Dal tartufo bianco alle castagne, nuove sperimentazioni: “Vogliamo offrire prodotti sempre più unici” .
Le altre due importanti progettualità promosse dal Bim Tronto che verranno sviluppate nei prossimi mesi sono quelle legate a marroni e castagne e al Tartufo Bianco . La coltivazione delle castagne è presente all’interno del 95% del territorio Piceno . Anche questo prodotto rappresenta un’eccellenza e può certamente diventare un rilevante volano per opportunità lavorative sul territorio. “Dopo aver inserito ben cinque comuni nel circuito del Tartufo Nero – ha confermato il presidente Contisciani – abbiamo anche il progetto legato al Tartufo Piceno . A Venarotta avvieremo una prova sperimentale di coltivazione del tartufo bianco pregiato in cui verranno impiegate piante micorizzate prodotte presso il centro di tartuficoltura di Amandola . Come ben sappiamo il tartufo nero è coltivabile, mentre quello bianco no. Ecco quindi che inizieremo questa sperimentazione in uno dei nostri comuni che fanno parte dell’Associazione nazionale Città del Tartufo. L’obiettivo è quello di valorizzare queste aree per offrire sempre più un prodotto unico e certificato del nostro territorio”.
Soddisfatto anche Ivan Castelli, Ricercatore dell’Università Politecnica delle Marche: “Lo studio dei fattori ambientali ed ecologici è fondamentale per comprendere i meccanismi che regolano la produzione del tartufo bianco, specie altamente esigente alle condizioni del suolo, del clima e della vegetazione associata –ha ammesso – L’analisi integrata di questi elementi consente di individuare gli indicatori chiave di produttività, utili sia per migliorare la gestione e la conservazione degli habitat naturalmente vocati, sia per replicare tali condizioni in contesti di nuova realizzazione”. Il progetto di castanicoltura è invece stato illustrato dal professor Sergio Murolo: “Il recupero della biodiversità , soprattutto delle varietà di castagne a forte rischio di erosione genetica e la conservazione all’interno di un campo catalogo – ha dichiarato – effettuato negli anni grazie alla stretta collaborazione tra Amap e D3A, garantiranno la sopravvivenza di “piante madri” geneticamente certe ed esenti dalle principali problematiche fitosanitarie. Il campo catalogo biodiversità castagno marchigiano, oggi sostenuto anche dal Bim e dal Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, costituirà sempre più un punto di riferimento a livello regionale ma con forte collegamento con gli altri campi catalogo biodiversità a livello nazionale. L’eccellenza scientifica è garantita dai laboratori del D3A, responsabili delle attività di diagnostica e monitoraggio”.
Fonte: ilrestodelcarlino.it


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