Un’estate da incorniciare, almeno fino a quando il caldo estremo non ha iniziato a cambiare le carte in tavola. La raccolta del tartufo nero estivo , lo scorzone, ha regalato settimane di abbondanza, qualità e prezzi accessibili, riportando ottimismo tra cercatori e operatori del settore. Ma ora l’emergenza siccità rischia di compromettere il finale di stagione e di condizionare anche il futuro del tartufo bianco .
“Da quando è iniziata la raccolta abbiamo registrato un’apprezzabile abbondanza, con un incremento significativo rispetto allo scorso anno e pezzature di ottimo livello”, spiega Monica Nacci di Nacci Tartufi. Lo scorzone, molto richiesto soprattutto dalla ristorazione, si è mantenuto su quotazioni intorno ai 40 euro l’etto, rendendosi protagonista di una stagione positiva.
Nelle ultime settimane, però, il quadro è cambiato radicalmente. “I boschi sono aridi, il caldo torrido sta seccando tutto, la terra è durissima e anche i cani faticano a scavare. Per questo stiamo assistendo a un calo della raccolta. Adesso serve acqua”. Le piogge abbondanti dell’inverno e della primavera avevano creato le condizioni ideali per lo sviluppo del fungo ipogeo, grazie al giusto equilibrio tra umidità e temperature in aumento. Oggi, invece, la prolungata assenza di precipitazioni mette a rischio la naturale riproduzione del tartufo.
Lo sguardo è già rivolto all’autunno e al protagonista assoluto delle colline di San Miniato : il tartufo bianco pregiato, il Magnatum Pico. Anche in questo caso sarà il clima a decidere tempi e qualità della stagione. “Più tardi arriveranno le piogge e più tardi inizieremo la raccolta del bianco. Per partire bene a ottobre il terreno deve ricevere già tra agosto e settembre la giusta quantità d’acqua. Altrimenti, come è già successo in passato, il primo bianco arriverà soltanto dopo la metà di novembre”, sottolinea Nacci.
Sul fronte commerciale il mercato continua comunque a premiare il tartufo sanminiatese. Le richieste arrivano non solo dall’Italia, ma anche dall’estero, con Germania e Regno Unito tra i principali sbocchi commerciali. Il diamante della tavola che nasce nelle terre di San Miniato continua così a raggiungere le cucine di mezzo mondo, confermando il suo prestigio internazionale. Anche se guerre, tensioni economiche e cambiamenti climatici ricordano che nemmeno il Cibo dei Re può considerarsi al riparo dalle sfide del presente.
Fonte: lanazione.it


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