La pioggia d’autunno ha appena bagnato la terra e nel bosco l’aria cambia: foglie umide, corteccia, muschio. Il cane procede con il naso basso, il trifolau rallenta e osserva. A Sant’Angelo in Vado il tartufo bianco non arriva soltanto nei piatti della Mostra Nazionale: si cerca sotto le querce, lungo sentieri che richiedono attenzione e silenzio. È questa la parte più interessante di un weekend a tema tartufo nell’entroterra marchigiano: uscire dalla fiera, seguire chi conosce il bosco e capire quanto lavoro preceda una grattata di tubero sui passatelli.
La 63ª Mostra Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato delle Marche si svolge a Sant’Angelo in Vado dal 10 ottobre al 1° novembre 2026, nei fine settimana. Il centro storico ospita degustazioni, produttori, cantine gastronomiche, incontri e cooking show. Il calendario comprende anche attività dedicate ai bambini e uscite guidate di cerca nel bosco.[1]
Il momento più legato alla tradizione si concentra nel fine settimana del 24 e 25 ottobre, quando nell’area della Domus del Mito è prevista la 54ª edizione del Trofeo Sergio Perrotta, gara dedicata alla cerca del tartufo. Nello stesso periodo il Palio della Cerca porta la competizione tra i rioni cittadini, con una formula più spettacolare e popolare.[5]
Per visitare la Mostra con maggiore calma sceglierei il mattino. Le vie del centro si riempiono progressivamente e gli spazi gastronomici diventano più affollati nelle ore del pranzo. Chi desidera assistere agli eventi principali dovrebbe controllare il programma aggiornato del Comune di Sant’Angelo in Vado prima della partenza.
La partenza avviene spesso fuori dal centro abitato, su strade secondarie che salgono verso le colline dell’Alta Valle del Metauro. Il trifolau porta con sé pochi strumenti: il vanghetto, una cesta o un piccolo contenitore e il cane. Il resto lo fa l’esperienza.
Il cane non corre in modo casuale. Annusa il terreno, torna indietro, cambia direzione. Il trifolau legge quei movimenti, controlla la vegetazione e valuta dove il suolo è stato smosso. La cerca può durare a lungo senza risultati evidenti. È una delle prime cose da capire: il bosco non è un luogo dove il tartufo si trova a comando.
Quando il cane segnala, il gesto cambia. Il trifolau si accovaccia, allontana con cura foglie e terriccio e usa il vanghetto senza allargare inutilmente lo scavo. Il tartufo, se c’è, emerge poco alla volta. Il cane riceve la ricompensa e la ricerca continua.
Una passeggiata con un tartufaio locale permette di osservare aspetti che una degustazione non racconta:
La cerca si svolge su terreni irregolari, spesso scivolosi dopo le piogge. Servono scarpe con suola scolpita, pantaloni lunghi e una giacca impermeabile. Per i bambini può essere un’attività molto coinvolgente, purché siano abituati a camminare nel bosco e seguano le indicazioni della guida. Non è invece una passeggiata adatta a passeggini o a chi ha difficoltà sui dislivelli.
Voce del trend “Chi viene nel bosco capisce subito che il tartufo non è un prodotto da cercare soltanto sul banco di una fiera. Prima del piatto ci sono il cane, il terreno, le stagioni e molte uscite senza raccolto. È questo il racconto che vogliamo condividere.”
La dichiarazione interpreta il punto di vista dei tartufai che accompagnano i visitatori nelle uscite organizzate durante la manifestazione. Le disponibilità possono essere limitate: conviene prenotare attraverso i canali ufficiali della Mostra o del Comune.
La Domus del Mito aggiunge una tappa archeologica al fine settimana. Il complesso conserva un’importante villa romana con mosaici e ambienti decorati, testimonianza della presenza romana nella valle del Metauro. La visita aiuta a leggere il territorio su una scala più ampia: sotto i boschi del tartufo esiste una storia antica, legata alle vie di comunicazione e agli insediamenti della vallata.
L’area della Domus è anche il luogo in cui si svolge il Trofeo Sergio Perrotta. Durante la gara il rapporto tra paesaggio, cane e cercatore diventa visibile al pubblico, senza bisogno di trasformare la cerca in una dimostrazione da palcoscenico. Per informazioni su aperture e modalità di visita è utile consultare il portale ufficiale del Ministero della Cultura , verificando gli aggiornamenti relativi al sito archeologico.
Nel centro di Sant’Angelo in Vado si possono aggiungere una passeggiata in piazza Umberto I, una sosta nelle vie del nucleo storico e una visita agli spazi della Mostra. Il paese si presta a un itinerario raccolto, da percorrere senza cercare di concentrare troppe tappe nella stessa giornata.
I passatelli al tartufo sono una scelta naturale per questo itinerario. La consistenza ruvida della pasta trattiene il condimento e permette al tartufo di rimanere protagonista. In trattoria è preferibile chiedere come viene utilizzato: lamelle fresche aggiunte alla fine, crema, burro o una combinazione di ingredienti.
Fonte: viaggiando-italia.it


Lascia un commento