Milano, 22 ago. (askanews) – Tra settembre e ottobre l’Istria croata concentra in poche settimane alcuni degli appuntamenti che raccontano il rapporto fra agricoltura, cucina e territorio. Il tartufo bianco resta il prodotto più riconoscibile della stagione, ma accanto alla raccolta nei boschi della valle del Quieto trovano spazio il prosciutto istriano, il Terrano, l’olio extravergine d’oliva, grappe e liquori, gin e birre artigianali. Produzioni nate in epoche e contesti diversi, distribuite tra l’entroterra agricolo e forestale e la fascia costiera.
Il calendario si apre il 5 settembre nella foresta di Montona con l’avvio della stagione del tartufo bianco. È qui, nell’entroterra compreso tra Buje (Buie), Buzet (Pinguente) e Pazin (Pisino), che si trova una delle aree istriane maggiormente associate alla raccolta. La foresta occupa il fondovalle del Mirna, il Quieto in italiano, e conserva ambienti planiziali umidi nei quali farnia e frassino ossifillo figurano tra le specie arboree caratteristiche. La presenza dell’acqua, la natura dei suoli e la copertura forestale concorrono alle condizioni favorevoli alla crescita del tartufo.
L’area ha subito nel tempo trasformazioni legate alla regolazione delle acque e alle infrastrutture, che hanno modificato parte dell’originario assetto del fondovalle. La foresta e la valle del Quieto rientrano oggi anche nella rete ecologica Natura 2000. In questo ambiente lavorano i tartufai con i cani addestrati: il 5 settembre l’apertura della stagione prevede una ricerca nel bosco seguita da degustazioni.
Il tartufo tornerà il 17 e 18 ottobre a Motovun (Montona), questa volta accostato al Terrano nel “Festival del Terrano e del Tartufo”. Il vino rosso appartiene a un altro sistema produttivo, quello delle colline coltivate dell’interno, dove la vite convive con oliveti, boschi e seminativi.
La vendemmia sarà al centro della Festa dell’uva di Buie, dal 18 al 20 settembre. Arrivata alla 120esima edizione, la manifestazione richiama il peso avuto dalla viticoltura nell’economia e nella vita sociale di un’area di confine nella quale comunità e lingue si sono intrecciate a lungo. La presenza italiana non è soltanto una traccia nella toponomastica: in diversi Comuni istriani, fra i quali Buie, Cittanova, Montona, Parenzo e Rovigno, croato e italiano hanno forme di uso ufficiale disciplinate dagli statuti locali e dalla normativa sulla tutela delle minoranze nazionali.
Il 26 settembre il vino si sposta verso la costa con “Wine & Walk by the Sea” a Novigrad (Cittanova). Qui il rapporto tra produzioni locali e territorio incontra anche il peso del turismo, che in Istria ha dimensioni molto rilevanti: nel 2025 la Regione ha registrato 28,3 milioni di pernottamenti nelle strutture ricettive commerciali, quasi il 30% del totale croato. La concentrazione delle presenze lungo la costa modifica stagionalmente traffico, uso degli spazi pubblici, commercio e domanda di servizi, in centri nei quali la funzione turistica convive con la residenza stabile e con altre attività economiche.
Nell’entroterra, l’olio extravergine d’oliva affianca il vino tra le produzioni agricole più radicate. La presenza degli oliveti dipende dalla continuità delle coltivazioni e dal lavoro delle aziende agricole, che contribuiscono a mantenere in uso superfici rurali altrimenti esposte all’abbandono e alla progressiva ricolonizzazione da parte della vegetazione spontanea.
Il vino entra anche nella produzione dei liquori. Il teranino è ottenuto a partire dal Terrano e si affianca a preparazioni nelle quali vengono utilizzati piante, miele e frutti. La biska, associata in particolare all’area di Hum (Colmo), impiega vischio ed erbe aromatiche; la ruda è caratterizzata dalla ruta, mentre la medica unisce grappa e miele. Carrube, amarene e fichi compaiono in diversi liquori alla frutta.
A questa tradizione si è affiancata negli ultimi anni la produzione locale di gin. Il 23 e 24 ottobre Rovigno ospiterà “GinIstra”, festival dedicato ai produttori e alla mixology. Alcune etichette lavorano su botaniche e aromi mediterranei, riprendendo ingredienti vegetali già presenti nella cultura locale delle grappe e dei liquori, ma attraverso produzioni più recenti.
Anche la birra artigianale ha ampliato il panorama delle bevande prodotte nella penisola. Piccoli birrifici istriani propongono lager, pale ale, IPA e stout; alcune ricette utilizzano caffè, cioccolato, spezie e persino tartufo. È un comparto più recente rispetto alla viticoltura e alla distillazione, sviluppato soprattutto attraverso imprese di piccole dimensioni.
Dal 16 al 18 ottobre sarà invece Tinjan (Antignana) a ospitare la Fiera internazionale del prosciutto ISAP. Il prosciutto istriano appartiene alla storia della lavorazione domestica e rurale della carne e localmente è chiamato anche “vijulin”, violino, per la forma e il modo in cui viene tenuto durante il taglio. Dietro il prodotto ci sono pratiche di trasformazione e stagionatura che nel tempo sono passate dalla dimensione familiare a filiere più strutturate.
La stagione si chiuderà il 24 ottobre a Rovigno con la seconda giornata di “GinIstra”.
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