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Lascia il posto fisso a 50 anni e diventa tartufaio: «Una risposta allo stress, avevo perso 35 chili. Ho iniziato a lavorare da ragazzino e riesco a mantenermi anche con la vita nei boschi»

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Giuseppe Cassi è diventato tartufaio professionista, istruttore e addestratore cinofilo e sta mettendo a punto un centro cinofilo in provincia di Piacenza: «Nel salumificio dove lavoravo avevo perso interesse alla mia quotidianità ritrovavo serenità solo quando staccavo e quindi ho scelto di cambiare»

A cinquant’anni ha lasciato il posto fisso in salumificio per trasformare in un mestiere quella che fino a pochi anni prima era soltanto una passione.

Giuseppe Cassi, originario di Pecorara (Piacenza) , oggi divide le sue giornate tra i boschi, alla ricerca di tartufi, e il lavoro con i cani: è diventato tartufaio professionista, istruttore e addestratore cinofilo e sta mettendo a punto un centro cinofilo tra Pecorara e Nibbiano, dove dispone anche di una tartufaia.

Ad accompagnarlo nella nuova vita ci sono la compagna Lucia Di Pierro, ricercatrice universitaria di storia per l’università di Saragozza, e soprattutto Gin, Tonic e Nerino, i tre cani con cui ogni mattina, spesso già dalle quattro, percorre i boschi della Valtidone.

Perché ha deciso di dare una svolta così netta alla sua vita professionale? « La scelta di vita è maturata come risposta dallo stress causato dal lavoro, ho iniziato la mia esperienza nei salumifici a 16 anni e ho continuato quasi ininterrottamente per i successivi 27».

Questo cosa ha comportato? «Stavo perdendo interesse nella mia quotidianità, sentivo che la mia condizione psicologica stava peggiorando e avevo perso 35 chili, oltre ad assistere a un costante calo di qualità del prodotto finale, ragione in più per cambiare aria».

Cosa succedeva quando riusciva a staccare dal lavoro? «Recuperavo la serenità e mi sentivo lontano dai problemi solo quando passeggiavo andando per funghi in compagnia dei miei cani e, nonostante i diversi pericoli che si possono trovare, ho finito per sviluppare una dipendenza positiva nei confronti del bosco».

Com’è iniziata la sua nuova vita a contatto con la natura? «In continuità con le esperienze e i ritmi che avevo già iniziato a sperimentare cercando i tartufi nel tempo libero nei 7 anni precedenti. Ho iniziato con questa nuova attività con l’arrivo della mia prima lagottina, Gin».

In che senso? «Lei mi ha insegnato ad andare per tartufi, a riconoscere i posti migliori del sottobosco per scavare. Mi ha aiutato anche il mio spirito di osservazione al quale ho affiancato ore di studio dei terreni e in generale della disciplina micologica».

Funghi e tartufi non sono la sua unica passione, dedica buona parte del suo tempo anche al rapporto coi cani. Come si conciliano i due impegni? «Esatto, ho ottenuto il brevetto Enci sezione 1 come istruttore e addestratore e il brevetto Fisc come educatore cinofilo. Avendo maturato una certa esperienza in questi due ambiti, ho visto aprirsi per me una nuova opportunità: pur facendo attenzione alle spese, ad oggi riesco tranquillamente a mantenermi con la mia attività di tartufaio, mentre sto ultimando i lavori per l’apertura del mio nuovo centro cinofilo che si dovrebbero concludere entro l’autunno o, al più tardi, la fine dell’anno».

L’impressione è che gli impegni non le manchino neanche dopo aver lasciato il vecchio lavoro che le occupava tante ore. «In questi mesi sto dedicando forse ancor più tempo al lavoro di quando mi trovavo in fabbrica, ma è cambiata del tutto in positivo la gestione del tempo con un migliore equilibrio vita-lavoro».

Non sembra pentito. «Sono soddisfatto della decisione che ho preso anche grazie al sostegno di Lucia. La poesia dei boschi della Valtidone assorbe gran parte della mia giornata: è lo stesso fascino che tanti anni fa mi aveva convinto a tornare in Italia dopo le mie esperienze giovanili ad Amburgo e Londra».

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Fonte: corrieredibologna.corriere.it


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