Ci sono prodotti capaci di raccontare un paesaggio prima ancora di arrivare in tavola. Il tartufo bianco delle colline torinesi parla di boschi, stagioni e conoscenze tramandate: un patrimonio che a Rivalba diventa occasione d’incontro tra chi cerca, chi cucina e chi viaggia seguendo i sapori.
Dal 6 all’8 novembre 2026, questo paese sulle alture a nord-est di Torino ospita la 38ª Fiera Nazionale del Tartufo Bianco delle Colline Torinesi. Ad anticipare le giornate della manifestazione sarà un appuntamento giovedì 5 novembre, mentre domenica 8 è prevista la mostra mercato, momento centrale per incontrare i cercatori e conoscere il prodotto locale.
Per chi cerca una meta autunnale in Piemonte, la Fiera del Tartufo Bianco di Rivalba 2026 offre un motivo concreto per uscire dai percorsi più frequentati: avvicinarsi a una tradizione gastronomica e dedicare tempo a un territorio che merita di essere scoperto anche oltre i banchi della festa.
Il protagonista è il Tuber magnatum Pico raccolto nel territorio collinare torinese. È una precisazione importante, perché la denominazione estesa presente nel calendario fieristico regionale parla di “Tartufo Bianco d’Alba della Regione Piemonte raccolto nelle Colline Torinesi”: il riferimento ad Alba non va quindi interpretato come provenienza dei tartufi proposti a Rivalba. Al centro dell’appuntamento c’è la produzione di queste colline.
La manifestazione, nata nel 1988 e riconosciuta come fiera nazionale dal 2012, valorizza anche il sapere dei trifolau, i cercatori di tartufi. La loro esperienza lega il prodotto al bosco, alla lettura del terreno e al lavoro con il cane: aspetti che aiutano a comprendere quanto ci sia dietro un ingrediente spesso conosciuto soltanto per il suo pregio gastronomico.
Visitare la fiera significa dunque andare oltre l’acquisto. Il confronto con chi conosce il territorio può diventare la parte più interessante della giornata, soprattutto per chi desidera capire la stagionalità del tartufo e il rapporto tra raccolta e ambiente.
Il calendario permette di scegliere la visita in base ai propri interessi, distinguendo l’incontro di approfondimento dalle giornate fieristiche e dalla mostra mercato domenicale.
L’anteprima del giovedì aggiunge una prospettiva utile al viaggio: prima del mercato e degli assaggi, invita a riflettere sulla conservazione del paesaggio da cui nasce questa eccellenza.
La mostra mercato è il cuore dell’esperienza per chi vuole osservare i tartufi freschi, incontrare i trifolau e conoscere più da vicino la produzione locale. Attorno al protagonista principale, la manifestazione riunisce settori dedicati ad agricoltura, floricoltura, enogastronomia e artigianato, offrendo un percorso che non si esaurisce nel solo tartufo.
Sono inoltre annunciati spazi gastronomici, degustazioni di vini e formaggi locali, mercatini artigianali e attività formative legate al patrimonio boschivo. Un insieme di proposte che permette di alternare la scoperta dei prodotti al racconto delle persone e delle tradizioni del territorio. Per conoscere appuntamenti e modalità di partecipazione occorre consultare il programma aggiornato.
Il consiglio è di non attraversare gli stand con troppa fretta: fermarsi, fare domande e confrontare le proposte rende la visita più ricca di una semplice successione di assaggi.
Tra le novità organizzative del 2026 figura la gratuità sperimentale del plateatico, cioè dello spazio espositivo destinato agli operatori. Una misura pensata per favorire la partecipazione degli espositori, da non confondere con indicazioni sui costi di degustazioni o altre attività rivolte al pubblico.
Rivalba può essere anche una tappa di scoperta storica. Le vicende medievali del paese sono legate all’arcivescovado di Torino e al vescovo Landolfo, che agli inizi dell’anno Mille fece costruire un castello a difesa della zona. Di quell’impianto rimane la torre ottagonale, un riferimento per leggere il passato del borgo.
Il castello conobbe poi una trasformazione significativa: nel 1879 vi fu trasferita la comunità delle Figlie di San Giuseppe, fondata dal sacerdote Clemente Marchisio, e l’edificio assunse la funzione di convento.
Ritagliare uno spazio per osservare il paese permette di dare profondità alla visita. La fiera diventa così il punto di partenza per conoscere Rivalba, anziché l’unica ragione per fermarsi.
Fonte: viaggiando-italia.it


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