Giuseppe Cristini: «La questione non è soltanto commerciale, ma riguarda anche la tutela dell’identità»
Tutti lo sanno, ma nessuno ne vuole parlare: da decenni il mercato del tartufo italiano non è soddisfatto dalla produzione nazionale . La richiesta cresce ma il tartufo cala. Davvero tante le nazioni dove si cava tartufo nero che poi viene spedito in Italia, e tra le nuove rotte commerciali c’è la Cina. Un fenomeno, svelato dal Carlino già settimane fa, che sta preoccupando molti operatori del settore e che rischia di mettere in difficoltà aziende, raccoglitori e territori storicamente legati a questo prodotto straordinario.
A parlarne con chiarezza è Giuseppe Cristini , esperto e narratore del tartufo, che lancia l’allarme: “Negli ultimi anni il mondo del tartufo italiano si trova ad affrontare una sfida sempre più evidente: la crescente presenza sul mercato del tartufo nero proveniente dalla Cina . E la questione non è soltanto commerciale, ma riguarda anche la tutela dell’identità e della qualità del tartufo italiano. Il tartufo nero cinese , spesso identificato con la specie Tuber indicum , ha un aspetto esteriore molto simile ad alcune varietà di tartufo nero europeo e viene spesso spacciato in Italia per tartufo nero pregiato. Questa somiglianza, soprattutto per chi non è esperto, può generare confusione. Tuttavia, le caratteristiche aromatiche e gustative sono molto diverse: il profumo è molto più debole e la complessità organolettica non è paragonabile a quella dei tartufi italiani. Il rischio è che il mercato venga invaso da un prodotto molto più economico che, se non correttamente dichiarato, può finire per svalutare l’immagine del tartufo italiano. In alcuni casi, infatti, il tartufo cinese viene commercializzato a prezzi molto bassi e utilizzato dall’industria alimentare o nella ristorazione senza che il consumatore ne sia pienamente consapevole. Questa dinamica crea pressione economica sui cavatori e le aziende che lavorano nel settore del tartufo italiano, molte delle quali operano nel rispetto di una tradizione secolare fatta di ricerca nel bosco, selezione accurata e valorizzazione del prodotto fresco. Il tartufo, infatti, non è soltanto un ingrediente gastronomico. È cultura, territorio, biodiversità. Dietro ogni tartufo italiano ci sono boschi curati, cani addestrati, conoscenze tramandate da generazioni di tartufai”.
Fonte: ilrestodelcarlino.it
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