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Tartufo, Anct chiede lo stralcio dell’articolo 24 da ColtivaItalia

L’ Associazione nazionale Città del tartufo ha formalmente richiesto la modifica del Ddl ColtivaItalia , un provvedimento legislativo già approvato dalla Camera dei deputati e ora in fase di esame al Senato. La contestazione dell’associazione si concentra in particolare sull’ articolo 24 del disegno di legge, che introduce nuove disposizioni in materia di tartuficoltura e sulla regolamentazione della cerca e cavatura del tartufo . L’Anct, richiamando lo spirito della legge numero 752 del 16 dicembre 1985 – considerata ancora la legge quadro di riferimento per il settore – esprime forte dissenso sull’impianto della norma proposta.

Sebbene il Ddl ColtivaItalia sia concepito per sostenere il settore agricolo, l’Anct ritiene che l’ articolo 24 contenga misure non pertinenti all’obiettivo generale del testo e, soprattutto, potenzialmente dannose per l’attività di ricerca e raccolta del tartufo. L’associazione ha dichiarato la propria disponibilità a collaborare con gli enti competenti, ma ha anche annunciato la ferma intenzione di avviare un ricorso alla Corte Costituzionale qualora il disegno di legge dovesse essere approvato senza le modifiche richieste.

Il fulcro della controversia risiede nel ruolo che l’ articolo 24 attribuirebbe alle aziende faunistico-venatorie e alle aziende agri-turistico-venatorie .

Secondo l’Anct, la norma conferisce a queste entità private il potere di organizzare e gestire gli accessi a territori finora liberamente fruibili per la cerca del tartufo, oltre a stabilire sanzioni per chi non rispetta le nuove modalità di raccolta. Tale disposizione, a giudizio dell’associazione, modificherebbe significativamente l’articolo 18 della legge 752/1985, qualificando come illecita la raccolta di tartufi che non si conformi alle regole imposte dalle aziende private.

L’associazione sottolinea come la questione centrale sia l’affidamento a soggetti privati del potere di regolamentare un’attività che la legislazione statale qualifica esplicitamente come libera . Pur riconoscendo la facoltà del legislatore statale di aggiornare la disciplina della legge 752/1985 e di introdurre eventuali nuove limitazioni, l’Anct contesta fermamente che tali restrizioni possano essere demandate alla volontà unilaterale di attori privati.

Nel comunicato diffuso, l’associazione ha ribadito: “Il punto decisivo, a nostro giudizio, è che le limitazioni alla cerca e raccolta del tartufo non possono essere affidate, senza limiti e criteri, alla volontà unilaterale di soggetti privati”.

L’ Associazione nazionale Città del tartufo ha quindi chiesto l’eliminazione integrale dell’ articolo 24 dal Ddl ColtivaItalia . La posizione dell’Anct si fonda sulla necessità di preservare la natura pubblica e libera della cerca del tartufo, richiamando i principi della legge quadro 752/1985 e la tutela degli accessi ai territori . Inoltre, l’associazione fa riferimento al riconoscimento Unesco della cerca e cavatura del tartufo in Italia come patrimonio culturale immateriale, evidenziando l’importanza di una regolamentazione che rispetti tale valore.

Fonte: it.blastingnews.com


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