Un viaggio nella regione che circonda Zagabria è una scoperta continua, un mosaico di esperienze che unisce natura, storia e una vitalità enogastronomica sorprendente.
Dalle colline di Plešivica – soprannominata la “Franciacorta croata” per le sue eccellenti bollicine metodo classico – ai borghi storici come Samobor e Velika Gorica , questa terra è un invito a rallentare e assaporare.
L’esplorazione inizia a Turopolje , vicino a Velika Gorica. Qui la caccia al tartufo è una vera e propria experience turistica, resa adrenalinica dal fiuto infallibile di Njuška (in italiano muso), una cagnolina di otto anni originaria dell’Appennino bolognese. Insieme a Petar Alebić, proprietario e appassionato cercatore, ci si addentra in boschi di querce dove lame di luce filtrano tra le foglie, in cerca del tartufo nero di stagione.
Un hobby che Petar ha trasformato in esperienza da condividere con i turisti.
L’esperienza prosegue all’insegna della distillazione . Dietro casa, in una cornice raccolta e affascinante, la famiglia Brigljević porta avanti un’arte iniziata nel 1600. Dal 2002, il papà ha dato vita a una distilleria moderna che vanta un alambicco spagnolo di ultima generazione, pur mantenendo intatta la cura artigianale. La produzione spazia dai distillati di mela, vino e calvados al gin , tutti invecchiati almeno tre anni in legno.
La scelta di puntare solo sulla vendita diretta sottolinea il valore di una produzione piccola ma eccellente, dove ogni etichetta racconta una storia di pazienza e dedizione. Qui la degustazione dei distillati per piccoli gruppi si abbina ai formaggi e ai salumi locali.
Samobor, a 40 chilometri dalla capitale, è una cittadina di 35mila abitanti ricca di fascino storico.
Un tempo collegata a Zagabria da un treno a vapore – oggi conservato al Museo della Tecnica della capitale – conserva un’atmosfera sospesa nel tempo. Imperdibile una visita al Castello Livadić (Dvorac Livadić), edificio barocco del XVIII secolo che fu dimora del compositore Ferdo Livadić e salotto culturale frequentato anche da Franz Liszt. Recentemente restaurato, oggi ospita il museo cittadino, custode delle collezioni storiche e artistiche della regione. L’edificio è un bene culturale protetto dello Stato ed è strettamente legato alla storia della musica croata e al Risorgimento nazionale. Deve il suo nome a Ferdo Livadić , celebre compositore e leader del movimento illirico: è sua la musica di Još Hrvatska ni propala (“La Croazia non è ancora crollata”, 1833), una canzone diventata l’inno del movimento di rinascita nazionale croato, e ha composto uno dei primi notturni per pianoforte della storia della musica, anticipando le celebri composizioni analoghe di Fryderyk Chopin.
Ma Samobor è anche sinonimo di dolcezza. Non si può ripartire senza aver gustato la kremšnita allo storico Livadić Café , uno storico caffè albergo ristrutturato sulla piazzetta principale. Due strati sottili di pasta sfoglia croccante contengono una una nuvola di crema, montata con sapiente manualità e sormontata da zucchero a velo secondo una ricetta del 1930 che riporta immediatamente alle atmosfere delle antiche pasticcerie viennesi.
Una delizia legalmente protetta e inserita nel Registro dei beni culturali della Croazia come patrimonio culturale immateriale nazionale.
Passeggiando per il centro storico, si incontra la cantina della famiglia Philipecz . Qui, tra le foto di rally che ritraggono il titolare Antun “Tony” Philipecz – ex campione che ha sfidato anche i ghiacci finlandesi – si scopre il segreto di un’istituzione locale: il Bermet . Questo vino liquoroso aromatizzato, dalla storia che risale alle incursioni napoleoniche dell’Ottocento, è accompagnato dalla Samoborska Muštarda, una senape piccante e aromatica, eccellenza gastronomica gelosamente custodita. Antun, enologo, è alla settima generazione: hanno cominciato a produrre il Bermet 200 anni fa come medicinale per lo stomaco.
La senape invece è stata portata da queste parti dai soldati di Napoleone, che sono stati a Samobor fino al 1812. Da non perdere anche il ristorante Karlovic (Taverna Klet), famoso per i piatti della tradizione, il formaggio con la crema tipico di Zagabria, il gulasc di cinghiale con funghi e gnocchi, la tartara e la trota alla griglia.
Spostandosi verso Rude, si scende nelle viscere della terra: la Miniera di Santa Barbara , una delle più antiche d’Europa, attiva per cinque secoli fino al 1956 e oggi suggestiva attrazione turistica.
Qui, tra storia mineraria e laboratori di forgiatura, si degusta la Greblica, la torta salata che un tempo costituiva il pasto quotidiano dei minatori e che oggi è diventata un orgoglio protetto dalla denominazione di origine geografica UE.
Il viaggio riserva un’ultima, sorprendente chicca a Velika Gorica: l’orgogliosa patria della cravatta. Il Visitor Centre locale racconta come i foulard annodati dei mercenari croati, notati dai parigini durante la Guerra dei Trent’anni, abbiano dato origine alla “cravate” , diventando un accessorio iconico della nobiltà francese grazie a Luigi XIV.
Fonte: quotidiano.net


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