel quale il paesaggio resta sempre visibile anche dalla tavola. La primavera e l’autunno sono i momenti più piacevoli; per organizzare le tappe può essere utile il nostro itinerario tra i borghi e i sapori della Val d’Orcia .
L’ Irpinia non si lascia racchiudere in un solo prodotto. Per evitare un fine settimana dispersivo, il consiglio è dividere il viaggio in due giornate: la prima dedicata alle colline del vino, tra Taurasi , Tufo e Sorbo Serpico ; la seconda rivolta verso Montella , Bagnoli Irpino e l’altopiano del Laceno .
In cantina si scoprono Taurasi , Fiano di Avellino e Greco di Tufo ; salendo verso la montagna cambiano paesaggio e menu, con castagne, funghi, tartufo nero, caciocavallo, legumi e pasta fatta a mano. Tra settembre e novembre, le sagre aggiungono alle degustazioni il clima delle feste popolari.
Non a caso abbiamo raccontato perché l’Irpinia è la capitale delle sagre in Campania . Per vivere entrambi i volti del territorio conviene dormire tra Avellino e la valle del Calore e spostarsi in automobile.
Modica può diventare il punto di partenza di un weekend nella Val di Noto . Il primo incontro è quasi inevitabilmente con il suo cioccolato, ma vale la pena entrare in un laboratorio e conoscere la lavorazione invece di limitarsi all’acquisto. A tavola arrivano scacce ragusane, ravioli di ricotta, focacce, conserve, olio dei Monti Iblei e carni cucinate secondo la tradizione contadina.
Fonte: agendaonline.it


Lascia un commento