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L’esperto: “Sarà un’annata magra sul fronte del tartufo bianco. Ma spero di sbagliarmi”

Nell’immagine sopra, Pino Crestini col suo cane

“Sarà un’annata magra per il tartufo bianco “. È lapidario il maestro del tartufo e custode del bosco Pino Crestini , se gli si chiede qualcosa della stagione alle porte. Poi, aggiunge: “Spero di sbagliarmi”, con quella speranza che, come dice il detto, è l’ultima a morire, ma che in fondo lui, da consumato cavatore, sa essere veramente flebile. Crestini va dritto alla radice del problema: “Il tartufo bianco non nasce quando il tartufaio lo trova, nasce molti mesi prima, nel silenzio del bosco, quando il micelio comincia il suo delicatissimo lavoro e le condizioni ambientali devono accompagnare il carpoforo fino alla maturazione”, ci spiega il cavatore residente a Sestino ma profondo conoscitore di tutto il nostro appennino e grande allevatore di cani da ricerca. Lui si fida solo dei suoi incroci tra bracco e pointer.

“Sarà un’annata magra e povera. Se tra maggio e giugno le temperature sono estreme, col termometro arriva stabilmente a 36, 37, 38 gradi e picchi fino a 40, il sistema naturale entra in sofferenza”. Il pensiero corre inevitabilmente al 2003, una delle estati che hanno lasciato un segno profondo nella memoria di chi vive il bosco e il tartufo. Il problema è dato dal connubio tra caldo, siccità e irregolarità delle precipitazioni: “Una precipitazione violenta e concentrata può produrre una grande quantità d’acqua in pochi minuti, ma non quella continuità di umidità che serve al terreno. C’è poi un mito da sfatare, quello secondo cui un inverno con grandi nevicate sarebbe automaticamente sinonimo di una grande annata di tartufo. Non è così: lo insegna il nevone del 2012, che seppellì Urbino e il Montefeltro sotto tre metri di neve. Nei mesi successivi, soprattutto a giugno e luglio, mancò la piovosità necessaria e la stagione successiva non fu buona”.

Insomma, il nemico è il clima che cambia , riflessione condivisa con l’enogastronomo mercatellese e cultore del tartufo Giuseppe Cristini: “Si va modificando l’equilibrio stesso dei boschi, e il tartufo bianco, proprio perché vive in stretta relazione con il suo ambiente, può diventare uno dei più sensibili indicatori di questo cambiamento. L’uomo può proteggere il territorio, può curare il bosco, può migliorare la gestione degli habitat, ma davanti a temperature estreme e fenomeni meteorologici sempre più violenti, il suo margine di intervento rimane limitato. Quelli come Crestini, che amano veramente il tartufo, non vogliono avere ragione quando prevedono una stagione povera. Lui spera davvero di essere smentito dal bosco: la partita in fondo è ancora aperta, in autunno il bosco parlerà e si vedrà”.

Nel frattempo, il mondo non sta a guardare: “Secondo le indicazioni raccolte da Pino Crestini – prosegue Cristini – in alcune aree dell’Est Europa giugno e luglio sarebbero stati caratterizzati da condizioni più equilibrate e favorevoli, dunque è possibile che una parte significativa del tartufo bianco presente sul mercato possa arrivare dai Balcani e dall’Europa orientale. Di certo, se la stagione sarà magra, ci saranno due conseguenze: prezzi molto alti e difficoltà ad apprendere per i cani giovani, che se cercano per ore senza trovare, potrebbero vanificare il loro apprendimento”.

Fonte: ilrestodelcarlino.it


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