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Il tartufo è poco, prezzi alle stelle: il bianco fino a 4.000 euro al chilo. “Ma la qualità è già molto alta”

Poco tartufo e a caro prezzo. Il bianco pregiato paga lo scotto della siccità . Alba, regina del bianco pregiato, lo batte da 2.000 e fino a 4.500 o 5.000 euro al chilo per i pezzi più pregiati. A Savigno – regno della Tartófla, il festival Internazionale del tartufo bianco pregiato organizzato dalla Pro Loco, (90mila presenze) – “la stagione è in ritardo a causa dell’ estate secca . Il prodotto è di buona qualità ma è poco – commenta Roberto Fattore, responsabile acquisti di Appennino Food –. Il bianco di prima scelta al momento va dai 3.800 ai 4.000 euro al chilo mentre gli altri formati sono quotati tra i 2.500 e i 2.700 euro. Lo scorso anno si viaggiava tra i 3.000 e i 3.500 euro al chilo. Il clima asciutto ha fatto alzare anche il prezzo del nero uncinato che al momento viene venduto attorno agli 800 euro al chilo per la prima scelta e 600 per i formati più piccoli. Ma da qui in avanti ogni settimana avremo prezzi diversi a seconda dell’andamento stagionale. Aspettiamo le piogge e il freddo”.

Stessi presupposti a Sant’Agata Feltria , dove la fiera nazionale del tartufo è partita domenica scorsa e proseguirà per tutto ottobre. “Ce n’è poco – premette l’ex presidente e collaboratore della fiera Marco Davide Cangini – e il prezzo varia a seconda della pezzatura e dello stato di conservazione. Anche se dal punto di vista organolettico tutti i pezzi sono uguali, si parte da 2.500 euro al chilo”. E a tavola quanto lo paghiamo in questo angolo di Romagna? “Consideriati gli aumenti – spiega Ivo Rossi dello storico ristorante La Rocca di San Leo che ha appena compiuto sessant’anni di attività di gestione famigliare – e che affettiamo 8-10 grammi di tartufo bianco pregiato, i passatelli costano 29 euro al piatto, 32 per i tortelli. Ma in questo momento è ottimo il nero estivo, pronto e profumato di terroir: 15 euro il passatello, 18 il tortellone di San Leo”.

Nelle Marche Pergola , la cui fiera è in corso, ha varato l’operazione tartufo popolare cucinato da un grande chef come Daniele Patti de ’Lo Scudiero’: “Trentacinque euro per un menù al bianco pregiato grazie all’intervento del Comune per calmierare i prezzi alti, ma si può scegliere anche i nostri ristoranti dove un piatto al bianco pregiato costa 20 euro in media”, dice Antonio Baldelli, vice e sindaco ed assessore ai Grandi eventi che fotografa la situazione sul campo: “Le pezzature più modeste sono quotate a 3.000 euro al chilo e fino a 4.000 euro per le più grandi. Per ora abbiamo esemplari soprattutto piccoli ma profumati e questo fa pensare che nelle prossime settimane avremo uscirà un ottimo prodotto”.

A Sant’Angelo in Vado la fiera inizia sabato con il convegno sulla salvaguardia del tartufo. “Finché non piove – spiega Andrea Paleani, presidente dell’associazione tartufai – i cani non sentono l’odore ed escono pochi tartufi, tra l’altro piccoli per la siccità. Ci vorranno ancora 15-20 giorni per vedere qualcosa di buono: ora è ancora troppo caldo. Lo scorso anno il prezzo si aggirava sui tremila euro al chilo ma gli esemplari erano anche di un etto, quest’anno sono minuscoli: un pezzo da venti grammi è raro e lo si paga sui tremila euro, ma dipende se è sano, di bella forma. I cosiddetti scarti vanno a mille euro”.

Ad Acqualagna , fiera dal 25 ottobre, il bianco pregiato viene venduto ai privati “tra duemila euro al chilo e fino a 4.500 per le pezzature più belle – dice Emanuela Bartolucci, Ceo di Acqualagna tartufi – più o meno in linea con l’anno scorso, solo che quest’anno abbiamo la metà del prodotto. I primi tempi sono sempre i più difficili a causa delle condizioni climatiche meno favorevoli. I nostri cavatori di lunga data dicono che dal 20 ottobre in poi, con la Luna nuova, dovrebbe uscire qualcosa in più, ma ci aspettiamo il meglio tra novembre e dicembre”.

I prezzi al ristorante? “In questo momento – fa i conti Emanuela Bartolucci – una tagliatella al bianco pregiato va da 40 a 50 euro: affettare dieci grammi di tartufo costa 25 euro e se si considera che i nostri ristoratori lo pagano tra 2.000 e i 2.500 al chilo, difficilmente si può pagare di meno per un piatto. Mediamente ad Acqualagna i cavatori si presentano con il 10% del prodotto dello scorso anno, ma sono molto fiduciosa per novembre e dicembre grazie alle piogge e alle basse temperature notturne che registriamo da due settimane a questa parte”.

Fonte: ilrestodelcarlino.it


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