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Il tartufo lucano punta su turismo e ristorazione: a Matera dieci giorni per valorizzare la filiera

Una filiera da circa 20 milioni di euro, 1.280 tesserini attivi e otto tartufaie riconosciute. Dal 20 al 29 novembre “Tesori dalla Terra” porterà a Matera il tartufo bianco pregiato lucano, con show cooking, masterclass, iniziative sulla biodiversità e un’asta internazionale a scopo benefico

Il comparto tartuficolo della Basilicata vale circa 20 milioni di euro l’anno e conta 1.280 tesserini attivi per la ricerca e la cavatura, oltre a otto tartufaie riconosciute . Numeri che raccontano un settore ancora fortemente legato alla raccolta spontanea e ai territori forestali, ma che guarda sempre più alla costruzione di una filiera capace di integrare produzione, gastronomia, turismo e promozione territoriale.

È in questa prospettiva che nasce l’edizione 2026 di “Tesori dalla Terra” , manifestazione dedicata al tartufo lucano che si svolgerà a Matera dal 20 al 29 novembre .

Il programma prevede otto show cooking e più di 20 appuntamenti tra talk, masterclass e lectio magistralis. A questi si aggiungono due esposizioni artistiche e un programma dedicato alle scuole, con il coinvolgimento di circa mille bambini in attività dedicate alla biodiversità.

L’obiettivo è spostare il tartufo dalla sola dimensione del prodotto gastronomico a quella di elemento identitario del territorio. La valorizzazione passa quindi dalla cucina alla conoscenza degli ecosistemi nei quali il fungo ipogeo cresce, fino alla capacità di costruire esperienze turistiche legate ai boschi, alla ricerca e alla gastronomia.

Il protagonista dell’edizione 2026 sarà il Tuber magnatum Pico , il tartufo bianco pregiato, particolarmente presente in Basilicata nella Valle del Serrapotamo . La stagione di raccolta prevista per questa specie va dal 1° ottobre al 31 dicembre , concentrando quindi nei mesi autunnali una parte importante delle attività di valorizzazione.

Il patrimonio tartufigeno regionale è tuttavia più articolato. Accanto al bianco pregiato sono presenti nero pregiato, bianchetto, scorzone e uncinato , permettendo di distribuire la produzione lungo periodi diversi dell’anno.

La geografia del tartufo lucano attraversa ambienti molto differenti. Le aree di raccolta comprendono i boschi del Pollino , le colline del Materano e del Medio Agri, le vallate del Potentino e le pinete costiere del Metapontino.

È proprio questa varietà ambientale a rappresentare uno degli elementi distintivi della tartuficoltura regionale. Gli habitat si estendono dalla costa ionica alle aree interne e montane, arrivando fino a 1.500 metri di quota . Una distribuzione che consente alla Basilicata di esprimere specie differenti e di collegare la produzione a una biodiversità forestale particolarmente diversificata.

Tra le novità del 2026 figura anche l’ampliamento dell’ asta internazionale del tartufo bianco . Ai collegamenti già realizzati con Hong Kong, Washington e Berlino si aggiungerà quest’anno Montecarlo .

L’iniziativa mantiene anche una finalità benefica. Nel 2025 l’asta aveva raccolto oltre 22 mila euro destinati alla solidarietà. Particolarmente significativo il risultato ottenuto a Hong Kong, dove un tartufo bianco da 550 grammi era stato aggiudicato per 10.500 euro .

Anche nel 2026 la manifestazione si concluderà con un’asta a scopo benefico, mettendo così in relazione il valore economico del prodotto con una finalità sociale.

La sfida per la Basilicata non riguarda quindi soltanto l’incremento del valore commerciale del tartufo. Il settore può diventare un punto di raccordo tra raccoglitori, ristorazione, operatori turistici, territori rurali e attività culturali .

La presenza contemporanea di diverse specie e la forte caratterizzazione degli ambienti di crescita offrono infatti la possibilità di costruire un calendario di iniziative distribuito su più stagioni. In questo quadro, Matera può svolgere una funzione di vetrina internazionale, collegando il prodotto dei boschi lucani alla ristorazione di qualità e al turismo esperienziale.

Dal 2 al 4 ottobre, nel Maceratese, una tappa storica. Mosto, farina di mais e noci, niente zuccheri aggiunti, senza glutine e vegano. Tre giorni di festa nella “bombonera” delle Marche, tra vicoli pittoreschi, scorci incantati, taverne e profumi di vendemmia

Fonte: teatronaturale.it


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