Cane al seguito, l’immancabile vanghino e il sorriso sincero di chi vive della propria passione. Al secolo Gianna Bianconi, per tutti Nara, 65 anni, è lei la “regina della trifola”, il pregiato tartufo bianco. E Nara festeggia un traguardo di tutto rispetto: mezzo secolo di onorata carriera da cercatrice, la prima donna dell’Alto Tevere ad essersi dedicata a questa attività.
Nata a Gubbio ma trapiantata a Pietralunga, ha cominciato da giovanissima grazie al nonno che le ha trasmesso l’amore per la cerca. Una vera e propria arte, tant’è che nel 2021, è bene ricordarlo, la cerca e cavatura del tartufo in Italia sono state anche dichiarate “Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità” dall’Unesco.
Per Nara il bosco non ha segreti. “Sono la prima cavatrice, sì – dice con orgoglio ai microfoni di Umbria + Canale 15 -. Trovare il tartufo è una grande soddisfazione. L’esperienza è nata con mio nonno che i primi giorni mi portava con lui e poi mi mandò da sola. Per me il tarfufo è una passione che è diventata un lavoro”.
“La mia – spiega – è una storia particolare” e sicuramente “particolare” è anche quel tartufo da record che trovò anni fa. “Una mattina, avevo i bambini piccoli, sono partita sotto la pioggia e a neanche un chilometro di casa, mi sparì il cane, si chiamava Diana – ricorda -. Io sentivo l’odore del tartufo nell’aria, alla fine ho ritrovato il cane e ho iniziato a scavare dove mi aveva indicato. Prima ho trovato un mucchio di foglie secche e sotto un tarfufo da 750 grammi: è stata una cosa meravigliosa. All’epoca c’erano le lire, una persona venne a ritirare questo tartufo. Mi diede 250mila lire con cui ho tirato avanti la famiglia da novembre fino ai primi di maggio”.
La zona dell’Alta Valle del Tevere ha un legame identitario col tartufo. Non si tratta “soltanto” di una risorsa gastronomica ma è, più profondamente, il simbolo del rapporto tra comunità, paesaggio, tradizioni rurali e cultura del cibo.
L’attività della cerca è inoltre qualcosa di complesso quanto delicato che unisce competenze ambientali, esperienza e rapporto col cane. Non ci si imbatte nel tartufo per caso ma si cerca nei boschi, rispettandone gli equilibri e i ritmi.
Intanto a Città di Castello, è tutto pronto per la 46esima edizione del Salone Nazionale del Tartufo bianco pregiato , una manifestazione ormai diventata un punto di riferimento. In programma per tre fine settimana consecutivi – il 31 ottobre e primo novembre, il 7 e 8 novembre e il 14 e 15 novembre – celebra l’eccellenza di questo prodotto iconico dell’Umbria con un ricco palinsesto di eventi.
Re indiscusso della tavola, il tartufo rappresenta anche una delle esperienze più cercate e apprezzate dai turisti che visitano nel cuore verde d’Italia. Una ulteriore testimonianza di come questa prelibatezza sia stata in grado di superare e conquistare un ampio pubblico ben oltre i confini regionali.
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Fonte: umbria.tag24.it


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