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Per andare a tartufi, da Torino non occorre arrivare nelle Langhe. Il bianco si cerca sulle colline a Nord-Est della città: da Sciolze a Rivalba, da Marentino a Cinzano. E anche in città, sotto i tigli della Pellerina e della Colletta
Per andare a tartufi , da Torino non occorre arrivare nelle Langhe . Il bianco si cerca sulle colline a Nord-Est della città, da Sciolze a Rivalba, da Marentino a Cinzano . E anche in città, sotto i tigli della Pellerina e della Colletta . Quest’anno, però, i cani lavorano a lungo e spesso tornano senza premio. « La stagione è iniziata malissimo . Caldo e siccità hanno lasciato il terreno troppo asciutto. I pochi tartufi che troviamo sono piccoli, spesso storti, ma molto profumati: l’aroma è concentrato. Le estati asciutte, con temperature torride e senza pioggia, rendono la cerca sempre più difficile. E in inverno manca anche la neve, importante per il terreno e per i tartufi dell’autunno successivo. Il clima è cambiato e dobbiamo adeguarci di conseguenza », racconta Luca Bannò, presidente di Trifole & Trifolè , associazione dell’area metropolitana di Torino che conta 150 soci.
La scarsità si è vista anche alla Fiera di Moncalvo . Un aiuto è arrivato dal calo delle temperature e dalla luna, che hanno favorito la crescita. Il bianco si vende tra i 400 e i 450 euro all’etto , ma le richieste possono spingersi più in alto. La scarsità dovrebbe far aumentare i prezzi, invece la crisi si fa sentire. Sei o sette anni fa si spendevano cifre importanti, oggi molto meno». I tartufi raccolti nel Torinese finiscono ai privati e ai commercianti , e da questi arrivano anche ai ristoranti della città. Sciolze è tra le località più vocate, insieme a Rivalba, Marentino, Casalborgone, Gassino e Castiglione . La cerca prosegue verso Brozolo e Cavagnolo . Poi c’è Torino .
«La città ha condizioni particolari, con alberi secolari e terreni adatti. Alla Pellerina e alla Colletta producono bene soprattutto i tigli ». In alcune zone, aggiunge Bannò, anche i materiali di riporto avrebbero contribuito a creare condizioni favorevoli: «I residui di calce, trasformandosi nel tempo in carbonato di calcio, modificano il terreno; gli spazi tra i detriti possono offrire al tartufo un ambiente adatto». Il bianco delle colline torinesi è diverso da quello delle Langhe? «È la stessa specie. I nostri sono spesso più gialli, altrove tendono al grigio. Profumo e sapore cambiano con le piante e con il terreno. Si trovano tartufi ottimi qui e meno buoni nelle Langhe, e viceversa ».
Luca Bannò conosce i boschi fin da bambino : gli ha insegnato a cercare suo nonno Alfredo. Oggi esce con lagotti romagnoli, bracchi tedeschi e incroci con pointer . «Hanno tanto naso». In Piemonte, stima, i cercatori sono circa cinquemila; un migliaio nel Torinese. Alla siccità si aggiunge la necessità di tutelare i luoghi in cui il tartufo nasce.
Trifole & Trifolè partecipa alla Consulta regionale e interviene sulle tartufaie naturali, anche piantando nuovi alberi micorrizati. La tutela delle aree di cerca è anche tra i temi di «50 anni di Borsa del Tartufo e… la narrazione continua» , volume a cura di Chiara Cane ( Editrice Monferrato ), che affronta la riduzione degli spazi accessibili ai cercatori. Le fiere raccontate sono quelle dell’Alessandrino; il libro propone anche ricette. Il bianco pregiato, Tuber magnatum Pico, non si coltiva ancora con la prevedibilità raggiunta da alcune varietà di tartufo nero: la protezione delle tartufaie naturali resta quindi centrale.
Oggi la stagione avrà un altro riscontro a Rivalba , sulle colline a nord-est di Torino, dove la 38ª Fiera nazionale del Tartufo bianco propone la mostra-mercato e la premiazione del «tartufo più bello». I soci di Trifole & Trifolè porteranno il raccolto. «Di solito arriviamo a un chilo, un chilo e mezzo. Quest’anno vedremo».
Fonte: torino.corriere.it


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