«Questâanno sarà dura». à lâesclamazione di Daniele Colombara, della monferrina Valle Ghenza e trifolau da quando era bambino, per lâapertura in questi giorni della stagione dedicata al Tuber Magnatum Pico, il tartufo bianco pregiato che già domenica nellâAlessandrino vede fiere a Odalengo Piccolo e Bergamasco. «Non so cosa si potrà â continua Colombara â. Di tartufi per ora non ce ne sono, la terra è dura come il ferro».
Lo conferma anche a chilometri di distanza, a Sarezzano nel Tortonese, Dario Capogrosso, titolare della Derthona Truffle per la valorizzazione del tartufo piemontese e allevatore di cani Lagotto per cerca di tartufi: «La terra è sabbiosa e arida anche nelle zone che solitamente rimangono più umide. Niente di peggio per i tartufi, che non ci sono. Non significa che la stagione sia irrimediabilmente compromessa, perché lâinverno e la primavera precedenti erano stati buoni dal punto di vista idrico creando una certa riserva, ma ciò che è avvenuto dopo, con una fase lunga di caldo e siccità , ha asciugato profondamente il terreno. Sarebbe necessario ragionare su un posticipo di stagione della raccolta. Bisogna lasciare al tartufo il tempo di maturare ed esprimere le sue caratteristiche di profumo, struttura e qualità ». Qualche speranza in più fiorisce nellâOvadese dove qualche temporale ha portato un leggero vantaggio. «Quella zona â spiega Edoardo Delle Piane, di Grondona â ha potuto godere di aria più fresca dal Turchino e di qualche temporale. Sarebbe opportuno fare la cerca verso fine mese». E spostare la produzione in zone più fresche? «Ora i tartufi si sviluppano fin verso gli 800 metri, ma nel prossimo futuro arriveremo a unâaltitudine di 1.500 metri». Massimo Cavanna, ovadese e rappresentante dei liberi cercatori di Ovada e dintorni, è appena tornato da una cerca cominciata alle 3 di notte. «Faceva ancora troppo cado â dice Cavanna â. Ho trovato un solo tartufo di 70 grammi e nei giorni precedenti pezzature ancora più piccole. Le consegnerò a un produttore che partecipa alla fiera di Bergamasco. I miei ritrovamenti solitamente si aggirano su tartufi di 6-7 etti, ma non è questo il periodo. Non so come faranno a Trisobbio con la fiera al 25 ottobre. Il tartufo ha bisogno di acqua e quella caduta il 19 agosto è durata poche ore. Poi arrivano anche le bombe dâacqua con più danni che vantaggi. Ovvio che con pochi tartufi i prezzi aumenteranno».
Lâesempio portato da Cavanna, per un esemplare venduto a Millesimo la scorsa domenica, era di 5 euro per un esemplare da 1 grammo: per un etto la previsione sarebbe di 500-550 euro. Ma se non ci sono tartufi cosa si esporrà alle prossime fiere? «Arriveranno anche prodotti dallâestero â dicono i trifolau â, anche se pure negli altri Paesi questâestate è stata più calda e asciutta».
Nelle fiere ci sono controlli da parte del Centro Nazionale Studi del tartufo dâAlba e ogni pezzo è accompagnato dalla sua provenienza, come capita alla fiera internazionale Trifola dâor di Murisengo. Da non trascurare lâultimo bando messo in campo per la Regione dallâassessore Marco Gallo con finanziamenti utili a sostenere piante di riconosciuta capacità produttiva; risorse di 20 euro per le querce, 18 per pioppo, salici, tigli e carpini, 12,50 per pioppi. Una stagione basata su 22 fiere dedicate al Tuber Magnatum Pico in Piemonte, unâeccellenza del territorio, motore anche per il turismo e lâeconomia locale.
Fa gli auguri ai trifolau il consigliere provinciale Stefano Zoccola allâapertura della stagione delle cerca, ricordando il «patrimonio biologico e volano di turismo rappresentato dal tartufo».
Fonte: lastampa.it


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