Giuseppe Cristini: «. Il tartufo può diventare il più grande alleato del vino»
“Il tartufo può salvare il vino”. In tempi in cui il mondo del vino sta vivendo un cambiamento profondo, una alleanza che parte dal nostro territorio potrebbe rilanciare entrambi i prodotti che rappresentano da decenni le punte di diamante della cucina italiana.
È la convinzione di Giuseppe Cristini, enogastronomo mercatellese che ha particolarmente a cuore il tema, occupandosi della divulgazione di entrambi. “Se ne è discusso molto anche al recente Vinitaly, ma senza trovare ancora soluzioni – dice Cristini – e anche nelle Marche si percepisce chiaramente il calo del consumo di vino, fenomeno europeo. Le ragioni sono molte: nuove abitudini alimentari, attenzione alla salute, cambiamenti generazionali e una maggiore consapevolezza sul tema dell’alcol. Ma dentro questo scenario esiste una possibilità straordinaria che l’Italia non ha ancora sfruttato fino in fondo: il tartufo. Il tartufo non è solo un ingrediente. È cultura, territorio, bosco, ritualità. È un prodotto che obbliga a rallentare, a degustare, a cercare l’eccellenza. Proprio per questo il tartufo può diventare il più grande alleato del vino”.
Cristini lancia l’idea di proporre il vino sotto un’ottica nuova: “Quando il tartufo entra in tavola, il vino cambia ruolo. Non è più una bevanda di accompagnamento, ma diventa parte integrante dell’esperienza sensoriale. Pensiamo a un piatto di maccheroncini di Campofilone al tartufo bianco o a un filetto di marchigiana al nero pregiato di Roccafluvione. In questi casi il vino non può essere scelto a caso. Un grande Verdicchio, un Bianchello del Metauro, un Pecorino di Offida o un rosso marchigiano maturo diventano la chiave per esaltare il piatto. Il futuro del vino non è più nella quantità, ma nella qualità dell’esperienza, ed è proprio il tartufo che può guidare questa trasformazione. Le Marche hanno un vantaggio enorme: sono una delle grandi terre italiane del tartufo, con città simbolo come Acqualagna e territori ricchissimi di biodiversità. Allo stesso tempo la regione è una patria storica di grandi vini identitari. Se questi due mondi iniziano a dialogare davvero, si apre una strada nuova. Non più semplici sagre o degustazioni isolate, ma esperienze integrate: cerca del tartufo nei boschi, visita in cantina, cucina con lo chef e degustazione guidata. Questo modello ha già dimostrato di funzionare nel turismo internazionale, che cerca un racconto, un’emozione, un’esperienza. Le Marche hanno tutto per diventare il laboratorio di questa nuova alleanza, se sapranno crederci”.
Fonte: ilrestodelcarlino.it


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