L’odore della terra bagnata resta attaccato alle scarpe dopo le prime piogge d’autunno. Ad Acqualagna, nelle giornate centrali della Fiera Internazionale del Tartufo Bianco , questo profumo si mescola a quello più intenso delle cucine aperte sulla piazza, dei salumi tagliati al coltello e del tartufo appena affettato. La 61ª edizione della manifestazione è in programma il 25, 31 ottobre e il 1, 7, 8, 14 e 15 novembre 2026, con mostra mercato, degustazioni, laboratori e cooking show. [1] È il momento giusto per lasciare per qualche ora gli stand e seguire un cavatore nelle campagne attorno al borgo, prima di camminare nella Riserva Naturale Statale Gola del Furlo e chiudere la giornata in una trattoria frequentata soprattutto da chi abita nella zona.
Acqualagna si trova lungo il corso del Candigliano, in provincia di Pesaro e Urbino, e durante la fiera diventa uno dei principali punti di riferimento italiani per il tartufo bianco. Il programma ufficiale prevede appuntamenti distribuiti tra la fine di ottobre e la metà di novembre, con eventi in piazza Mattei, degustazioni guidate, incontri e iniziative dedicate anche alle famiglie. [2]
Il centro della manifestazione è naturalmente il tartufo, ma la visita più interessante comincia quando ci si allontana dai banchi della mostra mercato. Il tartufo bianco cresce in rapporto stretto con il terreno, l’umidità, le piante simbionti e il lavoro dei cavatori. Per questo una breve uscita accompagnata da un cercatore locale aiuta a capire quanto sia complessa la ricerca.
Le esperienze di caccia al tartufo vanno prenotate in anticipo presso operatori agricoli, associazioni locali o strutture ricettive della zona. Non esiste un itinerario libero da seguire nei boschi: i luoghi di ricerca sono spesso privati, soggetti a regolamenti e legati alla conoscenza diretta del territorio.
La partenza avviene di solito al mattino, quando il terreno conserva l’umidità della notte. Il cane procede con il muso basso, si ferma, torna indietro e cambia direzione. Il cavatore osserva il comportamento dell’animale e interviene soltanto quando serve, usando il vanghetto per rimuovere con attenzione pochi centimetri di terra.
La scena è meno spettacolare di quanto si possa immaginare. Spesso occorre attendere. Il cane può seguire una traccia senza trovare nulla oppure indicare un punto in cui emerge soltanto un piccolo tartufo. È proprio questo il passaggio più istruttivo: il prodotto finale dipende da ore di cammino, dalla conoscenza del bosco e dalla capacità di non danneggiare il terreno.
Chi partecipa dovrebbe indossare scarpe con suola scolpita, pantaloni resistenti e una giacca impermeabile. Dopo le piogge alcuni tratti possono essere fangosi. I bambini sono generalmente coinvolti con curiosità, soprattutto quando il cane individua il punto da scavare; per loro conviene scegliere uscite brevi e con dislivello contenuto.
“Il bosco non si attraversa cercando soltanto il tartufo. Si impara a riconoscere le piante, l’umidità del terreno e il lavoro del cane. La parte più importante è lasciare il luogo esattamente come lo si è trovato.”
Questa potrebbe essere la voce di un cavatore locale, e riassume bene il senso dell’esperienza: osservare un mestiere ancora legato a gesti precisi, senza trasformarlo in una semplice degustazione all’aperto.
Dopo l’uscita, la tappa successiva è la Riserva Naturale Statale Gola del Furlo , raggiungibile in pochi minuti d’auto dal centro di Acqualagna. Il Centro Visite si trova in via Flaminia 36-37, nella località Furlo; da lì è possibile ricevere indicazioni sui percorsi disponibili e sulle condizioni dei sentieri. [3]
La Riserva conserva una gola scavata dal Candigliano tra pareti calcaree. Il tracciato più adatto per una visita di mezza giornata va scelto in base alla stagione, al fondo e al tempo a disposizione. La carta dei sentieri ufficiale include itinerari con diversi livelli di impegno, tra cui percorsi verso Pian di Maglie, Casa Campolino e altre zone panoramiche della Riserva. [4]
Per una passeggiata tranquilla è preferibile partire dal centro dell’area protetta e procedere lungo i tratti più accessibili, lasciando i percorsi con maggiore dislivello a chi ha allenamento e scarpe adeguate. In autunno la luce cambia rapidamente nel pomeriggio; dopo le 16, soprattutto nei giorni nuvolosi, alcuni tratti possono risultare meno leggibili.
L’aquila reale nidifica sulle pareti rocciose della Gola del Furlo. Avvistarla richiede pazienza e una certa dose di fortuna: non è garantita in ogni escursione e non va cercata avvicinandosi alle zone di nidificazione.
Il modo corretto per osservarla è fermarsi nei punti aperti, mantenere una distanza adeguata e portare un binocolo leggero. Le ore centrali della giornata possono offrire condizioni migliori per riconoscere un rapace in volo, mentre al mattino presto la gola può rimanere in ombra. Meglio evitare musica, droni e rumori improvvisi.
La Riserva propone durante l’anno anche escursioni gratuite, comunicate nella sezione eventi del sito ufficiale. [5] Prima della partenza è utile controllare eventuali modifiche, chiusure o iniziative guidate: il meteo autunnale può cambiare il fondo dei sentieri e la fruibilità di alcune zone.
Fonte: viaggiando-italia.it


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