(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) – ///
Una mappa scientifica che individua le aree dell’Emilia-Romagna potenzialmente vocate alla crescita spontanea del tartufo bianco pregiato, rafforzando le attività di tutela, gestione sostenibile e valorizzazione del patrimonio tartufigeno regionale. È questo l’obiettivo della ‘Carta delle aree potenzialmente produttive’ (Capp) di Tuber magnatum, realizzata dalla Regione in collaborazione con il Distal – Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna e Arpae.
La Carta è stata presentata a Bologna, nella sede della Regione, nell’ambito di uno dei due appuntamenti annuali dedicati alla condivisione dei risultati delle attività di ricerca fra Università e associazioni di tartufai, tartuficoltori e altri operatori del settore. Pubblicata nella pagina tematica dedicata al tartufo del sito istituzionale regionale, individua le aree del territorio regionale che presentano le condizioni ecologiche più favorevoli alla crescita del tartufo bianco pregiato, specie che, a differenza di altre varietà, cresce esclusivamente allo stato spontaneo.
All’incontro hanno partecipato Alessandra Zambonelli, micologa dell’Università di Bologna e responsabile scientifica della convenzione con la Regione finalizzata all’aggiornamento delle modalità di conduzione delle tartufaie naturali e il micologo dell’Ateneo bolognese, Mirko Iotti. Nel corso della giornata sono stati illustrati la metodologia adottata per la realizzazione della Carta, le ricerche biologiche e le sperimentazioni condotte nelle aree tartufigene regionali, oltre agli studi e i dati climatologici e territoriali che ne costituiscono la base scientifica.
Sono inoltre intervenuti Stefano Poma, dirigente del settore Attività faunistico-venatorie, pesca e acquacoltura della Regione, e Nicola Laruccia, referente della cartografia tematica del settore agricolo regionale, che ha illustrato le modalità di consultazione della Carta. Presenti anche le associazioni di tartufai del territorio, i componenti della Consulta regionale, Federica Govoni, referente regionale dell’Associazione nazionale Città del tartufo e vicesindaca di Valsamoggia (Bo), e Gabriele Antolini di Arpae.
La Carta si inserisce in un più ampio programma promosso dalla Regione per sostenere ricerca, formazione, divulgazione e tutela del comparto tartufigeno e delle comunità locali coinvolte. Nel corso del 2026 sono stati inoltre attivati due bandi da 30mila euro ciascuno, rivolti alle associazioni di tartufai e agli enti pubblici, per iniziative di promozione, divulgazione e valorizzazione del patrimonio tartufigeno regionale, con particolare attenzione anche alle attività didattiche. È stato inoltre avviato un progetto triennale di comunicazione dedicato alla promozione dei territori, degli eventi e della cultura legata al tartufo in Emilia-Romagna.
“La vocazione tartufigena dell’Emilia-Romagna è straordinaria grazie alle caratteristiche ambientali del territorio, che consentono la presenza di tutte le nove specie di tartufo riconosciute dalla normativa nazionale e garantiscono la disponibilità di tartufo fresco locale durante tutto l’anno- commenta l’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi-. La realizzazione e pubblicazione della Carta delle aree potenzialmente produttive di Tuber magnatum conferma l’impegno della Regione nel sostenere ricerca, formazione e promozione di questa ricchezza naturale e tradizionale. Si tratta di uno strumento strategico che consente di individuare gli ambienti più idonei alla crescita spontanea del tartufo bianco pregiato, pianificare interventi di tutela, orientare le politiche regionali di gestione sostenibile e rafforzare la conservazione di un patrimonio naturale, economico e culturale che vogliamo valorizzare con strumenti concreti, innovativi e scientificamente avanzati. Il tartufo rappresenta inoltre una risorsa importante per molte aree collinari e montane dell’Emilia-Romagna, grazie al legame con le filiere agroalimentari, la promozione territoriale, gli eventi enogastronomici e le forme di turismo sempre più attente alla qualità ambientale e alle identità locali”.
“La convenzione con l’Università di Bologna- prosegue Mammi- ci permette inoltre di aggiornare le modalità di conduzione delle tartufaie naturali e migliorare gli strumenti formativi destinati ai raccoglitori, favorendo una gestione corretta dei territori e della raccolta. Parallelamente abbiamo attivato bandi dedicati alle associazioni dei tartufai e agli enti pubblici, oltre a un progetto triennale di comunicazione e valorizzazione del patrimonio tartufigeno regionale, con l’obiettivo di far conoscere sempre di più la straordinaria ricchezza tartufigena dell’Emilia-Romagna e sostenere le comunità locali, gli eventi e le opportunità di sviluppo economico e territoriale collegate a questo settore”.


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