Le condizioni climatiche stanno minando il mondo del tartufo ma la sua salvezza sta nelle tartufaie coltivate. «Il tartufo è un fungo, per generarsi ha bisogno delle condizioni ideali, in primo luogo di umidità â la tesi di Luca Mercalli, presidente della Società Metereologica Italiana â in natura con il cambiamento climatico le condizioni sono sempre più rare, riuscendo a ricrearle nelle tartufaie attraverso lâirrigazione e alcune tecniche di coltivazione si può contrastare il problema».
LâAstigiano può contare su una vasta disponibilità di tartufaie controllate, tendenza che ha preso il via una ventina di anni fa quando bisognava incominciare a prendersi cura delle piante tartufigene. «Gli ultimi anni, caratterizzati da estati molto calde in alcune tartufaie controllate sono riusciti ad irrigare attraverso la costruzione di pozzi e tecniche di canalizzazione, un sistema che ha portato a risultati â dice Marco Ronzano trifulau e proprietario di tartufaie – è un fungo ipogeo spontaneo molto complesso e piuttosto delicato, è difficile riuscire a gestirlo, quasi impossibile per generarsi necessita delle condizioni ideali». «Questâanno lâannata si prospetta piuttosto complicata, in estate le precipitazioni sono mancate e in alcuni casi sono seccate anche le piante â prosegue Ronzano – ma per avere qualche speranza di cavatura in più, deve piovere, servono precipitazioni costanti e consistenti». Il 2 ottobre ha aperto il bando della Regione Piemonte per lâindennità destinata alla conservazione del patrimonio tartufigeno regionale. A disposizione 20 euro per le querce , 18 per pioppo, salici, tigli e carpini, 12,50 per pioppi. Le domande potranno essere presentate fino al 15 dicembre 2026. «Il futuro del tartufo bianco comincia dalla cura degli ambienti in cui cresce â dichiara lâassessore regionale alla Tartuficoltura Marco Gallo â. con queste risorse sosteniamo chi conserva le piante produttive e contribuisce a custodire un patrimonio che tiene insieme biodiversità , paesaggio, tradizioni e lavoro» .
Il Centro nazionale studi tartufo, con sede ad Alba fin dal 1996 si occupa di approfondire le conoscenze del prezioso fungo ipogeo attraverso operazioni di divulgazione, valorizzazione e ricerca in ambito scientifico, a livello nazionale ed è stato tra i soggetti promotori del dossier che ha portato nel 2021, al riconoscimento da parte dellâUnesco della cavatura del tartufo in Italia quale patrimonio culturale immateriale dellâUmanità «abbiamo raggiunto un importante obiettivo, riconoscendo la cavatura del tartufo in Italia un patrimonio da preservare – racconta il presidente Antonio De Giacomi – ora dobbiamo continuare nel grande progetto di approfondimento ricerca scientifica per evitare che con i recenti cambiamenti climatici, limitino gravemente la nascita dei tartufi; stiamo continuando a codificare le diverse esperienze che ci vengono tramandate sui territori nazionali dai cercatori e tartuficoltori in modo da ottenere un archivio utile allâapprofondimento di temi tecnici e scientifici. Sono diverse le università che in Italia stanno approfondendo il tema della tutela dellâambiente tartufigeno in relazione a tecniche di salvaguarda e di gestione idrica delle tartufaie, cercheremo di fare sistema e di arrivare ad una visione comune».
Fonte: lastampa.it


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