«Non è un caso trovarci oggi nella sala consiliare dove sedeva Camillo Benso Conte di Cavour, che ha saputo fare una cosa importante: trasformare le idee in modernità e questo territorio in un laboratorio del futuro», a parlare è Stefano Mosca, direttore dell’Ente Fiera di Alba. Il Castello di Grinzane Cavour, che si affaccia sullo spettacolare paesaggio collinare delle Langhe e dei suoi vigneti, ha ospitato il primo Forum globale sulla sostenibilità – From Vision to Action.
La 48esima edizione di Vinum Alba A pochi chilometri da Alba, il castello riconosciuto dall’Unesco non è solo una testimonianza storica, ma centro culturale e punto di riferimento per la valorizzazione del territorio. Il forum ha aperto la 48esima edizione di Vinum Alba, la manifestazione che ogni anno trasforma la città in una grande enoteca a cielo aperto . Promosso da Fiera Alba, il forum rappresenta il primo passo concreto di un percorso avviato con la firma del Memorandum d’intesa con Unitar, l’Istituto delle Nazioni Unite per la formazione e la ricerca. Il territorio di grande prestigio non ha bisogno di dimostrare credibilità. Ma è lo stesso tartufo, eccellenza della zona, a farlo. Cresce solo in ecosistemi in perfetto equilibrio, e diventa indicatore diretto del benessere ambientale. Da radici locali, il progetto si eleva a riferimento internazionale, in una giornata articolata tra sessioni tematiche, panel e tavole rotonde. L’obiettivo comune è tradurre visioni e competenze in azioni concrete, e la partecipazione volontaria e non retribuita degli speaker è un ulteriore elemento che evidenzia il valore dell’iniziativa. Comunicazione efficace, integrazione della sostenibilità all’interno della strategia aziendale e potenziale delle tecnologie unite al capitale umano, sono le tematiche emerse durante la giornata.
A pochi chilometri da Alba, il castello riconosciuto dall’Unesco non è solo una testimonianza storica, ma centro culturale e punto di riferimento per la valorizzazione del territorio. Il forum ha aperto la 48esima edizione di Vinum Alba, la manifestazione che ogni anno trasforma la città in una grande enoteca a cielo aperto . Promosso da Fiera Alba, il forum rappresenta il primo passo concreto di un percorso avviato con la firma del Memorandum d’intesa con Unitar, l’Istituto delle Nazioni Unite per la formazione e la ricerca. Il territorio di grande prestigio non ha bisogno di dimostrare credibilità. Ma è lo stesso tartufo, eccellenza della zona, a farlo. Cresce solo in ecosistemi in perfetto equilibrio, e diventa indicatore diretto del benessere ambientale. Da radici locali, il progetto si eleva a riferimento internazionale, in una giornata articolata tra sessioni tematiche, panel e tavole rotonde. L’obiettivo comune è tradurre visioni e competenze in azioni concrete, e la partecipazione volontaria e non retribuita degli speaker è un ulteriore elemento che evidenzia il valore dell’iniziativa. Comunicazione efficace, integrazione della sostenibilità all’interno della strategia aziendale e potenziale delle tecnologie unite al capitale umano, sono le tematiche emerse durante la giornata.
L’inverno della sostenibilità Ma quindi a che punto siamo? Secondo Ioannis Ioannou, professore associato alla London Business School , stiamo vivendo l’inverno della sostenibilità. Il contesto politico si è raffreddato. Gli obiettivi sembrano essere cambiati, ma le condizioni di fondo restano le stesse. Non è solo un tema ambientale, ma anche sociale. Il mercato deve riconoscere e premiare le aziende pionieristiche, penalizzando l’uso di combustibili fossili e pratiche non etiche. Ma il rallentamento deriva anche da un problema di comunicazione. Il linguaggio Esg è spesso troppo tecnico e poco comprensibile dalla comunità. La sostenibilità viene percepita come elitaria e complessa, e manca la capacità di avvicinarsi alle preoccupazioni concrete delle persone. L’importanza della sostenibilità va trasmessa in modo semplice, chiaro e convincente.
Ma quindi a che punto siamo? Secondo Ioannis Ioannou, professore associato alla London Business School , stiamo vivendo l’inverno della sostenibilità. Il contesto politico si è raffreddato. Gli obiettivi sembrano essere cambiati, ma le condizioni di fondo restano le stesse. Non è solo un tema ambientale, ma anche sociale. Il mercato deve riconoscere e premiare le aziende pionieristiche, penalizzando l’uso di combustibili fossili e pratiche non etiche. Ma il rallentamento deriva anche da un problema di comunicazione. Il linguaggio Esg è spesso troppo tecnico e poco comprensibile dalla comunità. La sostenibilità viene percepita come elitaria e complessa, e manca la capacità di avvicinarsi alle preoccupazioni concrete delle persone. L’importanza della sostenibilità va trasmessa in modo semplice, chiaro e convincente.
Un caso significativo è quello di Cuki, portato da Carlo Bertolino, responsabile marketing e Csr . La gestione responsabile delle risorse è un principio radicato nell’azienda, legato alla natura stessa di un prodotto pensato per conservare il cibo. Un impegno che passa dalla scelta di materiali come l’alluminio, riciclabile all’infinito e capace di ridurre fino al 95 per cento il consumo energetico nel processo di riciclo. Ma si estende anche attraverso le partnership e, soprattutto, la trasformazione del linguaggio con cui il marchio si racconta. Cuki evolve la propria comunicazione spostando il focus dalla performance del prodotto a un impegno concreto su sostenibilità e solidarietà.
Il progetto Cukipedia Il progetto Cuki-Save the Food avviato nel 2011 con Banco Alimentare, si sviluppa nel tempo con iniziative come Cukipedia (un’enciclopedia della corretta conservazione degli alimenti), la “save bag” per portare a casa gli avanzi dal ristorante e un’app per la gestione del congelatore domestico. Il brand costruisce così un ecosistema che unisce educazione, riduzione degli sprechi e coinvolgimento attivo dei consumatori. Facendo della sostenibilità il perno della propria comunicazione. Lo storytelling è uno strumento chiave per accompagnare l’evoluzione dei brand nel tempo . Anche l’intervento di Piera Gallo, Vp marketing office – marchi italiani Stellantis, mette al centro il legame tra sostenibilità e identità di prodotto. Nel caso della Fiat 500, che quest’anno celebrerà 70 anni, la sfida è stata, e rimane, mantenere un’icona integrando innovazione e responsabilità ambientale. Lo scambio di esperienze ha coinvolto anche l’ambito superyacht con Leah Werner, direttore esecutivo di Water Revolution Foundation e il mondo pubblicitario, grazie agli esempi condivisi da Gianluca Cappiello, direttore generale Tbwa Italia.
Il progetto Cuki-Save the Food avviato nel 2011 con Banco Alimentare, si sviluppa nel tempo con iniziative come Cukipedia (un’enciclopedia della corretta conservazione degli alimenti), la “save bag” per portare a casa gli avanzi dal ristorante e un’app per la gestione del congelatore domestico. Il brand costruisce così un ecosistema che unisce educazione, riduzione degli sprechi e coinvolgimento attivo dei consumatori. Facendo della sostenibilità il perno della propria comunicazione. Lo storytelling è uno strumento chiave per accompagnare l’evoluzione dei brand nel tempo . Anche l’intervento di Piera Gallo, Vp marketing office – marchi italiani Stellantis, mette al centro il legame tra sostenibilità e identità di prodotto. Nel caso della Fiat 500, che quest’anno celebrerà 70 anni, la sfida è stata, e rimane, mantenere un’icona integrando innovazione e responsabilità ambientale. Lo scambio di esperienze ha coinvolto anche l’ambito superyacht con Leah Werner, direttore esecutivo di Water Revolution Foundation e il mondo pubblicitario, grazie agli esempi condivisi da Gianluca Cappiello, direttore generale Tbwa Italia.
Etica e performance aziendale C’è un altro aspetto che emerge durante il forum. Sempre secondo Ioannou, è il momento di cambiare le domande che ci poniamo. Chiedendosi se la sostenibilità paghi, la si rende opzionale. Ma non c’è un’alternativa, non si negozia con la natura. Bisogna quindi chiedersi come possano le aziende etiche essere competitive. E la strada è l’integrazione della sostenibilità all’interno della strategia aziendale. Il contributo di James Donovan, fondatore e presidente della Global Ceo Alliance e di Cifal – Unitar, si inserisce proprio su questa linea. In un contesto segnato da vincoli sulle risorse, instabilità geopolitica e cambiamento climatico, la competitività passa dalla capacità di costruire catene di approvvigionamento adattive e resilienti, in cui l’Esg diventa parte della performance aziendale. Un settore sempre più in crisi è quello del caffè . Le aree coltivabili si stanno riducendo, e questo incide su resa e qualità dei raccolti, mettendo sotto pressione le principali regioni produttive a livello globale. È in questo scenario che la Fondazione Lavazza promuove progetti di sostenibilità economica, sociale e ambientale a supporto delle comunità produttrici di caffè. Più di cinquanta negli ultimi vent’anni. In venti paesi e tre continenti, raggiungendo oltre 180.000 persone, come racconta Pietro Mazzà, responsabile dell’innovazione, della sostenibilità e delle relazioni istituzionali dell’azienda. Ma il suo, è un ruolo nuovo. Creato lo scorso ottobre, si inserisce in una divisione che contiene innovazione e sostenibilità, relazioni istituzionali, ma anche corporate communication e sviluppo del prodotto. Una scelta che conferma il valore strategico di innovazione e sostenibilità come elemento strutturale del business.
C’è un altro aspetto che emerge durante il forum. Sempre secondo Ioannou, è il momento di cambiare le domande che ci poniamo. Chiedendosi se la sostenibilità paghi, la si rende opzionale. Ma non c’è un’alternativa, non si negozia con la natura. Bisogna quindi chiedersi come possano le aziende etiche essere competitive. E la strada è l’integrazione della sostenibilità all’interno della strategia aziendale. Il contributo di James Donovan, fondatore e presidente della Global Ceo Alliance e di Cifal – Unitar, si inserisce proprio su questa linea. In un contesto segnato da vincoli sulle risorse, instabilità geopolitica e cambiamento climatico, la competitività passa dalla capacità di costruire catene di approvvigionamento adattive e resilienti, in cui l’Esg diventa parte della performance aziendale. Un settore sempre più in crisi è quello del caffè . Le aree coltivabili si stanno riducendo, e questo incide su resa e qualità dei raccolti, mettendo sotto pressione le principali regioni produttive a livello globale. È in questo scenario che la Fondazione Lavazza promuove progetti di sostenibilità economica, sociale e ambientale a supporto delle comunità produttrici di caffè. Più di cinquanta negli ultimi vent’anni. In venti paesi e tre continenti, raggiungendo oltre 180.000 persone, come racconta Pietro Mazzà, responsabile dell’innovazione, della sostenibilità e delle relazioni istituzionali dell’azienda. Ma il suo, è un ruolo nuovo. Creato lo scorso ottobre, si inserisce in una divisione che contiene innovazione e sostenibilità, relazioni istituzionali, ma anche corporate communication e sviluppo del prodotto. Una scelta che conferma il valore strategico di innovazione e sostenibilità come elemento strutturale del business.
Energie pulite E in questa prospettiva, l’innovazione è un fattore decisivo nel tradurre i principi in azioni concrete. Il potenziale delle tecnologie ha un impatto rilevante nella gestione degli asset industriali, come spiega Maurizio Decollanz di Ibm Italia , sottolineando la funzione centrale dell’intelligenza artificiale. In un contesto in cui il consumo energetico globale continua a crescere, la sfida raddoppia: produrre energia più pulita, ottimizzando e prolungando la vita degli asset esistenti. Riducendo costi, inefficienze e interruzioni non pianificate. La sinergia tra tecnologia e capitale umano apre la strada a modelli di manutenzione predittiva e più efficienti.
E in questa prospettiva, l’innovazione è un fattore decisivo nel tradurre i principi in azioni concrete. Il potenziale delle tecnologie ha un impatto rilevante nella gestione degli asset industriali, come spiega Maurizio Decollanz di Ibm Italia , sottolineando la funzione centrale dell’intelligenza artificiale. In un contesto in cui il consumo energetico globale continua a crescere, la sfida raddoppia: produrre energia più pulita, ottimizzando e prolungando la vita degli asset esistenti. Riducendo costi, inefficienze e interruzioni non pianificate. La sinergia tra tecnologia e capitale umano apre la strada a modelli di manutenzione predittiva e più efficienti.
Dal globale al locale L’ultimo panel riporta l’attenzione sulle eccellenze locali, con il coinvolgimento diretto di aziende e realtà del territorio. Giovani produttori hanno portato la loro visione e prospettiva sul futuro del vino e dell’ospitalità, con gli interventi di Serena Bagnasco, Giovanni Correggia, Pietro Oddero e Valentina Dogliani. Al centro del confronto la crescita di una cultura del “bere meno, ma meglio”, insieme all’urgenza di innovare pratiche e strumenti in vigna e nell’hospitality per garantire qualità, resilienza e sostenibilità del territor io. Come filo conduttore della giornata, si delinea un messaggio chiaro: fare rete. Perseguire una strategia comune verso la sostenibilità.
L’ultimo panel riporta l’attenzione sulle eccellenze locali, con il coinvolgimento diretto di aziende e realtà del territorio. Giovani produttori hanno portato la loro visione e prospettiva sul futuro del vino e dell’ospitalità, con gli interventi di Serena Bagnasco, Giovanni Correggia, Pietro Oddero e Valentina Dogliani. Al centro del confronto la crescita di una cultura del “bere meno, ma meglio”, insieme all’urgenza di innovare pratiche e strumenti in vigna e nell’hospitality per garantire qualità, resilienza e sostenibilità del territor io. Come filo conduttore della giornata, si delinea un messaggio chiaro: fare rete. Perseguire una strategia comune verso la sostenibilità.
Fonte: corriere.it


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