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Il tartufo bianco lucano punta ai mercati internazionali: a Matera dieci giorni tra chef, cultura e territorio

Una filiera che vale circa 20 milioni di euro l’anno, 1.280 tesserini attivi per la cerca e la cavatura, otto tartufaie riconosciute e un patrimonio naturale che attraversa la Basilicata dal Pollino alle pinete del Metapontino. Il Tartufo Bianco Pregiato lucano cerca ora una maggiore riconoscibilità sui mercati nazionali e internazionali e sceglie Matera come vetrina per raccontare le sue potenzialità economiche, gastronomiche e turistiche.

Dal 20 al 29 novembre Palazzo Malvinni Malvezzi ospiterà “Tesori dalla Terra: il tartufo bianco pregiato di Basilicata”, manifestazione presentata a Roma, a Palazzo Grazioli, nella sede dell’Associazione della Stampa Estera.

Dieci giorni di programmazione, 8 show cooking, oltre 20 appuntamenti tra talk, masterclass e lectio magistralis, 2 esposizioni artistiche, momenti musicali e circa 1.000 bambini coinvolti nei percorsi dedicati alla terra, al bosco, al tartufo e alla biodiversità. A condurre l’edizione saranno Peppone Calabrese, volto di Rai 1, e la giornalista e conduttrice Rai Bianca Luna Santoro, affiancati da altri protagonisti del mondo televisivo e culturale.

Il programma principale sarà concentrato nei due weekend, dal 20 al 22 e dal 27 al 29 novembre, mentre dal 23 al 26 sono previste attività diffuse, corsi di valutazione sensoriale del tartufo lucano e moduli destinati a scuole, ristoratori e operatori turistici. Il cartellone completo con chef, studiosi, accademici, antropologi e scrittori sarà annunciato nelle prossime settimane.

Dietro la manifestazione c’è un comparto che ha già raggiunto dimensioni economiche significative. Le stime diffuse nel 2025 attribuiscono alla produzione tartuficola lucana e al suo indotto un valore annuo vicino ai 20 milioni di euro. La questione, adesso, è riuscire a trattenere una quota maggiore di questa ricchezza sul territorio. Parte del tartufo raccolto nelle aree interne raggiunge infatti grandi circuiti commerciali per essere successivamente rivenduto su altri mercati.

«Il tartufo appartiene già al patrimonio naturale della Basilicata. La sfida adesso è accrescere il valore che riesce a generare nei territori in cui nasce», sottolinea Carmine Cicala, assessore alle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali della Regione Basilicata. L’obiettivo è rafforzare una filiera che comprenda raccolta, commercializzazione, ristorazione, accoglienza e turismo.

Il Tuber magnatum Pico, il bianco pregiato, ha una stagione che in Basilicata va dal 1° ottobre al 31 dicembre. Ma la biodiversità tartufigena regionale comprende anche nero pregiato, bianchetto, scorzone e uncinato, consentendo di estendere il calendario della raccolta a più periodi dell’anno. Una delle aree maggiormente rappresentative per il bianco è la Valle del Serrapotamo, nel versante lucano del Parco Nazionale del Pollino, mentre nelle pinete costiere del Metapontino trova il proprio habitat caratteristico il bianchetto lucano.

La cucina diventa così uno degli strumenti scelti per dare maggiore riconoscibilità al prodotto. Gli 8 show cooking previsti a Matera metteranno il tartufo in relazione con materie prime e ricette lucane e con le cucine di Piemonte, Campania, Puglia e Calabria. «Il tartufo bianco lucano ha una grande versatilità», spiega Rocco Pozzulo, presidente della Federazione Italiana Cuochi.

Al tartufo sarà affiancato anche il vino. Parteciperà infatti Vulture Città Italiana del Vino 2026, progetto che riunisce 14 Comuni: Rionero in Vulture, Melfi, Ginestra, Barile, Ripacandida, Rapolla, Genzano di Lucania, Atella, Acerenza, Palazzo San Gervasio, Lavello, Forenza, Venosa e Maschito. Uno dei temi sarà proprio la costruzione di nuovi abbinamenti tra tartufo e vini lucani.

A dare una dimensione internazionale al progetto sarà nuovamente l’asta del Tartufo Bianco Pregiato. L’edizione 2025, collegata con Hong Kong, Washington e Berlino, aveva raccolto oltre 22 mila euro destinati a finalità solidali. A battere i lotti era stato Giobbe Covatta. Il pezzo più atteso, un tartufo bianco del peso di 550 grammi, era stato aggiudicato per 10.500 euro a Hong Kong, nel ristorante Giando del ristoratore lucano Giandomenico Caprioli.

Nel 2026 la geografia dell’asta si allargherà ancora: ai collegamenti internazionali già sperimentati si aggiungerà Montecarlo. Le sale d’asta all’estero saranno ospitate da chef e ristoratori lucani, con l’obiettivo di utilizzare anche la ristorazione italiana fuori dai confini nazionali come ambasciatrice del prodotto. Anche quest’anno la raccolta avrà finalità benefiche.

«Matera conosce bene la forza che acquista un territorio quando riesce a trasformare la propria identità in un linguaggio capace di parlare al mondo», afferma il sindaco Antonio Nicoletti.

A sostenere il progetto c’è una rete che comprende l’Associazione Nazionale Città del Tartufo, alla quale aderiscono quattro Comuni lucani, Carbone, Pisticci, Scanzano Jonico e Sant’Angelo Le Fratte, il Centro Nazionale Studi Tartufo, la Federazione Italiana Cuochi e le Regioni Piemonte, Puglia, Calabria e Campania.

Numeri e alleanze che indicano l’obiettivo dell’operazione: trasformare una risorsa che cresce già nei boschi lucani in un prodotto capace di generare maggiore valore nella regione e di portare il nome della Basilicata sui mercati e sulle tavole internazionali.

Fonte: ilmessaggero.it


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