L’AQUILA – La stagione del tartufo in Abruzzo riparte il 1° ottobre e, con l’apertura della raccolta, torna al centro del dibattito anche la necessità di valorizzare un comparto che rappresenta una risorsa importante per l’economia e per l’identità dei territori.
A rilanciare il tema è l’ Associazione Tartufai Abruzzesi , che attraverso il presidente Berardo Di Giandomenico rivolge un appello alla Regione, ai Comuni e alle associazioni di categoria affinché si costruisca una strategia comune per fare dell’Abruzzo una delle principali realtà italiane legate al tartufo.
Il punto di partenza è rappresentato dalla Fiera Internazionale dei Tartufi d’Abruzzo dell’Aquila , manifestazione che l’associazione considera un riferimento per il settore. Ma, secondo i tartufai, il potenziale regionale sarebbe ancora in larga parte da valorizzare.
Da qui la proposta di affiancare all’appuntamento aquilano tre nuove fiere nazionali del tartufo , da organizzare nelle province di Chieti, Pescara e Teramo , creando un vero e proprio circuito regionale tra ottobre e dicembre.
“Il 1° ottobre segna non solo l’inizio della raccolta, ma deve coincidere con una nuova alba per l’intero comparto”, sottolinea Di Giandomenico. “L’Abruzzo non ha nulla da invidiare a Piemonte, Marche, Toscana o Umbria per qualità, quantità e biodiversità del prodotto. Tuttavia, la frammentazione ci penalizza”.
Secondo l’associazione, una programmazione coordinata delle manifestazioni potrebbe contribuire a dare maggiore visibilità al prodotto abruzzese, rafforzare il legame tra tartufo e territorio e favorire la presenza della regione sui mercati nazionali e internazionali.
Tra gli obiettivi indicati c’è innanzitutto la costruzione di un brand territoriale riconoscibile , capace di associare stabilmente l’Abruzzo alla produzione di tartufi. Ma la valorizzazione passa anche dalla tutela del valore economico del prodotto e del lavoro dei raccoglitori.
L’associazione pone infatti l’accento sul rischio che il tartufo raccolto in Abruzzo venga commercializzato altrove, perdendo così parte del valore aggiunto legato alla sua origine.
Un circuito di eventi distribuito nelle quattro province potrebbe inoltre diventare uno strumento di promozione turistica , intercettando il turismo enogastronomico nei mesi autunnali e invernali e generando ricadute per strutture ricettive, ristorazione, commercio e artigianato.
“L’Abruzzo ha tutte le condizioni per diventare una vera Terra di Tartufi”, sostiene il presidente dell’associazione. “La Fiera Internazionale dell’Aquila dimostra che quando le istituzioni investono in questo settore, i risultati arrivano. Ora è il momento di fare un ulteriore salto di qualità”.
L’appello è quindi rivolto alle istituzioni regionali e locali e al mondo associativo, con l’obiettivo di aprire un confronto comune sulla strategia da adottare.
“Non servono campanilismi – conclude Di Giandomenico – ma una rete capace di mettere insieme competenze, cavatori, cani da tartufo e un prodotto di grande valore. Abbiamo tutto ciò che serve. Ora dobbiamo costruire un progetto condiviso che possa portare ricchezza e valorizzazione a tutto il territorio abruzzese”.
Fonte: vastoweb.com


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