Éil primo corso scolastico dedicato al tartufo. E dove si parla di tartufi, non si può fare a meno di Sandrino Romanelli, cercatore e commerciante conosciuto ben oltre i confini della provincia. Proprio Sandrino è pronto a condividere conoscenza e passione per il «gioiello» della cucina italiana: lo fa all’istituto Penna, nelle lezioni destinate ai ragazzi delle classi III e IV B dell’indirizzo Agrario. Sono previsti quattro incontri per un totale di 10 ore. Il dirigente Giorgio Marino: «Con orgoglio presentiamo questo corso unico nella nostra provincia. In questo territorio, un istituto agrario non poteva non affrontare con un approccio scientifico e didattico un prodotto che ha grande valore economico e non solo: c’è una sorta di cultura mitologica intorno alla sua raccolta, a partire dall’addestramento del cane. Gli studenti che hanno scelto un percorso di formazione agraria è giusto che possano avere una conoscenza di questo prezioso prodotto, approfondendone gli aspetti scientifici e ambientali, ma anche quelli più curiosi».
Il percorso didattico
Le anticipazioni sul percorso didattico nelle parole di Romanelli, una autorità nel settore: «Non farò schede agronomiche del tartufo – racconta – vi insegnerò a riconoscere e scegliere gli esemplari migliori, a comprarli al giusto prezzo, a conservarli nel modo corretto, ma anche a sfatare alcuni luoghi comuni». Romanelli racconta che la sua passione per i tartufi è iniziata a 20 anni «quando mi è stato permesso di avere un cane che ho addestrato alla cerca». E aggiunge: «La passione è alla base di tutto, é quella che ti fa distinguere dagli altri» spiega ai ragazzi. Ricorda gli anni in cui piazza Statuto era il più grande mercato di tartufi al mondo: «Ne è passato di tempo da allora, da quando la nostra città era centro di smistamento mondiale – dice ai ragazzi – ma Asti rimane una capitale del tartufo, anche se quelli di Alba sono stati più svelti a costruirci un’immagine». Qualche curiosità e sulla raccolta: «Ci siamo battuti contro la proposta di legge di vietare la cerca dei tartufi di notte e consentirla solo di giorno – racconta – e per più di un motivo, perché di notte il cane è meno distratto e più concentrato sulla cerca, e perché di notte la raccolta è più suggestiva e misteriosa, al buio e in luoghi che nessuno deve scoprire e copiare».
Fonte: lastampa.it


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