Il Centro Nazionale Studi Tartufo collaborerà con La Fiera Internazionale del tartufo bianco di Morisengo (credito Debora Lombardi)
Non soltanto ricerca e divulgazione legate al tartufo bianco, ma un lavoro sempre più articolato che coinvolge ambiente, formazione, turismo e tutela del patrimonio immateriale. Il Centro Nazionale Studi Tartufo , che collabora alla gestione del Mudet – Museo del Tartufo di Alba , sta sviluppando in questi mesi una serie di progetti che guardano sia al territorio piemontese sia a una dimensione nazionale.
Uno dei percorsi più significativi riguarda la collaborazione con Filiera Futura , realtà promossa da Fondazione CRC insieme ad altre fondazioni di origine bancaria per sostenere progettualità legate alla biodiversità e alla tutela ambientale. L’idea è quella di avviare alcune tartufaie didattiche in diverse zone d’Italia, creando non soltanto spazi divulgativi ma anche reti territoriali capaci di coinvolgere scuole, associazioni e comunità locali.
Antonio Degiacomi , presidente del Centro Nazionale Studi Tartufo , spiega: “Sarebbe bello riuscire a sviluppare alcune tartufaie didattiche in giro per l’Italia. Non semplici percorsi con cartelli informativi, ma luoghi in cui costruire attività culturali e formative insieme alle scuole e alle associazioni dei tartufai” .
Il Centro Studi sta seguendo con attenzione anche la crescita degli eventi dedicati al tartufo nero, collaborando con iniziative come la fiera internazionale di Murisengo , la rassegna a Castagnole Lanze e la manifestazione di Roddino . Esperienze che stanno aiutando a comprendere meglio anche il tipo di proposta più adatta a un prodotto molto diverso dal tartufo bianco.
“Si sta capendo che non si può riproporre lo stesso schema delle fiere autunnali” , osserva Degiacomi. “Cambiano il clima, il tipo di pubblico e anche il modo di vivere questi eventi. Le cene serali, per esempio, stanno funzionando meglio dei momenti di mercato” .
Secondo il presidente del Centro Studi, anche la comunicazione gastronomica deve adattarsi alle caratteristiche del prodotto. “Il tartufo nero ha profumi e caratteristiche differenti. Va raccontato e utilizzato in maniera diversa, senza pensare di riproporre automaticamente il modello del bianco” .
Accanto alla promozione territoriale, prosegue anche il lavoro legato alla salvaguardia della cerca e cavatura del tartufo riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale. Il Centro Nazionale Studi Tartufo continua, infatti, a collaborare con l’associazione Cerca e Cavatura , nata insieme a Città del Tartufo e alle associazioni nazionali dei tartufai per coordinare attività di tutela, trasmissione e comunicazione.
Negli anni scorsi sono stati organizzati corsi interregionali e un documentario diffuso in numerosi territori, anche in versioni accessibili e tradotte. Ora l’attenzione si concentra sulla costruzione di un piano di comunicazione nazionale rivolto alle scuole, agli enti locali e alla comunità patrimoniale legata al tartufo.
“Quella della cerca e cavatura è una comunità molto ampia e complessa” , sottolinea Degiacomi. “Per questo serve un lavoro continuo di relazioni, formazione e condivisione di linguaggi comuni” .
Nel frattempo, prosegue anche il lavoro di preparazione alle fiere autunnali, con l’obiettivo di organizzare momenti di aggiornamento per i giudici del tartufo che operano nelle principali manifestazioni piemontesi e favorire un graduale ricambio generazionale.
“Ci sono giudici molto esperti che lavorano da anni. Ma bisogna iniziare a formare anche nuove leve” , conclude Degiacomi con una battuta.
Fonte: lavocedialba.it


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