Il mondo dei tartufai si mobilita contro le recenti scelte del Ministero dell’Agricoltura. L’ Associazione Tartufai Ravenna (APS Arci) si schiera al fianco della FNATI (Federazione Nazionale Associazioni Tartufai Italiani) , esprimendo netta contrarietà alle nuove disposizioni sulla commercializzazione del tartufo.
Al centro della polemica c’è il provvedimento del 23 ottobre 2024 , con cui il Ministero ha equiparato il tartufo a un prodotto ortofrutticolo secondo il regolamento europeo. Una decisione che, secondo le associazioni, rischia di svuotare di significato i calendari regionali di raccolta , permettendo di fatto la vendita durante tutto l’anno.
Una scelta ritenuta pericolosa dal settore. “La cosiddetta coltivazione in bosco non esiste – spiega Fabio Cerretano , presidente FNATI – ed è un concetto fuorviante che rischia di favorire l’accaparramento di una risorsa che appartiene al patrimonio culturale italiano”.
Secondo i tartufai, le nuove regole potrebbero aprire la strada a frodi alimentari , consentendo la vendita di tartufi immaturi o raccolti fuori stagione, presentati come prodotti coltivati. Un meccanismo che danneggerebbe sia la qualità del prodotto sia chi opera nel rispetto delle norme.
L’associazione ravennate sostiene quindi la linea della FNATI, che ha annunciato battaglia per tutelare la filiera e la tradizione della cerca e cavatura del tartufo , riconosciuta come patrimonio immateriale UNESCO .
“Il tartufo non è un semplice ortaggio – ribadiscono – e non permetteremo che venga svenduto”.
Fonte: ravennawebtv.it


Lascia un commento