A metà ottobre il bosco cambia odore. La terra resta umida dopo le prime piogge, le foglie di quercia si attaccano agli scarponi e al mattino l’aria è ancora mite, prima che il freddo arrivi a irrigidire i sentieri. È il momento giusto per seguire un cavatore di tartufi tra Scheggino e Ferentillo, con i cani al lavoro e poche indicazioni da interpretare: una traccia nel fango, un ramo spostato, il naso dell’animale che si ferma. Il truffle hunting in Valnerina nasce così, camminando senza fretta ma con attenzione. La giornata può proseguire nel borgo di Caso e chiudersi davanti a un piatto di strangozzi, pane umbro e olio nuovo.
Il calendario di raccolta varia in base alla specie e alla regione. In Umbria, prima di prenotare un’uscita, occorre verificare la normativa regionale e il tipo di tartufo previsto. In generale, l’autunno apre la stagione di diverse varietà, mentre il tartufo nero pregiato viene tradizionalmente associato ai mesi invernali. Il Comune di Scheggino indica per questa specie un periodo di raccolta compreso tra novembre e marzo, quindi ottobre è soprattutto il mese delle prime uscite stagionali e della ricerca di varietà autunnali, da confermare con il cavatore.
La differenza si sente anche nel terreno. A metà mese le temperature permettono di camminare per alcune ore senza il disagio dell’estate; dopo le piogge, il suolo conserva l’umidità necessaria e il bosco è ancora praticabile prima del peggioramento delle condizioni meteorologiche di fine ottobre.
Per questo il truffle hunting è adatto a chi vuole trascorrere una mattina all’aperto, con un’attività concreta e poco costruita per il turismo di massa. La ricerca non è una passeggiata panoramica: si procede tra pendenze, radici e foglie bagnate, seguendo il cane e le indicazioni di chi conosce le tartufaie.
L’appuntamento può essere fissato nei dintorni di Scheggino o Ferentillo, in un punto concordato con la guida. I luoghi esatti di raccolta non vengono normalmente divulgati: fanno parte del patrimonio di conoscenze del cavatore e, in molti casi, si trovano lontano dalle strade principali.
Il primo tratto serve a prendere il ritmo. Il cavatore osserva il comportamento dei cani, controlla il terreno e indica le piante più frequentate dal tartufo: querce, roverelle, carpini e noccioli. I cani avanzano con il naso basso, si fermano, tornano indietro. Quando uno scava, il gesto è rapido. La buca viene aperta con cautela e richiusa subito dopo, per ridurre il danno al micelio e lasciare il bosco nelle condizioni migliori.
Una giornata completa dura generalmente alcune ore, ma la durata dipende dal percorso, dalla specie cercata e dalle condizioni del terreno. Prima della partenza conviene chiedere:
Il tratto tra Scheggino e Ferentillo permette di abbinare il bosco alla valle del Nera e ai piccoli centri della zona. Per chi cammina abitualmente è una buona occasione per dedicare la giornata all’escursione; per famiglie e viaggiatori poco allenati è meglio scegliere un itinerario breve, con fondo stabile e pause frequenti.
VOCE DEL TREND “Il visitatore dovrebbe entrare nel bosco sapendo che potrebbe non trovare nulla. La ricerca del tartufo non è uno spettacolo con un risultato garantito: è il cane a decidere il ritmo, mentre il cavatore insegna a leggere il terreno e a rispettarne i tempi.”
Dopo il bosco, la strada sale verso Caso, frazione di Sant’Anatolia di Narco raggiungibile attraverso una viabilità di montagna con tornanti e tratti stretti. Il borgo è raccolto e silenzioso, con le case addossate lungo la strada e il paesaggio della Valnerina che si apre tra i rilievi.
La visita richiede poco tempo, ma va affrontata senza fretta. Parcheggiata l’auto, si può camminare tra le vie del paese e osservare la disposizione delle abitazioni, le murature in pietra e i passaggi che salgono verso le parti più alte dell’abitato. Non ci sono molti servizi: è utile arrivare con acqua, soprattutto nei giorni in cui il bar o gli esercizi locali non sono aperti.
Caso può diventare una sosta adatta a chi viaggia in coppia o cerca un itinerario meno affollato. Per i bambini piccoli, invece, occorre prestare attenzione ai dislivelli, alle scalinate e ai bordi non protetti. Il borgo è anche un punto di partenza per percorsi escursionistici nei dintorni, ma le condizioni dei sentieri vanno verificate prima di partire.
Il modo più semplice per completare la giornata è prenotare il pranzo prima dell’escursione. In autunno i locali possono lavorare con orari ridotti o con chiusure settimanali, mentre nei fine settimana la disponibilità si esaurisce rapidamente.
Nel centro di Scheggino si trovano ristoranti e osterie dove cercare piatti legati alla cucina della Valnerina. Il menu può includere tartufo, trota del Nera, salumi, formaggi locali, legumi e pasta fatta in casa. Prima di ordinare, chiedere se il tartufo è fresco, da quale raccolta proviene e se viene grattato al momento.
Tra i luoghi da considerare per una sosta ci sono le trattorie del borgo e le attività segnalate nei repertori locali, come il Ristorante del Ponte Scatolini e l’Osteria Baciafemmine. È sempre necessario verificare apertura e prenotazione direttamente con il locale.
Fonte: viaggiando-italia.it


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