Il riconoscimento della “tartufaia controllata” di 143,38 ettari tra Pisticci e Scanzano Jonico a favore dell’agenzia ALSIA (D.P.G.R. n. 96/2026) è al centro di nuovi sviluppi legali. L’AMSCIL (Associazione Micologica Sostenitori Cultura Idnologica Lucana) rende note le risultanze documentali depositate presso il TAR Basilicata (R.G. 256/2026) che evidenzierebbero un preoccupante quadro di incoerenza procedurale.
Il nodo della trasparenza Dai documenti emerge un contrasto tra atti della stessa amministrazione: il 15 giugno 2026, l’Ufficio Foreste regionale negava all’AMSCIL l’accesso a mappe e piani colturali, dichiarando formalmente di non detenerli. Tuttavia, un documento dirimente del 24 giugno 2026 prova che i medesimi uffici inviavano l’intero pacchetto tecnico ai Comandi dei Carabinieri Forestali. Tale condotta sarà segnalata alla Procura della Repubblica come ipotesi di ostruzionismo al diritto di difesa.
La smentita dei Carabinieri Forestali Un punto critico riguarda la legittimità del sopralluogo posto a base del Decreto presidenziale. Sebbene l’atto regionale attesti una collaborazione tecnica con i Carabinieri Forestali di Scanzano Jonico, il Comando dell’Arma ha prodotto due note ufficiali (maggio e giugno 2026) nelle quali smentisce categoricamente di aver partecipato a verifiche tecniche o di aver redatto verbali, definendo il contatto con i funzionari regionali come meramente “fortuito” e avvenuto durante un ordinario servizio di pattugliamento.
L’allarme per la ZSC: opere senza valutazione ambientale Sotto il profilo naturalistico, l’Ufficio Compatibilità Ambientale della Regione Basilicata ha ufficialmente certificato che, agli atti della struttura, non risulta alcuna istanza o provvedimento di V.Inc.A. (Valutazione di Incidenza Ambientale) riferito al progetto ALSIA. L’assenza di tale valutazione per un’area protetta a livello europeo (Rete Natura 2000) espone l’habitat costiero a interventi (drenaggi e diradamenti) privi della necessaria verifica di sostenibilità biologica.
Il paradosso dell’atto “ricognitivo” e il rischio per l’ambiente
Un ulteriore profilo di criticità riguarda la natura stessa del provvedimento, definito recentemente dagli uffici regionali come un atto “meramente ricognitivo” che non autorizzerebbe alcuna trasformazione del suolo. Tale versione appare tuttavia in palese contraddizione con quanto attestato dai tecnici nel sopralluogo del 27 marzo (in cui non hanno partecipato i Carabinieri Forestali), nel quale veniva solennemente certificata la “necessità” di eseguire interventi invasivi quali drenaggi, diradamenti e spalcature proprio per giustificare lo status di tartufaia controllata. L’AMSCIL denuncia quello che si profila come un evidente sviamento di potere: la Regione ha di fatto concesso una privativa di raccolta a favore dell’ALSIA su 143 ettari di demanio pubblico basandosi su un Piano colturale di cui si ignora totalmente la fattibilità ambientale, non essendo stata mai neppure richiesta la prescritta Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA). In sostanza, si sottrae un bene collettivo ai cittadini blindando un interesse particolare prima ancora di aver accertato se le opere ritenute “necessarie” dai tecnici siano compatibili con l’integrità dell’habitat protetto.
La posizione dell’Associazione L’AMSCIL, la cui rappresentatività è confermata dall’iscrizione al RUNTS e da precedenti riconoscimenti tecnici della stessa Regione, ribadisce che la tutela del demanio boschivo deve seguire criteri di assoluta legalità.
Fonte: sassilive.it


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