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LE MARCHE CHE MERITANO DI PIÙ / Tartufo marchigiano: tante fiere, tanti contributi. ma dov’è la strategia?

Il tartufo non vive di soli tagli di nastro

Quattro territori, manifestazioni storiche, denaro pubblico. Ma dopo tante inaugurazioni, tagli di nastri e discorsi ufficiali, quale sistema regionale abbiamo costruito?

Ogni autunno, nelle Marche, si ripete un piccolo rito: arrivano le fiere del tartufo, arrivano le autorità, i saluti istituzionali, le fotografie di rito, i brindisi e le promesse di valorizzazione. Pergola, Sant’Angelo in Vado, Acqualagna, Amandola: quattro territori, quattro identità, quattro appuntamenti che raccontano una ricchezza straordinaria della nostra regione.

Ma c’è una domanda che, prima o poi, qualcuno dovrà porsi seriamente: dopo tanti anni di manifestazioni e tanti soldi pubblici investiti, abbiamo davvero costruito un grande sistema regionale del tartufo? Perché organizzare una fiera è una cosa. Costruire una destinazione turistica, un’economia e un’identità riconosciuta nel mondo è un’altra.

CONTROLLO MARCHE – I soldi ci sono. I risultati chi li misura?

Prendiamo alcuni numeri. Nei provvedimenti regionali del 2025 troviamo 35.000 euro per Acqualagna, 35.000 per Pergola e 35.000 per Sant’Angelo in Vado. Per Amandola risultano 7.500 euro per Diamanti a Tavola. Sono soltanto alcune delle risorse individuate, alle quali vanno aggiunti gli eventuali finanziamenti provenienti da altri canali pubblici.

Ma la domanda è inevitabile: chi verifica cosa producono questi investimenti? Quanti visitatori arrivano realmente? Quanti vengono da fuori regione? Quanti pernottano negli alberghi? Quanto spendono nei ristoranti e nelle attività commerciali? Quanti tornano l’anno successivo?

E ancora: quanto investiamo nella promozione internazionale? Quanto nella comunicazione? Quanto nell’innovazione delle manifestazioni?

Non possiamo continuare a confondere il numero delle edizioni con il valore dei risultati. Una fiera che raggiunge la sessantesima edizione merita rispetto per la propria storia. Ma la storia, da sola, non è una strategia di sviluppo.

LA VISIONE – Basta fiere isolate, serve una regia regionale

Il tartufo marchigiano deve diventare una destinazione, non soltanto una successione di appuntamenti.

La Regione deve assumere un ruolo di regia, lasciando ai territori la libertà di conservare le proprie peculiarità. Occorre passare dalla promozione delle singole fiere alla promozione di un grande patrimonio regionale: boschi, cercatori, tartuficoltura, ristorazione, ricettività, cultura gastronomica e paesaggio.

Il tartufo può essere un prodotto turistico dodici mesi all’anno. Ma per riuscirci servono investimenti intelligenti, professionalità, comunicazione contemporanea e relazioni internazionali.

LA CRITICA – Il rischio di celebrare sempre noi stessi

Da anni parliamo di eccellenze, internazionalizzazione, turismo esperienziale e promozione del territorio. Parole importanti, spesso ripetute nei convegni e nei comunicati stampa. Ma quante volte abbiamo visto una vera strategia comune?

Fonte: quisenigallia.it


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