La risposta di Boulud non fu una semplice opinione, ma una scommessa culinaria. Pura provocazione, nata per scherzo. Chef Boulud decise di prendere il simbolo per eccellenza dell’American Way of Life e “dargli un pugno in faccia” (come racconterà poi ridendo) elevandolo al rango di capolavoro gastronomico. Fu così che nacque l’Original DB Burger: l’incontro definitivo tra l’anima verace newyorkese e il raffinato savoir-faire della cucina d’Oltralpe.
Testato inizialmente nel suo tempio della gastronomia Daniel su Park Avenue davanti a clienti affezionati e al giornalista che aveva acceso la miccia, l’hamburger fu un successo immediato e folgorante. Nel 2001 trovò la sua casa definitiva con il lancio del db Bistro Moderne a Manhattan, diventando il manifesto del nuovo concetto di bistro franco-americano.
All’epoca il Guinness dei Primati lo incoronò come l’hamburger più costoso al mondo con il suo prezzo di lancio di 29 dollari (poi servito a circa 48 dollari di Singapore al db Bistro & Oyster Bar del Marina Bay Sands, oggi chiuso e rimpiazzato da Maison Boulud). Ben prima che esplodesse la moda dell’hamburger gourmet e delle stravaganze con foglie d’oro o carne di Kobe, Boulud aveva sdoganato un’idea pionieristica: il burger non era più cibo da strada di serie B, ma un’esperienza da abbinare a una bottiglia di grande Borgogna anziché a una birra. Aneddoto da leggenda: Si racconta di clienti che prendevano mensilmente il treno da Baltimore a New York solo per pranzare da db, spendendo cifre capogiro tra antipasti, due DB Burger e vini pregiati, per poi rientrare a casa soddisfatti nello stesso pomeriggio.
Se vi aspettate la classica polpetta schiacciata sulla piastra, siete fuori strada. Il DB Burger è una vera e propria architettura del gusto, la cui formula non è mai cambiata in oltre vent’anni. All’interno del ristorante di Boulud non si accettano modifiche alla ricetta: l’unica variante concessa ai più golosi (durante la stagione dei tartufi) è la versione DB Royale, arricchita da una doppia spolverata di tartufo nero del Périgord.
Ecco come si compone visivamente questo monumento al palato:
Mentre gli ingredienti di lusso come il foie gras o il tartufo catturano i riflettori, il vero segreto culinario del DB Burger -come ha raccontato lo stesso chef a Michelin- risiede nel lavoro artigianale e lungo necessario per la sua preparazione . Dunque il cuore pulsante del piatto è l’arte del brasato, patrimonio fondante della cucina classica francese.
Spinto dalla sua perenne curiosità, negli anni Daniel Boulud non si è mai fermato: ha creato variazioni saporite come The Piggy (una versione squisitamente americana con pulled pork e insalata di cavolo al jalapeño, presentata anche in un evento speciale con Shake Shack) e oggi lavora a un’interpretazione vegetariana basata su ingredienti veri e naturali.
Ma se chiedete allo chef veterano se preferisce McDonald’s o Burger King per uno spuntino veloce, la risposta arriva secca insieme a una grande risata: «Nessuno dei due! Semmai, facciamo Shake Shack!» Un piatto nato per provocazione che ha riscritto la storia della ristorazione moderna, dimostrando che quando la tecnica incontra l’ironia, anche un semplice hamburger può diventare leggenda.
Fonte: reportergourmet.com


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