L’app di coloro a cui piace andare a tartufi, quotazioni tartufo, fasi lunari tartufi, andare a tartufi shop, attrezzatura per andare a tartufi, tartufo notizie rassegna stampa, normative legali raccolta tartufi, aTartufi dizionario, le specie di tartufo, piante da tartufo in natura, cani da tartufi, addestramento e accessori, tartufo ricette.

QUOTAZIONI TARTUFO

I Prezzi Del Giorno

PEZZATURA 0-15g 15g-100g 100g-oltre
PREZZO TARTUFO BIANCO PREGIATO (Tuber Magnatum Pico) 2120 3437 4475
PREZZO TARTUFO NERO PREGIATO (Tuber Melanosporum) 450 780 865
PREZZO TARTUFO NERO UNCINATO (Tuber Uncinatum) 320 420 590
PREZZO TARTUFO BIANCHETTO (Tuber Borchii) 500 550 612.5
PREZZO TARTUFO ORDINARIO (Tuber Mesentericum) 60 75 105

Scorri orizzontalmente per vedere i prezzi →

Fasi Lunari Tartufi
ANDARE A TARTUFI SHOP
Normative Legali Raccolta Tartufo
ATTREZZATURA PER ANDARE A TARTUFI

Cinghiali nei Picentini, Ambiente è/e Vita attacca: “Piano senza basi scientifiche, rischio di gravi squilibri”

In merito alle recenti dichiarazioni trionfalistiche dell’ Associazione Tartufai Monti Picentini circa l’avvio dei piani di abbattimento selettivo nel Parco Regionale, la sezione provinciale di Ambiente è/e Vita intende riportare il dibattito su un binario di rigore scientifico. Quella che viene definita una “svolta” storica è, in realtà, una strategia obsoleta che rischia di aggravare il problema anziché risolverlo. 1. Un piano senza basi: l’assenza di dati certi Il piano di controllo adottato manca di solide basi scientifiche. Ad oggi, non esiste un censimento rigoroso e aggiornato che dimostri l’effettivo numero di cinghiali presenti nell’area protetta. Senza una stima reale della popolazione e della sua densità, parlare di “eccedenza” è arbitrario. Inoltre, non sono mai stati prodotti studi scientifici che dimostrino, con dati alla mano, gli effettivi squilibri ecologici imputabili esclusivamente al cinghiale all’interno del Parco. Agire “al buio” non è gestione del territorio, è gestione venatoria mascherata. 2. Il paradosso dello sparo: perché la caccia aumenta la fertilità L’articolo dei tartufai celebra l’abbattimento selettivo 365 giorni l’anno. La letteratura scientifica internazionale (e studi ISPRA) dimostra però il contrario: la pressione venatoria costante disgrega i branchi sociali. Quando viene uccisa la “femmina alfa” (la matriarca), si rompe la sincronizzazione dell’estro. Risultato? Tutte le femmine giovani del gruppo vanno in calore precocemente, aumentando di fatto il tasso riproduttivo della popolazione locale. L’abbattimento indiscriminato è il miglior fertilizzante per la proliferazione dei cinghiali. 3. Specie “ungherese” o cattiva gestione venatoria? Si legge di una presunta immissione di “cinghiali ungheresi” nel 2002. È necessario chiarire che il problema non è l’origine geografica, ma l’inquinamento genetico, causato per decenni da ripopolamenti a scopo venatorio effettuati dai cacciatori stessi, con la complicità degli enti pubblici, che hanno introdotto esemplari dal Centro-Europa più prolifici del nostro ceppo italico. Lamentare oggi l’abbondanza di ungulati ignorando che il mondo venatorio ne ha alimentato la presenza per anni è una contraddizione in termini. 4. Il Parco non è il problema: un errore di cronologia È necessario ristabilire la verità storica: il Parco Regionale dei Monti Picentini è stato istituito nel 2003, anno in cui la caccia è stata interdetta per legge. Affermare che il problema sia iniziato nel 2008, anno in cui la caccia è stata interdetta, è un falso storico. In questi vent’anni, il Parco ha garantito il mantenimento degli equilibri ecologici (grazie al mancato compimento di tali azioni) e le nostre rilevazioni sulla fauna selvatica non indicano alcun “sovrannumero” critico. Al contrario, la presenza stabile del Lupo svolge in maniera eccellente il compito di regolatore naturale, mantenendo le popolazioni di ungulati in salute e numericamente bilanciate. Paradossalmente, diminuendo temporaneamente il numero di cinghiali (con il rischio come detto sopra di veder aumentare il numero) il Lupo potrebbe attaccare gli allevamenti, l’ente parco si rende complice di questo ulteriore squilibrio. 5. L’inefficacia dei selecontrollori e i rischi per la biodiversità Affidare la gestione a 86 selecontrollori, spesso mossi da interessi venatori personali e non da competenze ecologiche, non garantisce l’equilibrio del Parco. La geolocalizzazione tramite App citata dai tartufai non mitiga l’impatto del disturbo antropico in aree protette. Il disturbo causato dagli spari allontana la fauna selvatica protetta e interferisce con i cicli biologici di specie rare presenti nei Monti Picentini. Inoltre il paventato avvio della “girata” (squadre di cacciatori) comporterà un disturbo acustico e antropico insostenibile per tutta la fauna protetta del Parco (lupi, rapaci ecc.), creando danni ecologici di vasta scala che vanno ben oltre la gestione del cinghiale. In un periodo di fragilità ecologica e climatica ove la tutela, la salvaguardia e la conservazione della natura riveste un ruolo fondamentale, in questa parte d’Italia si compiono paurosi passi indietro. L’Ente Parco ha grandissime responsabilità. Il Presidente D’Angola sta formalizzando ed attuando, con la complicità della giunta, al cui interno vi è un membro delle associazioni ambientaliste che dovrebbe (?!) garantire il rispetto dei principi ecologici, un vero e proprio attacco alla natura, peggiorando tutte le condizioni che un’area protetta dovrebbe garantire e salvaguardare. 6. Tartufi: colpa del cinghiale o bracconaggio dei cercatori? Attenzione al mutamento climatico. Attribuire la diminuzione del tartufo esclusivamente alle “incursioni” dei cinghiali è un modo maldestro per “nascondere la polvere sotto il tappeto”. Avendo svolto per anni attività di vigilanza ambientale proprio sulle modalità di raccolta in particolare su quell’area, Ambiente è/e Vita denuncia che la vera pressione sulle tartufaie è di origine umana. Il declino produttivo è causato da cercatori che: – Non rispettano gli orari e i periodi di raccolta. – Utilizzano un numero di cani da cerca infinitamente superiore a quanto consentito dalla legge. – Esercitano un prelievo selvaggio che non permette la rigenerazione delle spore. Infatti, quando abbiamo agito sul territorio, elevando innumerevoli sanzioni proprio su detti punti, la pressione antropica illegale è drasticamente diminuita, le tartufaie hanno ripreso a produrre ed il numero di tartufi raccolti è aumentato in maniera importante. L’altro fattore che oggi riveste altrettanta importanza è il mutamento climatico: le stagioni siccitose e l’aumento delle temperature globali stanno alterando profondamente la simbiosi micorrizica e la produttività dei boschi. Incolpare gli animali per un calo produttivo dettato dal clima è un errore di analisi grossolano. Anzi, e ritorniamo all’aspetto prettamente naturalistico sistematicamente ignorato principalmente dall’ente parco e poi dall’associazione tartufai: il cinghiale è un “ingegnere dell’ecosistema”. L’azione di scavo (rooting) favorisce l’ossigenazione del suolo e la dispersione delle spore di molte specie fungine, compreso il tartufo. Peccato che questi aspetti scientifici non vengano mai menzionati. 6. L’illegittimità dei decreti e il silenzio del Parco Abbiamo contestato formalmente i vari decreti emessi dall’Ente Parco, ritenendoli illegittimi, e ne abbiamo chiesto la revoca in autotutela. Oltretutto questi provvedimenti omettono l’applicazione dei metodi ecologici obbligatori per legge (come chiusini, prevenzione e gestione del territorio) prima di passare agli abbattimenti. Nonostante le nostre numerose segnalazioni inviate negli anni, l’Ente Parco è rimasto “sordo”: mai una risposta, mai un incontro. Questo atteggiamento, come detto, rischia di determinare gravi squilibri ecosistemici e mette in serio pericolo gli stessi “controllori”, esponendoli a potenziali conseguenze di carattere penale per attività svolte in assenza dei presupposti legali necessari. Riteniamo che la gestione dell’ente parco regionale dei monti Picentini vada completamente rivista, si agisce per scopi completamente diversi rispetto alla legge 394/91 e la nuova legge regionale.

Conclusioni “Ce l’abbiamo fatta” è un grido prematuro. La storia ci insegna che più si spara, più i cinghiali aumentano e si spostano verso i centri abitati. Invitiamo l’Ente Parco e le amministrazioni regionali a sospendere i piani di abbattimento indiscriminato e ad aprire un tavolo tecnico con ecologi e associazioni ambientaliste per una gestione che rispetti la biodiversità dei Picentini, non solo gli interessi di categoria. Ufficio Stampa Ambiente è/e Vita sez. prov. Avellino

Fonte: irpinianews.it


Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *