L’Abruzzo guarda all’estero e a nuovi mercati oltre alle riflessioni sul mercato interno. A dirlo Berardo Di Giandomenico, operatore ed esperto del settore del tartufo in Abruzzo, commentando le recenti analisi di scenario emerse a livello nazionale ed evidenziate da grandi player del settore come Olga Urbani.
La competizione tra il consumo interno di prodotto italiano e le importazioni europee rende cruciale puntare sull’export di fascia alta. Abruzzo e Molise, noti per l’eccellenza dei loro prodotti, sono candidati ideali per diventare riferimenti nel lusso gastronomico internazionale.
Oltre ai mercati tradizionali come l’America, la vera opportunità per la crescita locale risiede nei mercati emergenti, tra cui Cina, India, Corea del Sud e Sudafrica. Questi paesi mostrano crescente interesse per l’autenticità e il Made in Italy, offrendo grande potenziale per il tartufo abruzzese e molisano nel panorama della gastronomia di alta qualità spiega Di Giandomenico.
La frammentarietà della filiera locale ha spesso fatto sì che il prezioso tubero abruzzese confluisse nei canali dei grandi marchi nazionali senza una chiara identità di provenienza. Oggi, la sfida è quella di rivendicare con orgoglio l’origine di questo prodotto, garantendo che la qualità raccolta nei boschi d’Abruzzo arrivi intatta e riconoscibile fino ai tavoli di Pechino, Nuova Delhi, Seul o Johannesburg. “Dobbiamo fare sistema”, conclude di Giandomenico. “Dobbiamo proteggere il lavoro dei nostri cavatori e valorizzare il territorio, dimostrando che il tartufo d’Abruzzo non ha nulla da invidiare a nessun’altra realtà e che è pronto a diventare il perfetto ambasciatore della nostra regione nel mondo”.
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Fonte: ilpescara.it


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