di Mariagrazia Lupo Albore, Direttore generale Unimpres a
Trifulau. In Piemonte la parola non ha bisogno di traduzione: indica il cercatore di tartufi, quello che all’alba si inoltra nei boschi delle Langhe con il suo cane e torna con un fazzoletto che vale una piccola fortuna. In queste settimane i trifulau sono di nuovo protagonisti. Ad Alba prosegue la novantaseiesima Fiera Internazionale del Tartufo Bianco, inaugurata il 10 ottobre e destinata a durare fino a dicembre, con il Mercato Mondiale aperto nei fine settimana, dove si possono ammirare e acquistare i tartufi raccolti nei boschi del territorio.
Quello che colpisce, osservando da vicino una manifestazione come questa, è la cura con cui una tradizione è stata trasformata in un sistema. I tartufi vengono selezionati e certificati da una Commissione di controllo qualità in collaborazione con il Centro Nazionale Studi Tartufo, e messi in vendita direttamente dai cercatori e dalle attività commerciali del settore. Garanzia di autenticità, filiera corta, rapporto diretto tra chi raccoglie e chi compra. E accanto al mercato un museo interamente dedicato al tartufo, che ne racconta la storia e il legame con il territorio. Non folklore, dunque, ma un modello di valorizzazione costruito in decenni di lavoro.
Alba non è un caso isolato. Nel weekend appena trascorso, il Cuneese ha messo in fila la Fiera del Marrone, sagre, borghi e Castelli Aperti. In Campania Cusano Mutri, nel Beneventano, ha celebrato fino a oggi la quarantaseiesima Sagra dei Funghi. In Veneto, nello stesso fine settimana, diciannove dimore storiche hanno aperto le porte ai visitatori. E sempre ad Alba la cultura ha trovato posto accanto alla gastronomia: il Premio Lattes Grinzane 2026 è andato a Julia Deck per il romanzo “Ann d’Inghilterra”. L’autunno italiano, a guardarlo con attenzione, è una lunga stagione di feste che attraversa la penisola da nord a sud.
Sarebbe un errore considerarle soltanto momenti di svago. Per molti piccoli comuni queste manifestazioni rappresentano una quota decisiva dell’economia locale. Le aziende agricole vendono la produzione dell’anno, i ristoratori lavorano a pieno regime, gli agriturismi registrano il tutto esaurito, gli artigiani espongono le loro creazioni. Sono giornate in cui un borgo che d’inverno conta poche centinaia di abitanti si riempie di visitatori, e con loro arrivano entrate che servono a tenere aperte attività che altrimenti non reggerebbero. Il presidio del territorio, in fondo, passa anche da qui.
Ma il modello ha bisogno di essere sostenuto. Le sagre e le fiere funzionano quando dietro c’è un’organizzazione seria, quando il prodotto è autentico e la qualità è garantita. Funzionano meno quando si trasformano in eventi improvvisati, con prodotti che di locale hanno soltanto il nome, e finiscono per fare concorrenza sleale proprio agli esercizi del territorio che pagano tasse e affitti tutto l’anno. Il caso di Alba dimostra che la differenza la fanno le regole, i controlli, la capacità di fare rete tra produttori, enti locali e associazioni.
Occorre valorizzare questo patrimonio diffuso con politiche che guardino ai piccoli centri non come a una periferia da assistere, ma come a un motore economico da rafforzare. Servono infrastrutture adeguate, a cominciare dai collegamenti e dalla connettività digitale, perché senza strade e senza rete nessun borgo può vivere di turismo. È necessario semplificare gli adempimenti per le piccole imprese agricole e artigiane che partecipano alle manifestazioni. E va tutelata la qualità, premiando chi lavora con serietà. Il tartufo bianco è raro proprio perché non si può coltivare. I territori che lo producono, invece, si possono e si devono coltivare.
Ha iniziato la sua carriera lavorativa come operatore di Patronato e ha ricoperto numerosi incarichi prima come funzionaria poi come dirigente all’interno di importanti strutture nazionali di rappresentanza delle imprese. Negli anni ha acquisito esperienza nel campo associativo contribuendo alla nascita e allo sviluppo, come socio fondatore, di Unimpresa Nazionale di cui ricopre il ruolo di Direttore Generale dal 2003. Coordina il Centro Studi e ricerche, il Comitato di Presidenza e cura i rapporti ministeriali. Segue l’organizzazione della struttura confederativa per l’apertura di nuove sedi sul territorio e la costituzione di nuove Federazioni nazionali di categoria.
Fonte: unimpresa.it


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