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Tartufaia controllata, una “lucanata” inconcepibile: le novità

Una vicenda kafkiana che lascia i cittadini nello sgomento e le istituzioni nella nebbia

Ogni giorno che passa si aggiungono nuove scene nella vicenda della “Tartufaia controllata più grande d’Europa.” Novità sui carabinieri “fantasma” che avrebbero partecipato al sopralluogo e una inspiegabile retromarcia del difensore civico. Per spiegare i cambiamenti sul palcoscenico è opportuno ripartire dagli “allestimenti” precedenti. Per cui vi invitiamo a leggere o rileggere, quanto già pubblicato sui 143 ettari di pineta jonica riconosciuti con Decreto del presidente della Giunta n. 96/2026, decreto che in qualche modo possiamo definire la “partitura” dell’operetta teatrale.

Vi ricordate la vicenda dei Carabinieri “fantasma”? Riepiloghiamo in sintesi. Nel decreto si attesta che, in data 27 marzo 2026, si è svolto un sopralluogo tecnico presso i terreni dell’Alsia, cioè sui 143 ettari, e che in tale sede sono intervenuti i Carabinieri Forestali del Nucleo di Scanzano Jonico, i quali hanno “ demandato ai convenuti l’espletamento delle operazioni di verifica dei luoghi .” Certamente l’art. 8, comma 4 della L.R. 35/1995 prevede che le operazioni colturali siano individuate dall’Ufficio regionale “d’intesa con i rappresentanti del Corpo Forestale dello Stato” (ora Carabinieri Forestali). Peccato che i Carabinieri Forestali, attraverso una nota del Comando di Scanzano Jonico abbiano smentito la propria partecipazione. Nella nota, l’Arma attesta che in data 27 marzo 2026 nessun militare del reparto ha partecipato ad attività di verifica nelle suddette aree e che non sussiste alcun atto istruttorio o di coordinamento riconducibile a tale evento presso i propri uffici. E allora perché nel decreto si parla di intervento dei Carabinieri che avrebbero – stranamente – delegato agli astanti le operazioni di verifica?

Noi un’ipotesi l’avevamo, ma adesso abbiamo la conferma. Il 27 marzo 2026 una pattuglia di carabinieri forestali del Nucleo di Scanzano Jonico è nei paraggi della pineta per un normale servizio perlustrativo. Ad un certo punto notano gente all’interno dell’area e si avvicinano. Incontrano così in modo assolutamente casuale i funzionari dell’Alsia e della Regione. In quella circostanza gli astanti funzionari motivano la loro presenza asserendo di dover effettuare un sopralluogo propedeutico alla realizzazione di una tartufaia. Fine del colloquio. I militari salutano e riprendono immediatamente l’attività di pattugliamento, senza prendere parte ad alcuna operazione, come invece asserito nel decreto n. 96. Siamo anche certi che, come già verificato, il Comando del Nucleo di Scanzano Jonico, non è mai stato coinvolto in alcuna attività preliminare o di controllo riguardante il riconoscimento della tartufaia controllata. È chiaro adesso com’è andata? Hanno girato la frittata in modo da poter scrivere nel decreto che sono “intervenuti i Carabinieri Forestali del Nucleo di Scanzano Jonico, i quali hanno demandato ai convenuti l’espletamento delle operazioni di verifica dei luoghi .” Peccato che la frittata puoi girarla come vuoi ma se non la fai con le uova ti sgamano subito. E in questo caso mancavano le uova, cioè la verità. È un reato? Non spetta a noi stabilirlo. Certo è che il presidente Vito Bardi firma decreti senza verificare la fondatezza dei contenuti.

E mentre i nostri eroi si sarebbero fatti “delegare” da ignoti Carabinieri l’espletamento delle operazioni di verifica dei luoghi, arriva nelle nostre mani un decreto di riconoscimento di tartufaia controllata a Teana richiesto da un cittadino nel 2017. In questo atto sono riportati puntualmente nomi e cognomi, grado e comando di appartenenza degli esponenti dei Carabinieri Forestale che hanno partecipato al sopralluogo. Al contrario, nel decreto n. 96/2026 di riconoscimento della Tartufaia, i Carabinieri Forestali che avrebbero “ demandato ai convenuti l’espletamento delle operazioni di verifica dei luoghi ” non hanno alcuna identità. Davvero grottesco, ma anche paradossale.

La gravità del fatto non è solo burocratica. Quei 143 ettari ricadono in un’area protetta a livello europeo (Zona Speciale di Conservazione – ZSC) comprese nel Piano Natura 2000. Per legge, ogni intervento invasivo (drenaggi, recinzioni, diradamenti) richiede una Valutazione di Incidenza Ambientale (V.Inc.A) . Eppure, l’Ufficio Ambiente della Regione Basilicata ha certificato l’incredibile: agli atti “non risulta nessun provvedimento o istanza di V.Inc.A.” per quel progetto. In sintesi: si scava e si recinta un’area protetta ignorando le norme di tutela che ogni altro cittadino è obbligato a rispettare.

Dalla documentazione ufficiale emergono posizioni divergenti fornite dall’Amministrazione regionale a diversi organi di garanzia in merito al medesimo procedimento. In data 11 giugno 2026, l’Ufficio Foreste ha assicurato al Responsabile della Prevenzione della Corruzione (RPCT) che il ricorso al Tar (riguardante la Commissione d’esame) e l’iter autorizzativo per la tartufaia di Pisticci e Scanzano Jonico sono procedimenti “autonomi e distinti”, privi di qualunque interferenza funzionale. Tale attestazione ha permesso all’ufficio di escludere l’obbligo di astensione per un funzionario partecipante a entrambe le procedure.

Tuttavia, il 18 giugno 2026, lo stesso Ufficio Foreste ha fornito una versione di segno opposto al Garante della Natura, sostenendo che i profili della segnalazione ambientale sulla tartufaia “coincidono con quelli sottoposti all’esame della A.G.” (Autorità Giudiziaria) nel citato ricorso al Tar. Sulla base di questa seconda informazione, il Garante ha disposto l’immediata chiusura dell’istruttoria di vigilanza ambientale, ritenendo la materia non più di propria competenza in quanto già sottoposta al vaglio del giudice.

L’immagine che ne emerge è di un potere incomprensibile o di una burocrazia cieca che lascia i cittadini totalmente impotenti. I veri decisori si nascondono dietro una catena infinita di intermediari, funzionari e uffici subordinati coperti a loro volta da stratagemmi burocratici. Non è questa la trasparenza che ci aspettiamo. In questa vicenda la lealtà che le istituzioni dovrebbero mostrare nei confronti dei cittadini è stata completamente azzerata. Sembra tutto assurdo, ma è evidente l’arroganza del potere, l’abuso di autorità, la presunzione di superiorità e il disprezzo delle regole. Se così non fosse i protagonisti politici di questa vicenda avrebbero risposto alle legittime domande poste da questo giornale. A quelle già formulate ne aggiungiamo altre declinate dall’Associazione Amscil: chi raccoglierà davvero il tartufo in quegli ettari blindati? A chi sarà venduto il prodotto? Chi intascherà i ricavi di un bene che era pubblico e ora non lo è più?

Fonte: basilicata24.it


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