Tartufaia a Policoro, Amscil: “Nuovi documenti svelano un corto circuito istituzionale sui 143 ettari di demanio: l’Autorità di Bacino ignorata, il WWF all’attacco e la battaglia legale che punta al TAR”. Di seguito la nota integrale.
Non è solo una questione di tartufi, ma di come viene gestito il demanio pubblico e la sicurezza ambientale del territorio lucano. Il riconoscimento della “tartufaia controllata” di 143,38 ettari (D.P.G.R. n. 96/2026) a favore dell’Agenzia ALSIA, situata tra Pisticci e Scanzano Jonico, si arricchisce di un capitolo che l’Associazione AMSCIL definisce “la prova del nove” di una gestione amministrativa fuori controllo. L’ammissione shock: Valutazioni ambientali al buio. Il punto di rottura emerge da un documento ufficiale dell’Ufficio Compatibilità Ambientale della Regione Basilicata datato 20 agosto 2026. Rispondendo a una richiesta della stessa ALSIA, l’ufficio ha ammesso che per il progetto non esiste alcuna Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA). La motivazione è dirompente: l’autorità ambientale non ha potuto valutare l’impatto sui 143 ettari (che ricadono in tre Zone Speciali di Conservazione) semplicemente perché «non è mai pervenuto alcun Piano colturale».
In pratica, mentre il Decreto del Presidente Bardi recepiva e imponeva un Piano colturale con lavori di drenaggio e diradamento, l’ufficio che avrebbe dovuto controllarne la sicurezza ecologica non ne conosceva nemmeno l’esistenza.
Non è l’unica autorità rimasta all’oscuro. L’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale ha certificato il 17 agosto 2026 che «nessuna comunicazione è pervenuta» in merito agli interventi. Si tratta di un’omissione gravissima: il progetto prevede opere di drenaggio e regimazione delle acque su una superficie immensa in un’area protetta sensibilissima, lavori che per legge devono essere coordinati con i piani di assetto idrogeologico (PAI).
Dalle carte acquisite dall’AMSCIL emerge quella che viene definita una strategia “schizofrenica” degli uffici regionali per evitare i controlli: Per evitare l’Anticorruzione: L’Ufficio Foreste ha dichiarato al Responsabile della Trasparenza (RPCT) che i procedimenti erano “autonomi e distinti”. Per bloccare il Garante della Natura: Pochi giorni dopo, davanti al Garante che indagava sui rischi ambientali, lo stesso ufficio ha sostenuto l’esatto contrario, ovvero che i fatti “coincidevano” con il ricorso al TAR, inducendo l’autorità ad archiviare l’istruttoria perché la materia era ormai sub iudice.
Il Decreto Presidenziale poggiava su un sopralluogo del 27 marzo 2026 in cui si attestava che i Carabinieri Forestali avrebbero “demandato” le verifiche ai tecnici regionali. L’Arma ha però smentito categoricamente ogni delega, definendo l’incontro solo “fortuito” durante una pattuglia. Il Responsabile dell’Anticorruzione regionale ha poi dovuto ammettere la discrepanza, definendo però l’attestazione del Decreto presidenziale come una mera «locuzione lessicalmente impropria».
Sul caso è intervenuto anche il WWF Costa Ionica Lucana, chiedendo l’annullamento del decreto e una VIncA di II livello, evidenziando il rischio per specie protette come la Lontra, la tartaruga marina e il Fratino, minacciate da interventi antropici non valutati.
L’AMSCIL, assistita dal proprio legale, ha già depositato queste nuove ammissioni documentali presso la Procura di Potenza e si riserva di informare la Corte dei Conti. Il cerchio si stringerà il prossimo 18 novembre dinanzi al TAR Basilicata, dove l’associazione chiederà l’annullamento di un provvedimento che appare sempre più come un castello di carte burocratico costruito senza le fondamenta della legalità ambientale.
Fonte: sassilive.it


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