Dal 20 al 29 novembre la città dei sassi ospita “Tesori dalla Terra”, dieci giorni dedicati al Tuber magnatum Pico tra alta cucina, biodiversità e cultura del territorio. Dalla Valle del Serrapotamo ai mercati internazionali, la Basilicata punta a valorizzare una filiera che vale circa 20 milioni di euro
Il tartufo bianco ha una nuova terra da raccontare. È la Basilicata, dove il Tuber magnatum Pico cresce nei boschi del Pollino, nella Valle del Serrapotamo e in diverse aree della regione: Matera sarà il luogo in cui questa storia proverà a trovare una dimensione nazionale e internazionale. Dal 20 al 29 novembre “Tesori dalla Terra” riunirà chef, produttori, studiosi e protagonisti della cultura gastronomica per mettere al centro un prodotto che, per la Basilicata, è insieme risorsa agricola, patrimonio naturale e occasione di sviluppo. Il cuore dell’evento sarà Palazzo Malvinni Malvezzi, con un programma concentrato nei due weekend del 20-22 e del 27-29 novembre e una serie di appuntamenti nei giorni intermedi dedicati soprattutto alla formazione e alle nuove generazioni. L’idea è partire dal bosco per arrivare alla tavola. Perché la sfida, in Basilicata, è quella di creare attorno al tartufo una filiera capace di generare valore anche nei luoghi in cui nasce. La Valle del Serrapotamo, nel versante lucano del Parco Nazionale del Pollino, è una delle aree più significative per il bianco pregiato. Ma la geografia del tartufo regionale è molto più ampia: attraversa i boschi del Pollino, le colline materane e del Medio Agri, le aree interne del Potentino e arriva fino alle pinete del Metapontino, dove trova un habitat caratteristico il bianchetto lucano. Secondo le stime diffuse nel 2025, la filiera tartuficola lucana e il relativo indotto valgono circa 20 milioni di euro l’anno. “Il tartufo bianco lucano ha una grande versatilità”, osserva Rocco Pozzulo, presidente della Federazione Italiana Cuochi “unendo una preparazione della tradizione a una lettura più contemporanea”. Non sarà soltanto una questione di piatti. A Matera il tartufo incontrerà anche il vino, in un racconto gastronomico che si intreccia sempre più con quello del paesaggio e delle comunità
C’è poi l’asta internazionale che nel 2025 aveva già portato il tartufo lucano fuori dai confini regionali. Matera aveva ospitato una vendita collegata con Hong Kong, Washington e Berlino: la raccolta aveva superato i 22 mila euro e un tartufo bianco da 550 grammi era stato aggiudicato a Hong Kong per 10.500 euro dal ristorante Giando del ristoratore lucano Giandomenico Caprioli. Il ricavato era stato devoluto a Anffas con il progetto PeperonAut, Fondazione Lab00 ETS, Differenza Donna e iniziative rivolte alle famiglie colpite dal grave incendio avvenuto a Hong Kong. Nel 2026 l’appuntamento tornerà con una nuova tappa internazionale collegata per l’asta, Montecarlo. La manifestazione guarda non solo oltre confine ma anche (e soprattutto) intanto alle nuove generazioni. Circa mille bambini saranno coinvolti nelle attività dedicate alla terra, al bosco, al tartufo e alla biodiversità. Il tartufo diventa anche una chiave per raccontare una Basilicata meno conosciuta, fatta di boschi, aree interne, e tradizioni gastronomiche. Per tutti, dai più grandi ai più piccoli. Seguendo la geografia di una regione ancora tutta da raccontare.
Fonte: corriere.it


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