Il tartufo di Bagnoli Irpino è uno dei prodotti simbolo dell’Irpinia e di tutta la Campania. In gergo tecnico si chiama Tuber Mesentericum Vitt , cresce spontaneo nei boschi dei Monti Picentini e da secoli finisce sulle tavole dei buongustai.
La sua fama parte da lontano: già nel Settecento il re Carlo III di Borbone lo pretendeva a ogni banchetto. Oggi è un prodotto riconosciuto, amato dagli chef e molto più accessibile di altri tartufi neri.
In questa guida trovi tutto quello che serve per comprarlo: chi sono i produttori reali, dove trovarlo fresco o online, quanto costa, quando è stagione e come usarlo in cucina. Ogni indirizzo è verificato, con pro, contro e recensioni di chi ci è già stato.
Il Tuber Mesentericum Vitt fu classificato nella prima metà dell’Ottocento dal naturalista Carlo Vittadini , che lo trovò molto apprezzato dalle popolazioni dei Monti Picentini.
Il nome deriva dal greco mesenterion , per via della caratteristica cavità che presenta sulla parte piatta del corpo.
Cresce in simbiosi con faggio, nocciolo spontaneo, quercia, carpino, tiglio e pino nero. L’habitat ideale sono le faggete tra gli 800 e i 1500 metri di altitudine, su terreno argilloso con pH acido o sub-neutro.
Le tartufaie più prolifiche si trovano proprio nel comprensorio di Bagnoli Irpino , ma il tartufo si cava anche nei vicini comuni di Montella e Nusco .
La produzione stimata è di circa 15.000 kg a stagione , un numero impressionante per un prodotto considerato raro altrove. I cavatori locali, chiamati botte , tramandano da generazioni gli stessi posti, gli stessi cani e gli stessi orari di ricerca.
Il tartufo di Bagnoli ha una storia ricca di aneddoti. Nel 1924 un esemplare di circa 800 grammi fu inviato in omaggio al re Vittorio Emanuele III .
Negli anni Ottanta altri esemplari di peso notevole arrivarono al presidente Sandro Pertini . Dopo un periodo in cui venne soprannominato tartufo pezzente , è tornato ai fasti di un tempo.
Oggi è Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) della Campania ed è entrato nei Percorsi Golosi 2023 , il progetto che raccoglie le tappe del tartufo in Italia.
Il tartufo nero di Bagnoli ha una scorza bruno-nerastra con verruche piramidali poco rilevate. La polpa, detta gleba , va dall’ocra al bruno ed è marmorizzata da venature bianche. Allo stato maturo emana un odore forte, caratteristico, con note di alcool iodato.
Il sapore è delicato, gradevole, leggermente amarognolo. Per apprezzarlo al meglio va consumato crudo, a fettine sottilissime , su pasta, uova, risotti o carne. La cottura prolungata ne disperde l’aroma.
La raccolta del tartufo nero invernale va dal 1° settembre al 15 aprile , con il picco nei mesi autunnali e invernali, soprattutto dopo grandi piogge o nevicate.
La ricerca è consentita solo con l’ausilio del cane: il preferito è il Lagotto romagnolo , ma si usano anche bracchi, spinoni, beagle e épagneul breton.
Fonte: napolike.it


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