Mentre la Regione Basilicata celebra l’eccellenza del tartufo con i colossi industriali, a Policoro nasce la tartufaia più grande d’Europa: 143 ettari di bosco pubblico sottratti ai cittadini tra sopralluoghi “fantasma”, documenti spariti e l’ombra di una gestione feudale. L’assessore Cicala risponda
C’è una Basilicata che sorride davanti ai flash dei fotografi, quella delle “visite istituzionali” ai re del mercato come Urbani Tartufi e dei protocolli d’intesa per una filiera d’oro. E poi c’è una Basilicata che tace, quella degli uffici regionali che alzano muri di gomma davanti a chi chiede verità sulla gestione del nostro patrimonio naturale.
Al centro del caso c’è il Decreto n. 96 del 21 aprile 2026 : un atto che, con un colpo di penna, ha trasformato 143,38 ettari di pineta pubblica tra Pisticci e Scanzano Jonico in una “tartufaia controllata” gestita dall’ALSIA. Per capire le dimensioni: è un’area vasta quanto 200 campi da calcio, sottratta da oggi alla “libera cerca” di ogni cittadino lucano per diventare, nei fatti, una riserva privata.
Per giustificare questa operazione massiccia, la Regione ha scritto nel decreto che tutto era in regola, citando un sopralluogo avvenuto il 27 marzo 2026 alla presenza dei Carabinieri Forestali , i quali avrebbero addirittura “demandato” le verifiche ai tecnici regionali.
Ma qui la narrazione ufficiale crolla. Il Comando dei Carabinieri di Scanzano Jonico, con una nota che pesa come un macigno, ha smentito categoricamente la Regione: nessun militare ha partecipato a verifiche tecniche, nessun atto è stato firmato. Quello in pineta è stato solo un “incontro fortuito” durante un normale pattugliamento. Chi ha davvero validato quel progetto? Perché è stato usato il nome dell’Arma per coprire un’istruttoria che i militari definiscono inesistente?
La gravità del fatto non è solo burocratica. Quei 143 ettari ricadono in un’area protetta a livello europeo (Zona Speciale di Conservazione – ZSC) comprese nel Piano Natura 2000. Per legge, ogni intervento invasivo (drenaggi, recinzioni, diradamenti) richiede una Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA) . Eppure, l’Ufficio Ambiente della Regione Basilicata ha certificato l’incredibile: agli atti “non risulta nessun provvedimento o istanza di V.Inc.A.” per quel progetto. In sintesi: si scava e si recinge in un’area protetta ignorando le norme di tutela che ogni altro cittadino è obbligato a rispettare.
Versioni contrastanti degli uffici e ostacoli alla trasparenza
Dalla documentazione ufficiale emergono posizioni divergenti fornite dall’Amministrazione regionale a diversi organi di garanzia in merito al medesimo procedimento. In data 11 giugno 2026, l’Ufficio Foreste ha assicurato al Responsabile della Prevenzione della Corruzione (RPCT) che il ricorso al TAR (riguardante la Commissione d’esame) e l’iter autorizzativo per la tartufaia di Pisticci e Scanzano Jonico sono procedimenti “autonomi e distinti”, privi di qualunque interferenza funzionale. Tale attestazione ha permesso all’ufficio di escludere l’obbligo di astensione per un funzionario partecipante a entrambe le procedure.
Tuttavia, il 18 giugno 2026 , lo stesso Ufficio Foreste ha fornito una versione di segno opposto al Garante della Natura , sostenendo che i profili della segnalazione ambientale sulla tartufaia “coincidono con quelli sottoposti all’esame della A.G.” (Autorità Giudiziaria) nel citato ricorso al TAR. Sulla base di questa seconda informazione, il Garante ha disposto l’immediata chiusura dell’istruttoria di vigilanza ambientale , ritenendo la materia non più di propria competenza in quanto già sottoposta al vaglio del giudice.
Dietro la propaganda della “filiera lucana”, le domande dei cittadini sono semplici e pesanti:
Mentre l’Assessore Cicala parla di “responsabilità condivisa”, l’Associazione AMSCIL ha già portato il dossier in Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti . Perché se è vero che il tartufo è l’oro nero della Basilicata, questo oro non può essere estratto calpestando la legalità e la trasparenza. La curiosità della società civile e il lavoro della Magistratura sono ora l’unico argine a una politica che sembra aver scambiato i boschi lucani per i propri giardini di casa. Associazione Micologica AMSCIL APS-ETS
Fonte: basilicata24.it


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