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Tartufo di Pizzo, la vera storia del gelato nato per caso in Calabria

Per intere generazioni, il tartufo gelato è stato un classico intramontabile a fine pasto, una presenza fissa nei menù di molti ristoranti italiani. Quella sfera irregolare ricoperta di cacao, spesso servita affogata nel caffè, ha segnato il dessert “da grandi” per molti. Pochi sanno, però, che dietro questa prelibatezza si nasconde una storia precisa, con un luogo di nascita e un inventore ben definiti, nata da un piccolo imprevisto in un giorno di festa.

Tutto ha inizio nei primi anni Cinquanta a Pizzo , un borgo calabrese affacciato sul Tirreno. Durante un affollato ricevimento di nozze, il gelatiere Giuseppe De Maria , affettuosamente chiamato Don Pippo, si rese conto di non avere abbastanza stampi per servire il dessert a tutti gli invitati. Lungi dal perdersi d’animo, ebbe un’intuizione geniale. Usando il palmo della mano come stampo, sovrappose uno strato di gelato alla nocciola e uno al cioccolato, vi versò al centro del cioccolato fuso e richiuse il tutto a formare una semisfera. Avvolse le creazioni in carta alimentare e le mise a raffreddare: era nato il primo Tartufo.

Il vero Tartufo di Pizzo è un prodotto artigianale modellato a mano, non in serie. La sua forma è volutamente irregolare. La preparazione tradizionale prevede l’unione di gelato alla nocciola e al cioccolato, con un cuore liquido di cioccolato fondente o una densa crema di cacao che, anche dopo il congelamento, rimane morbida. Una volta formata la sfera, questa viene fatta rassodare in freezer e infine ricoperta da una generosa spolverata di cacao amaro, che conferisce il tipico colore bruno e un gusto deciso. Secondo il disciplinare, la ricetta non ammette l’uso di coloranti, aromi artificiali o grassi vegetali idrogenati.

Inizialmente, il tartufo era un segreto custodito nei bar della piazza di Pizzo, come la Gelateria Dante , dove Don Pippo affinò la sua ricetta. Ordinare “un tartufo” era un rito per i residenti. Con l’arrivo dei turisti, la fama di questo dessert crebbe esponenzialmente, attirando l’attenzione della grande industria alimentare. Tra gli anni Settanta e Ottanta, la versione confezionata invase i freezer dei ristoranti di tutta Italia. La forma divenne più regolare grazie agli stampi e la consistenza più compatta, spesso a discapito della fluidità del cuore e con l’aggiunta di ingredienti più standardizzati, lontani dalla lavorazione manuale originale.

Per proteggere questa tradizione, il Tartufo di Pizzo è stato inserito nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT). Sebbene sia stata richiesta l’Indicazione Geografica Protetta (IGP), l’iter non è mai stato completato a livello europeo. Per assaporare l’autenticità di questa creazione, il viaggio deve riportare alle origini. A Pizzo, tra la piazza principale e la zona della Marinella, indirizzi storici come la Gelateria Dante, il bar Ercole, l’Antica Gelateria Belvedere e la Gelateria Enrico portano avanti la tradizione, offrendo il tartufo classico e alcune sue varianti, preparati ancora secondo il metodo artigianale.

Fonte: leitv.it


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